01/11

Preghiera

Rimetti anche tu a lei [= la madre Monica] i propri debiti, se mai ne contrasse in tanti anni passati dopo ricevuta l’acqua risanatrice; rimettili, Signore, rimettili, t’imploro (Nm 14, 19), non entrare in giudizio contro di lei (Sal 142, 2). La misericordia trionfi sulla giustizia (Gc 2, 13). Le tue parole sono veritiere e tu hai promesso misericordia ai misericordiosi. Furono tali in grazia tua, e tu avrai misericordia di colui del quale avesti misericordia; userai misericordia a colui verso il quale fosti misericordioso. (Conf. IX, 13.35)

 

Lettura

Il Signore renderà a ciascuno secondo le sue opere

Afferma l’Apostolo: Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute mentre era nel corpo, sia in bene sia in male (2Cor 5, 10). È chiaro che questo detto dell’Apostolo ammonisce che è prima della morte che si deve provvedere a ciò che può essere utile dopo. La questione si risolve così che, vivendo bene quando si vive nel corpo, si raggiunge la possibilità che le suddette cose siano di giovamento quando si sarà morti; e perciò, secondo quello che essi fecero per mezzo del corpo, potranno esser loro di giovamento le cose che devotamente si faranno per loro dopo il tempo del corpo. Quindi ci sono di quelli a cui queste cose non porteranno alcun vantaggio: o che si facciano per coloro che hanno meritato tanto male da non esser degni di avere nessun aiuto, o che si facciano per coloro che hanno meritato tanto bene da non aver bisogno di nessun aiuto. Quindi il modo con cui ciascuno è vissuto mentre era nel corpo fa sì che giovi o non giovi quanto religiosamente si fa per lui quando non sarà più nel corpo. Il merito per cui queste cose potranno giovare, se non si è acquistato in questa vita, invano lo si cercherà dopo questa vita. Ecco perché la Chiesa, o anche il devoto affetto dei propri cari, fa tutto quel che può di bene per i defunti; però ciascuno riceverà la ricompensa delle opere compiute mentre era nel corpo sia in bene che in male, perché il Signore renderà a ciascuno secondo le sue opere. Perché dunque quel che si fa per uno gli possa giovare dopo la vita del corpo dipende da quanto egli ha meritato quando viveva nel corpo. (De cura pro mortuis gerenda 1.2)

 

Per la riflessione

Non pensiamo di poter essere di aiuto ai morti che ci stanno a cuore, se non suffragandoli devotamente con i sacrifici delle Messe, delle preghiere e delle elemosine, anche se non giovano a tutti coloro per i quali si fanno, ma solo a quelli che durante la vita si son meritati che gli giovassero. (De cura pro mortuis gerenda 18.22)

 

Pensiero agostiniano

Se tu uscissi da questo mondo separato dall’unità del Corpo di Cristo, a nulla ti servirebbe l’aver conservata l’integrità del tuo corpo. (Ep. 208, 7)

 

 

02/11

 

Preghiera

Signore, mi purificherai in questa vita e mi renderai tale da non aver ormai più bisogno del fuoco della correzione. (En. in Ps. 37, 3)

 

Lettura

Le preghiere, il sacrificio della salvezza e le elemosine a favore dei defunti

Gli apparati mortuari, i cortei funebri, la fastosa cura della sepoltura, l’erezione di grandiosi monumenti costituiscono dei modi qualsiasi di conforto ai vivi, non se ne avvantaggiano i morti. Invece le preghiere della santa Chiesa, il sacrificio che dà la salvezza e le elemosine che si offrono a suffragio delle loro anime non si deve dubitare che aiutino i morti, perché da parte del Signore si usi loro una misericordia più grande di quella che meritarono i loro peccati. Tutta la Chiesa rispetta questa che è infatti la tradizione dei padri: che si preghi per coloro che sono morti in comunione al corpo e al sangue di Cristo, quando a suo tempo, proprio durante il sacrificio, vengono commemorati; e che si ricordi che il sacrificio viene offerto anche per loro. Pertanto, quando vengono compiute opere di misericordia per suffragarli, chi può dubitare che giovino a coloro per i quali non inutilmente vengono elevate preghiere a Dio? Non si deve affatto dubitare che questi suffragi tornino a vantaggio dei defunti, a quelli però che prima di morire vissero nella maniera per cui i suffragi possano essere loro utili dopo la morte. Infatti per quelli che hanno lasciato il corpo, senza la fede che opera per mezzo dell’amore, e senza i Sacramenti di essa, da parte dei parenti inutilmente si compiono i doveri di una simile pietà, del cui pegno, mentre vivevano quaggiù sono stati privi, o non accogliendo la grazia di Dio, o ricevendola senza frutto e accumulando in sé ira, non misericordia. Non è che ai defunti si aggiungano nuovi meriti quando per loro i parenti compiono qualche opera buona, ma ricevano quanto meritano per le loro opere precedenti. (Sermo 172, 2.2)

 

Per la riflessione

E’ un santo e salutare pensiero pregare per i defunti al fine di liberarli dai peccati. (Vulgata: 2 Mac 12, 46)

 

Pensiero agostiniano

Fate l’elemosina perché le vostre orazioni siano esaudite e Dio vi aiuti a cambiare in meglio la vostra vita. (Sermo 39, 6)

 

 

 

03/11

 

Preghiera

O Signore, o Padre che sei nei cieli, non c’indurre in nessuna di queste tentazioni, ma liberaci dal male. (In Io. Ev. 53, 8)

 

Lettura

La legge della lettera e quella dello spirito

C’è un’altra legge, quella della misericordia divina: la legge di Dio divenuto propizio. Se l’antica legge fu legge di timore, quest’altra è legge di carità: la quale legge di carità ottiene il perdono dei peccati, cancella le colpe del passato e consiglia per quanto concerne il futuro. Non abbandona quanti le si accompagnano nella via, anzi si offre ad accompagnare quanti la scelgono per guida. Occorre però che tu ti metta d’accordo con il tuo avversario mentre sei ancora in viaggio con lui (Mt 5, 25). Tuo avversario è, in questo caso, la parola di Dio, finché tu vivi in contrasto con essa. Quando invece comincerai a provare gusto nell’eseguire quel che ti ordina la parola di Dio, allora sei d’accordo, ed essa da avversaria ti diventa amica, per cui al termine del viaggio non ci sarà alcuno che ti consegni in mano al giudice. In questo senso dunque per amore della tua legge ti ho atteso, Signore: perché tu ti sei degnato d’impormi una legge di misericordia, di perdonarmi tutti i peccati e di darmi delle direttive per non offenderti ulteriormente. E se in qualcuna di queste tue prescrizioni mi capitasse di vacillare, tu mi hai dato il rimedio anche per questo: poterti cioè pregare e dirti: Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori (Mt 6, 12). Questa è la legge che mi hai imposta: che sia perdonato a me come io perdono agli altri. Per amore di questa legge io ti ho atteso, Signore. Ho aspettato la tua venuta, in cui sarei stato liberato da ogni angustia, poiché nel tempo stesso dell’angustia tu non mi avevi privato della legge della misericordia. (En. in Ps. 129, 3)

 

Per la riflessione

Se non c’è cuore casto che possa nutrire fiducia basandosi sulla propria giustizia, che ci si fidi tutti della misericordia di Dio! (En. in Ps. 129, 2)

 

Pensiero agostiniano

Se ti allontanerai dall’aiuto dell’Altissimo, non essendo in grado di sostenerti da solo, cadrai. (En. in Ps. 90, I, 1)

 

 

04/11

 

Preghiera

Signore, mi purificherai in questa vita e mi renderai tale da non aver ormai più bisogno del fuoco della correzione. (En. in Ps. 37, 3)

 

Lettura

I doveri da adempiere verso i defunti

Si può concedere che i cuori devoti dei parenti soffrano per i loro defunti un dolore che può essere mitigato, e che versino lacrime di conforto alla natura mortale, subito trattenute dalla gioia della fede per la quale si crede che i fedeli, quando muoiono, si allontanino un poco da noi e passino ad una vita migliore. Siano loro di conforto anche le attenzioni fraterne, sia quelle dimostrate al funerale che quelle offerte agli afflitti, così che non trovi conferma il lamento di coloro che dicono: Ho atteso chi condividesse con me l’afflizione, e non c’è stato; e dei consolatori, e non li ho trovati (Sal 68, 21). Nella misura delle proprie possibilità si abbia cura della sepoltura e delle costruzioni del sepolcro; anche queste le Sacre Scritture annoverano tra le opere buone né solo riguardo ai corpi dei Patriarchi e di altri santi, ma dei cadaveri di qualunque uomo morto. In realtà sono stati celebrati e lodati coloro che compirono di tali opere verso il corpo del Signore stesso. Verso i loro cari adempiano gli uomini questi doveri di estrema onoranza anche come lenitivo al loro dolore. Coloro che amano non solo in modo carnale ma anche spirituale i parenti - morti quanto al corpo, non quanto all’anima - si occupino con grande devozione, zelo e frequenza in loro suffragio, di quelle opere che veramente sono di grande vantaggio alle anime dei defunti, come le offerte, le preghiere, le elemosine. (Sermo 172, 2.3)

 

Per la riflessione

Mai si debbono trascurare le suppliche per le anime dei defunti, cosa che la Chiesa, in una comune commemorazione, ha fatto da sempre per tutti coloro che sono morti nella comunione cristiana e cattolica, anche senza dirne i nomi. (De cura pro mortuis gerenda 4.6)

 

Pensiero agostiniano

Rattristiamoci per i nostri defunti quando inevitabilmente subiamo la separazione, ma con la speranza di riaverli vicino. (Sermo 172, 1.1)

 

 

05/11

 

Preghiera

Signore, non nascondermi il tuo volto: che io muoia per non morire, per vederlo. (Conf. I, 5.5)

 

Lettura

Si muore nel corpo, ma non nello spirito

Quando celebriamo il giorno commemorativo dei fratelli defunti dobbiamo tener presente che cosa dobbiamo sperare e che cosa temere. La speranza va considerata in questo senso: E’ preziosa davanti a Dio la morte dei suoi santi (Sal 115, 15). Si deve temere, invece, in riferimento a: E’ pessima la morte del peccatore (Sal 33, 22). Inoltre questo, per la speranza: Il giusto sarà sempre ricordato. Ancora questo per il timore: Non temerà annunzio di sventura (Sal 111, 7). Ci sarà infatti un ascolto di cui non si trova il peggiore quando si dirà a coloro che sono alla sinistra: Andate nel fuoco eterno (Sal 22, 41). Il giusto non avrà timore di questo annunzio di sventura. Si troverà infatti alla destra tra coloro ai quali si dirà: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete il regno (Mt 22, 34).Ma in questa vita che si conduce ed è a uguale distanza dai più alti beni e dai più grandi mali, in mezzo ai beni e ai mali intermedi, cioè in nessuno dei due estremi - perché i più grandi beni quali che siano quelli che quaggiù abbia l’uomo, rapportati ai beni eterni, sono un nulla e i mali, quali che siano quelli di cui fa esperienza l’uomo in questa vita, non sono neppure da considerarsi, se raffrontati con il fuoco eterno -; dunque in questo stare al centro, nella vita, dobbiamo tener presente quello che abbiamo ora ascoltato dal Vangelo: Chi crede in me, anche se deve morire, vive. E afferma la vita e non nega la morte. Chi crede in me, anche se deve morire, vive (Gv 11, 25). Che vuol dire: Anche se deve morire, vive? Sebbene debba morire nel corpo, vive nello spirito. (Sermo 173, 1)

 

Per la riflessione

Può essere che un cuore umano non provi dolore per la morte di una persona molto cara: tuttavia è preferibile che un cuore umano abbia bisogno di ricevere sollievo piuttosto che, per impossibilità, diventi inumano. (Sermo 173, 2)

 

Pensiero agostiniano

Tutti i giorni muoiono degli uomini. E quelli che restano ne fanno il trasporto, ne celebrano le esequie e si lusingano di sopravvivere a lungo. (Sermo 17, 7)

 

 

06/11

 

Preghiera

Non mi correggere nella tua ira, Signore, in modo da purificarmi in questa vita e da rendermi tale da non aver ormai più bisogno del fuoco della correzione. (En. in Ps. 37, 3)

 

Lettura

Il giovamento dei suffragi per i defunti

Tutte le pratiche solitamente raccomandate dalla Chiesa a favore dei defunti non sono contrarie all’affermazione dell’Apostolo: Tutti dovremo comparire davanti al tribunale di Dio, ciascuno per ricevere la ricompensa per quanto ha fatto finché era nel corpo, sia in bene che in male (2Cor 5, 10); anche il merito di potersi giovare di queste cose, infatti, ciascuno se l’è procurato finché viveva nel corpo. Ma non tutti se ne giovano: e perché mai, se non perché ciascuno ha condotto, finché era nel corpo, una vita diversa? Ora, dal momento che vengono offerti sia i sacrifici dell’altare sia di qualunque altra elemosina, essi rendono grazie per chi è veramente buono; intercedono per chi non è veramente buono; per chi poi è veramente cattivo, non potendo in alcun modo aiutare i morti, cercano in qualche modo di consolare i vivi. Per quanti poi se ne giovano, il giovamento comporta o la piena remissione o almeno la possibilità di una condanna più tollerabile.

Ma dopo la risurrezione, una volta attuato un giudizio universale e integrale, esisteranno due diverse città, quella di Cristo e quella del diavolo, quella dei buoni e quella dei cattivi, entrambe comunque composte di Angeli e di uomini. (Enchiridion de Fide, Spe et Caritate, 29.110-111)

 

Per la riflessione

Il modo con cui ciascuno è vissuto mentre era nel corpo fa sì che giovi o non giovi quanto religiosamente si fa per lui quando non sarà più nel corpo. Il merito per cui queste cose potranno giovare, se non si è acquistato in questa vita, invano lo si cercherà dopo questa vita. (De cura pro mortuis gerenda 1.2)

Pensiero agostiniano

Non vogliate essere pigri e tranquilli a vostro danno. Correggete il vostro comportamento, riscattate i peccati. (Sermo 9, 21)

 

 

07/11

 

Preghiera

Vi scongiuro, o abitanti di Gerusalemme, per la pace di Gerusalemme, in nome del Redentore, dell’Architetto, del Re di Gerusalemme, a supplicare Dio per loro. (En. in Ps. 147, 7)

 

Lettura

Il conforto nel lutto

E’ inevitabile rattristarsi, ma quando sei nell’afflizione ti consoli la speranza. Come dunque evitare la tristezza quando il corpo che vive dell’anima diventa esanime perché l’anima si è allontanata? Chi camminava è a giacere, chi parlava tace, gli occhi chiusi non ricevono la luce, gli orecchi non si aprono a nessuna voce: tutte le attività delle membra sono in quiete; manca chi muova i passi a camminare, le mani ad operare, i sensi a percepire. Non è forse questa la dimora che un non so quale invisibile abitante rendeva dignitosa? Si è allontanato chi non si vedeva ed è rimasto ciò che si può vedere con dolore. Questa è la causa della tristezza. Se questa è la causa della tristezza, ci sia il conforto di tale tristezza. Quale conforto? Perché il Signore stesso, a un ordine, a una voce dell’Arcangelo, e al suono dell’ultima tromba, discenderà dal cielo, e primi risorgeranno i morti in Cristo, quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro sulle nuvole incontro a Cristo nell’aria. Forse che anche questo per qualche tempo? No. Ma com’è allora? E così saremo sempre con il Signore (1Ts 4, 16s). Abbia fine la tristezza dove è tanto grande la consolazione; si asciughi il pianto dell’anima, la fede cacci via il dolore. Con tanto grande speranza non si addice la tristezza al tempio di Dio. Ivi abita il Consolatore buono, ivi chi ha promesso non delude. Perché, da parte nostra, piangere a lungo un defunto? A causa dell’amarezza della morte? Anche il Signore è passato per essa. (Sermo 173, 3)

 

Per la riflessione

Non si deve nemmeno negare che le anime dei defunti ricevono sollievo dalla pietà dei propri cari che sono in vita, quando viene offerto per loro il sacrificio del Mediatore o si fanno elemosine nella Chiesa. Tutto questo però giova a quanti in vita hanno acquisito meriti che consentissero in seguito di ricavarne vantaggio. (De VIII Dulcitii quaest. 2.4)

 

Pensiero agostiniano

Non abbiamo portato nulla in questo mondo, naturalmente quando siamo nati, ma non potremo nemmeno portarne via nulla (1Tim 6, 7), naturalmente quando andremo all’altro mondo. (Sermo 61, 9)

 

 

08/11

 

Preghiera

Ahimè, Signore, abbi pietà di me! Ahimè! Vedi che non nascondo le mie piaghe. Tu sei medico, io sono malato; tu sei misericordioso, io sono misero. (Conf. X, 28.39)

 

Lettura

Suffragi per i defunti

Il tempo frapposto tra la morte dell’uomo e la risurrezione finale trattiene le anime in dimore misteriose, a seconda che ciascuna abbia meritato quiete o afflizione, in rapporto a quel che ha ottenuto in sorte finché viveva nella carne.

Non si deve nemmeno negare che le anime dei defunti ricevono sollievo dalla pietà dei propri cari che sono in vita, quando viene offerto per loro il sacrificio del Mediatore o si fanno elemosine nella Chiesa. Tutto questo però giova a quanti in vita hanno acquisito meriti che consentissero in seguito di ricavarne vantaggio. C’è infatti un tipo di condotta non così buono da non richiedere questi suffragi dopo la morte, né così cattivo da non ricavarne giovamento dopo la morte; ve n’è poi uno talmente buono da non richiederne e viceversa uno talmente cattivo da non potersene avvantaggiare, una volta lasciata questa vita. È in questa vita perciò che si acquista ogni merito, che consente a ciascuno di ricavarne sollievo o oppressione. Nessuno però s’illuda di guadagnarsi presso Dio, al momento della morte, quanto ha trascurato quaggiù. (Enchiridion de Fide, Spe et Caritate, 29.109-110)

 

Per la riflessione

Non pensiamo di poter essere di aiuto ai morti che ci stanno a cuore, se non suffragandoli devotamente con i sacrifici delle Messe, delle preghiere e delle elemosine. (De cura pro mortuis gerenda 18.22)

 

Pensiero agostiniano

Grande occasione di purificazione per i buoni è l’abbondanza dei cattivi. (Sermo 15, 5)

 

 

 

09/11

 

Preghiera

O pace sublime che vedremo presso Dio! O parità santa con gli angeli! O visione e spettacolo di bellezza! Ecco, son belle anche le cose che ci legano [il cuore] qui in Babilonia. Ma non ci trattengano, non c’ingannino! Una cosa è quel che si dà come conforto e sostegno ai prigionieri, un’altra è quel che costituirà la felicità dei figli. Là, sopra i fiumi di Babilonia sedemmo piangendo al ricordo di Sion. (En. in Ps. 136, 5)

 

Lettura

Desideriamo la venuta nella gloria di Gesù Cristo!

Siamo consapevoli di quel che valiamo. Tante cose erano state annunziate e tutte sono ora manifeste. Il Vangelo corre per tutto il mondo; ogni attività umana dà oggi testimonianza; si adempiono tutte le cose che erano state predette nelle Scritture. Come fino ad oggi ogni cosa si è compiuta, così si realizzeranno quelle che restano. Temiamo il giorno del giudizio; verrà il Signore. Colui che è venuto umile, verrà glorioso; colui che è venuto per essere giudicato, verrà per giudicare. Riconosciamolo umile, per non aver paura di lui potente; accogliamolo umile per desiderarlo glorioso. Per coloro infatti che lo desiderano, egli verrà benigno; e a desiderarlo sono coloro che hanno conservato la fede in lui e hanno praticato i suoi comandamenti. Peraltro, anche se noi non volessimo, egli verrà. Desideriamo dunque che venga colui che verrà anche se noi non volessimo. Come ne desideriamo la venuta? Vivendo bene, comportandoci bene. Non dilettiamoci delle cose passate, non siamo schiavi delle cose presenti. Non chiudiamo l’orecchio con la coda (come l’aspide) né premiamolo contro la terra. Che le cose passate non costituiscano una remora, quando si tratta di ascoltarlo; né le presenti ci avviluppino impedendoci di meditare le realtà future. Protendiamoci verso le cose che ci stanno davanti e dimentichiamo quelle che sono passate. (En. in Ps. 66, 10)

 

Per la riflessione

Se qualcosa ora soffriamo, se gemiamo e sospiriamo, se diciamo delle parole o ne ascoltiamo (comprendendone, magari, solo una parte od anche niente) possiamo stare tranquilli: ne comprenderemo e ne godremo nella resurrezione dei giusti. (En. in Ps. 66, 10)

 

Pensiero agostiniano

Da ogni parte Iddio si fa sentire, perché non vuol trovare nessuno da condannare. (Sermo 19, 6)

 

 

10/11

 

Preghiera

Sia la tua misericordia, o Signore, su di noi; non ci può infatti ingannare la speranza, perché è in te che abbiamo sperato. (En. in Ps. 32, I, 22)

 

Lettura

Pregare per i nemici

Essi dunque vi interrogano; voi pensate cosa siete. Ecco, ci è stato già detto: Andremo nella casa del Signore (Sal 121, 1). Certo ci siamo rallegrati in [mezzo a] coloro che ci dicevano: Andremo nella casa del Signore. Controllate dunque se davvero camminiamo, poiché non si cammina con i piedi ma con gli affetti. Controllate se camminiamo. Ciascuno di voi si esamini sul proprio comportamento verso i santi poveri, verso i fratelli bisognosi, sul comportamento verso il bisognoso e il mendicante. Veda un po’ ciascuno se il suo cuore non sia troppo angusto, poiché verranno i seggi seduti in giudizio e ti interrogheranno e dovranno trovare in te le cose che concorrono alla pace di Gerusalemme. E in che veste ti interrogheranno? Come seggi di Dio. È Dio stesso che giudica e, solo se a Dio può sfuggire qualcosa, potrà sfuggire a quei seggi quando inizieranno l’interrogatorio. Chiedete le cose che contribuiscono alla pace di Gerusalemme. Ma quali cose contribuiscono a questa pace? E l’abbondanza per coloro che ti amano, dice rivolgendo il discorso direttamente a Gerusalemme. Per chi la ama c’è l’abbondanza: un’abbondanza dove prima c’era scarsità. Qui infatti si è nella penuria, là nell’abbondanza; qui si è deboli, là robusti; qui poveri, là ricchi. Ma come avranno fatto [gli amici di Gerusalemme] per diventare ricchi? Hanno dato quaggiù ciò che avevano ricevuto da Dio per un uso temporaneo e di là hanno ricevuto i beni che Dio ha promesso per l’eternità. Miei fratelli, anche i ricchi in questo mondo sono poveri! Buon per il ricco se si riconoscerà povero! Se al contrario si considerasse colmo [di beni], sarebbe gonfiezza, non pienezza, la sua. Si riconosca vuoto, per poter così essere riempito. Cos’ha infatti adesso? Dell’oro. Cosa non ha ancora raggiunto? La vita eterna. (En. in Ps. 121, 11)

 

Per la riflessione

Osservi ciò che possiede e rifletta su quel che gli manca. Fratelli, dia agli altri attingendo a ciò che possiede, se gli sta a cuore ottenere ciò che ancora non possiede. Con ciò che ha comperi ciò che non ha. (En. in Ps. 121, 11)

 

Pensiero agostiniano

Come uno uomo muore in quel giorno, così sarà giudicato nell’ultimo giorno. (Ep. 199, 1.2)

 

 

11/11

 

Preghiera

Rendiamo grazie a Dio, al quale abbiamo cantato con la devozione nel cuore e sulle labbra: Dio, chi è simile a te? (Sal 82, 2) (Sermo 24, 1)

 

Lettura

Non abusiamo della misericordia di Dio

Nulla è l’uomo al quale Dio non si è manifestato e che Dio non stima e al quale non dà la grazia. Con questa grazia, avendo trovato in lui materia di condanna, gli condona tutto il male - supposto che l’uomo lo confessi - sicché poi possa coronarlo, una volta conseguita la fede. Difatti, quando il Signore viene in un uomo, cosa vi trova se non quel che è oggetto di condanna? Proprio così, fratelli! Riflettete e persuadetevi che tanto nel popolo d’Israele quanto fra i pagani, egli non ha trovato se non materia di condanna. Per questo, venendo a dei peccatori, volle venire umile, non in veste di giudice, e risparmiarli: di modo che in un primo momento usasse con loro misericordia, rimettendo i peccati, e così, in un secondo tempo, potesse trattarli con severità, castigando i peccati. Non abusiamo, cioè non usiamo male della sua misericordia, e non sperimenteremo la sua severità. Questo è dunque l’uomo: tutto ciò che Dio gli comunica, il fatto che gli dà la sua grazia, su cui Davide riponeva la propria fiducia. Golia, viceversa, confidava in sé e nelle sue forze: era superbo, orgoglioso, sprezzante; fin dal principio ripose esclusivamente in se stesso la completa vittoria di tutto il suo popolo. E siccome ogni superbia comporta della sfrontatezza, ecco perché fu abbattuto da un sasso che gli andò dritto in fronte. Apparve così la fragilità d’una fronte che si presentava con la sfrontatezza della propria superbia, e vinse la fronte che recava l’umiltà della croce di Cristo. (Sermo 32, 12)

 

Per la riflessione

Noi portiamo in fronte il segno della croce. Molti se lo fanno, ma non vogliono capirlo. Dio cerca uno che [responsabilmente] compia i suoi segni, non un simulatore. (Sermo 32, 13)

 

Pensiero agostiniano

Prova del fatto che tu ami il bene sarà l’odio che tu avrai per il male. (En. in Ps. 96, 15)

 

 

12/11

 

Preghiera

E tu, Signore Dio mio, esaudiscimi, guarda e vedi e commisera e guariscimi (Sal 12, 4). Sono diventato per me sotto i tuoi occhi un problema, e questa appunto è la mia debolezza. (Conf. X, 33.50)

 

Lettura

Invochiamo la testimonianza di Dio

Contro le accuse degli uomini e le basse insinuazioni del genere umano, prendiamoci come giudice Dio; scegliamo lui, o fratelli, come testimone. Non disdegna di essere testimone colui che è giudice; non riceve una promozione diventando giudice, poiché, essendo ora testimone, sarà anche giudice. E’ testimone perché non ha bisogno d’altri per conoscere chi sei. E’ giudice perché ha il potere di dare la morte e di donare la vita, di condannare e di assolvere, di precipitare nell’inferno e di innalzare al cielo, di mandarci col diavolo e di incoronarci insieme agli angeli. Avendo questo potere, è giudice. Ma siccome per conoscerti non ha bisogno di testimonianze, colui che allora ti giudicherà ora ti vede. Non potrai ingannarlo quando si metterà a giudicarti. Non potrai ricorrere a falsi testimoni che ingannino quel giudice, quando si metterà a giudicarti. Dio ti dice: quando mi disprezzavi, vedevo; e quando rifiutavi di credere, non sfuggivi al mio giudizio: Io differivo, ma non lo annullavo. Non hai voluto dare ascolto a ciò che ho comandato, subirai ciò che ho predetto. Se invece ascolterai ciò che ti comando, non dovrai subire i mali predetti, ma avrai i beni promessi. (In Io. Ev. 36, 11)

 

Per la riflessione

Accettate la nostra testimonianza, se non volete subire il giudizio di condanna. Infatti, io non giudico nessuno - dice il Signore - ma rendo testimonianza a me stesso, cioè rinvio il giudizio, ma non rinvio la testimonianza. (In Io. Ev. 36, 10)

 

Pensiero agostiniano

Dispiacciamo a noi stessi, quando pecchiamo, perché i peccati dispiacciono a Dio. (Sermo 19, 4)

 

 

13/11

 

Preghiera

Mio vanto e mia vita, Dio del mio cuore. (Conf. IX, 13.35)

 

Lettura

L’eterna beatitudine dei santi

Credi con una fede decisa e ferma che tutte le cose che morendo sembrano quasi sottrarsi agli occhi degli uomini, sono salve ed integre per l’onnipotenza di Dio. Egli, quando vorrà, le rigenererà senza alcun indugio o ostacolo, naturalmente solo quelle che la sua giustizia riterrà degne di essere rigenerate, affinché gli uomini rendano conto delle loro azioni proprio nei corpi nei quali le hanno commesse e in questi meritino o la trasformazione nell’incorruttibilità celeste, come ricompensa della loro pietà, o lo stato di corruttibilità del corpo, come castigo dei loro peccati, stato che non viene meno con la morte, ma è destinato a fornire materia a dolori eterni.

Fuggi dunque mediante una fede perseverante e una retta condotta di vita, fuggi, fratello, quei tormenti in cui né i torturatori desistono né i torturati muoiono; per questi ultimi è una morte senza fine non poter morire nei tormenti. (De catechizandis rudibus 25, 46-47)

 

Per la riflessione

Ci si può domandare se è possibile o meno scoprire che alcuni credenti, attraverso un fuoco purificatore, si salvino in un tempo più o meno lungo, a seconda che il loro amore per i beni effimeri sia stato più o meno grande; tuttavia non saranno come coloro che non possederanno il regno di Dio, se dopo un’adeguata penitenza non vengono loro rimessi i medesimi crimini. (Enchiridion de Fide, Spe et Caritate, 18.69)

 

Pensiero agostiniano

Chi si mette fuori dell’ordine mediante l’ingiustizia dei peccati, è fatto rientrare nell’ordine mediante la giustizia dei castighi. (Ep. 140, 2.4)

 

 

14/11

 

Preghiera

Rendiamo grazie a Dio, il cui amore non toglie il timore, il cui timore non impedisce l’amore. Benediciamolo, onoriamolo, per voi e in voi. (Sermo 24, 1)

 

Lettura

Rallegrati: hai trovato la vita che non ti era dovuta!

Esisteva un’unica massa di perdizione, discendente da Adamo, alla quale nient’altro era dovuto se non il supplizio. Da quella massa furono formati dei vasi destinati ad usi onorifici. Il vasaio ha infatti potere con la stessa massa... Da quale massa? Certo era andata perduta; certo a quella massa si doveva già la giusta condanna. Rallegrati poiché l’hai evitata. Hai evitato la morte che ti era dovuta e hai trovato la vita che non ti era dovuta. Il vasaio ha potere di formare con la stessa massa un vaso destinato ad usi nobili e un altro ad usi ignobili (Rom 9, 21). Ma dirai: "Perché ha fatto me per usi nobili e quell’altro per usi ignobili?". Cosa [ti] risponderò? Ascolterai tu forse Agostino se non ascolti l’Apostolo che ti dice: O uomo, chi sei tu che ti ergi contro Dio? (Rom 9, 20). Ecco, sono nati due bambini. Se cerchi cosa si debba loro, tutt’e due appartengono alla massa della perdizione. Ma perché uno viene dalla madre portato alla grazia, mentre l’altro è soffocato dalla madre nel sonno? Mi preciserai cosa abbia meritato colui che è stato portato alla grazia e cosa abbia commesso quell’altro che la madre soffoca mentre dorme? Nessuno dei due ha meritato qualcosa di buono. Ma il vasaio ha potere di formare con la stessa massa un vaso destinato ad usi nobili e un altro ad usi ignobili. Vuoi altercare con me? Piuttosto insieme con me ammira e con me esclama: O profondità della ricchezza! Spaventiamoci tutt’e due ed esclamiamo insieme: O profondità della ricchezza! Siamo uniti nel timore, per non perire nell’errore. O profondità della ricchezza della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e impervie le sue vie! (Rom 11, 33) (Sermo 26, 13)

 

Per la riflessione

Scruta le cose inscrutabili, fa’ le cose impossibili, corrompi le cose incorruttibili, vedi le cose invisibili! (Sermo 26, 13)

Pensiero agostiniano

Se non vuoi essere fra gli Angeli di Dio, abbi timore di trovarti fra gli angeli del diavolo. (Sermo 349, 7)

 

 

15/11

 

Preghiera

Imploriamo il Signore nostro Gesù [Cristo]. (Sermo 328, 2.2)

 

Lettura

Aver fede nella resurrezione

Il beato Apostolo ci esorta a non affliggerci per coloro che dormono, vale a dire per i nostri carissimi defunti, come in genere gli altri che non hanno speranza, s’intende la speranza della risurrezione e della incorruttibilità eterna. Appunto per questo, l’uso costante e rispondente alla realtà della Scrittura li chiama anche "coloro che dormono", e così, quando sentiamo "dormienti", non dubitiamo che si sveglieranno, come si canta nel Salmo: Forse chi dorme non si leverà a risorgere? (Sal 40, 9) Così, per i morti, in coloro che li amano c’è una specie di tristezza, in certo modo naturale. Non si tratta di una credenza, ma è la natura che in realtà ha orrore della morte. All’uomo non sarebbe capitata la morte se non fosse stata per la pena di una colpa che l’aveva preceduta. Perciò se gli animali, creati così che muoiono ciascuno a suo tempo, sfuggono la morte e amano la vita, quanto più l’uomo che era stato creato tale da vivere sempre se avesse voluto vivere senza peccato? Ne segue pertanto che inevitabilmente ci rattristiamo quando quelli che amiamo, morendo, ci lasciano. Benché infatti sappiamo che i defunti non lasciano per sempre noi che restiamo, ma che precedono alquanto noi che li seguiremo, pure quella morte, da cui la natura rifugge, quando colpisce la persona cara, affligge in noi il sentimento dell’amore stesso. Per questo l’Apostolo non ci consiglia di non rattristarci, ma che la nostra pena non sia come quella degli altri che non hanno speranza (1Ts 4, 12). (Sermo 171, 1.1)

 

Per la riflessione

Rattristiamoci dunque per i nostri defunti quando inevitabilmente subiamo la separazione, ma con la speranza di riaverli vicino. In un senso siamo angosciati, nell’altro consolati; da una parte è colpita la debolezza, dall’altra si fortifica la fede; di là è nel dolore la condizione umana, di qua offre il rimedio la promessa divina. (Sermo 171, 1.1)

 

Pensiero agostiniano

Accusa te stesso ed egli ti perdonerà. (Sermo 100, 3.4)

 

 

16/11

 

Preghiera

Tu, Signore, divenuto benigno verso tutte le mie malvagità, guarisci ancora tutte le mie debolezze. Riscatterai dalla corruzione la mia vita, m’incoronerai di commiserazione e misericordia, sazierai nei beni il mio desiderio (Sal 102, 3ss). (Conf. XI, 9.11)

 

Lettura

I mali di questo mondo sono utili agli eletti

Benché anche la stessa morte della carne tragga la sua origine dal peccato del primo uomo, tuttavia il buon uso di essa fece dei martiri assai gloriosi. Perciò sono dovuti sussistere, anche dopo la remissione dei peccati, non solo la stessa morte, ma tutti i mali di questo mondo, tutti i dolori e le pene degli uomini, benché effetto dei peccati e soprattutto del peccato originale - a causa del quale la vita stessa è stata incatenata nei legami della morte -, per offrire all’uomo, in mezzo a queste prove, l’opportunità di lottare per la verità ed esercitare la virtù dei credenti, affinché l’uomo nuovo per mezzo di un testamento nuovo, tra i mali di questo mondo, si preparasse ad un nuovo mondo, sopportando saggiamente la miseria che ha meritato questa vita di condanna, godendo prudentemente del fatto che essa finirà; aspettando fiduciosamente e pazientemente la beatitudine che sarà possesso, senza fine, della futura vita di liberazione. Infatti il diavolo, cacciato via dal suo dominio e dal cuore dei fedeli, sui quali regnava, quando erano nello stesso stato di dannazione e d’infedeltà, sebbene dannato anche lui, ha il permesso di combatterli durante questa vita mortale, solo nella misura in cui sa che è loro utile Colui di cui le Sacre Scritture per bocca dell’Apostolo dicono: Dio è fedele, lui che non permette che voi siate tentati al di là delle vostre forze; ma con la tentazione preparerà un felice esito, dandovi il potere di sopportarla (1Cor 10, 13). (De Trinitate XIII, 16.20)

 

Per la riflessione

Questi mali, piamente sopportati, servono ai fedeli per correggersi dei loro peccati, o a esercitare e mettere alla prova la loro giustizia, a mostrare loro la miseria di questa vita. (De Trinitate XIII, 16.20)

 

Pensiero agostiniano

La fortezza cristiana comporta non solo la pratica del bene, ma anche la pazienza di fronte al male. (Sermo 46, 13)

 

 

17/11

 

Preghiera

Il tuo esaudire non abbandoni la mia povertà. (En. in Ps. 16, 6)

 

Lettura

Dio soccorre chi lo invoca

Dio si pente quando, aldilà delle previsioni umane, cambia il corso delle cose, ovviamente senza che cambino le decisioni della sua volontà, poiché la volontà del Signore è stabile in eterno. Parimenti si dice che Dio dimentica quando sembra tardare a dare l’aiuto o a mantenere le promesse o a castigare come meriterebbero i malvagi, e così via. Si ha l’impressione, allora, che quanto da noi sperato o temuto gli sia sfuggito di mente e perciò non accada. Sono modi di dire consueti, desunti dai moti della sensibilità umana, poiché certamente Dio agisce sempre secondo un ordinamento infallibile, né gli falla la memoria o gli si oscura l’intelligenza o muta la volontà. Quando dunque un orante dice a Dio di ricordarsi, mostra, ingrandendolo, il desiderio con cui reclama l’adempimento delle promesse; non intende suggerire la cosa a Dio quasi che se la sia dimenticata. Dicendo quindi: Ricordati della tua parola a vantaggio del tuo servo, è come se dicesse: Adempi la tua promessa a vantaggio del tuo servo. Con la quale mi hai dato speranza, cioè: con la quale parola. È stato infatti per la tua promessa che mi hai fatto sperare.

Questa mi ha consolato nella mia umiliazione. Questa si riferisce alla speranza data agli umili, della quale dice la Scrittura: Dio resiste ai superbi e dà la grazia agli umili (Gc 4, 6). Di essa ebbe a dire un giorno il Signore di sua bocca: Chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato (Lc 14, 11). L’umiltà di cui si parla nel versetto, se lo capiamo bene, non è tanto quella con cui ci si umilia confessando i peccati o non attribuendoci opere di giustizia, ma piuttosto quella per cui ci sentiamo abbattuti se ci incoglie una qualche tribolazione o smacco, tanto se meritati dalla nostra superbia quanto se mandatici per esercitare e provare la nostra pazienza. È quell’umiltà di cui un po’ più oltre dirà il nostro salmo: Prima d’essere umiliato io ero caduto in peccato. (En. in Ps. 118, XV, 1-2)

 

Per la riflessione

Ecco la speranza che viene data al corpo di Cristo, cioè alla Chiesa: speranza che la consola nella sua umiltà. Tuttavia c’è un’altra speranza data ai santi perché non vengano meno nella prova. È una speranza che consola moltissimo nell’umiltà e nella tribolazione, e proviene dalla parola di Dio che garantisce l’ausilio della grazia. (En. in Ps. 118, XV, 2)

 

Pensiero agostiniano

Meno male che c’è la speranza certa del nostro ritorno, la quale consola e sospinge anche chi si sente triste nel suo peregrinare. (En. in Ps. 145, 1)

 

 

18/11

 

Preghiera

Affrettati a liberarmi e nella tua giustizia salvami, per perdonare i miei peccati ed edificare in me la tua giustizia: sarai per me un luogo di riparo e in te cercherò rifugio. Infatti dove fuggirò da te? (En. in Ps. 30, II, 8)

 

Lettura

Rifugiarsi in Dio

Dio si adira con te, dove fuggirai? Ascolta quanto dice in un altro salmo, paventando l’ira di Dio: Dove andrò io lontano dal tuo spirito e dove fuggirò dal tuo volto? Se ascenderò al cielo, ivi tu sei; se discenderò all’inferno, tu sei là (Sal 138, 7ss). Ovunque io vada, là ti trovo: se sei adirato, ti trovo vendicatore; se sei placato, soccorritore. Niente dunque mi resta se non fuggire verso di te, non via da te. Se tu sei un servo che vuol sfuggire al suo padrone terreno, tu fuggi là dove il tuo padrone non c’è; per sfuggire a Dio, fuggi presso il Signore: non c’è infatti un luogo ove tu possa fuggire Dio. Tutte le cose sono presenti e nude davanti agli occhi dell’Onnipotente. Sii tu dunque per me - dice - la casa del rifugio. Infatti se non sarò stato salvato, come fuggirò? Risanami, e fuggo presso di te; poiché, se non mi risani, non posso camminare: e allora come potrò fuggire? Dove andrebbe, dove fuggirebbe [il viandante] che non può camminare perché è mezzo morto sulla strada, piagato dalle ferite dei ladroni? Il sacerdote che passava è andato oltre; e così pure lo ha abbandonato passando il levita; ne ha avuto compassione, passando, il Samaritano, cioè il Signore stesso, che ha avuto pietà del genere umano. Samaritano significa infatti custode. E chi custodisce, se Egli ci abbandona? Giustamente, quando i Giudei insultandolo dicevano: non abbiamo noi ragione di dire che sei un Samaritano e sei un indemoniato? (Gv 8, 48), respinge uno dei termini e accetta l’altro. Ha detto: non sono indemoniato; ma non ha detto: non sono un Samaritano, volendo farci così capire di essere il nostro custode. Preso dunque da compassione si è avvicinato, lo ha curato, lo ha condotto alla locanda, ha dispiegato su di lui la sua misericordia: e quello ormai può camminare, può anche fuggire. Dove fuggirà se non presso Dio, in cui ha stabilito la sua casa di rifugio? (En. in Ps. 30, II, 8)

 

Per la riflessione

O uomo, puoi fuggire tutto ciò che vuoi, all’infuori della tua coscienza. Entra nella tua casa, riposati nel tuo letto, entra nel tuo intimo: non puoi avere un ritiro tanto segreto in cui fuggire dalla tua coscienza, se i tuoi peccati ti rodono. (En. in Ps. 30, II, 8)

 

Pensiero agostiniano

Il nostro giaciglio è il nostro cuore; è là che subiamo il tumulto della cattiva coscienza, ed è là che riposiamo, quando la nostra coscienza è buona. (En. in Ps. 35, 5)

 

 

19/11

 

Preghiera

In te, Signore, ho sperato; che io non sia mai confuso: nella tua giustizia liberami dalla fossa della morte e salvami dal numero di coloro che vi cadono. (En. in Ps. 30, II, 2)

 

Lettura

L’utilità di una certa confusione temporale

Nel Corpo di Cristo, tutti, come se fossimo uno, perché tutti insieme formiamo un’unità, diciamo: in te Signore, ho sperato, che io non sia confuso in eterno. Ho orrore - dice - di quella confusione che dura in eterno. C’è infatti una certa confusione temporale che è utile: il turbamento dell’animo che si rende conto dei suoi peccati, che ha orrore di ciò che vede, che nell’orrore si vergogna e che corregge ciò di cui si vergogna. Per questo anche l’Apostolo dice: quale gloria aveste allora in quelle cose di cui oggi arrossite? (Rom 6, 21) Afferma dunque che devono arrossire, quelli che sono già fedeli, non dei doni presenti, ma dei peccati trascorsi. Non tema il cristiano questa confusione; anzi, se non avrà conosciuta questa confusione, conoscerà quella eterna. Quale è la confusione eterna? Quando accadrà ciò che è detto: e le loro iniquità saranno contro di essi per accusarli (Sap 4, 20). E tutto il gregge dei malvagi, avendo contro le iniquità accusatrici, sarà a sinistra, come capri separati dalle pecore; e udranno: andate nel fuoco eterno preparato per il diavolo e gli angeli suoi (Mt 25, 41). Chiederanno: perché? Avevo fame e non mi avete dato da mangiare (Mt 25, 42). Lo disprezzavano, quando non davano da mangiare a Cristo affamato, non gli davano da bere quand’era assetato, non lo vestivano quando era nudo, non lo ospitavano quando era pellegrino, non lo visitavano quando era ammalato; allora lo disprezzavano. Quando si incomincerà ad enumerare loro tutte queste colpe, si confonderanno e questa confusione sarà eterna. Temendo questa confusione, colui che ha paura oppure la cui mente è uscita da sé in Dio, così prega: in te, Signore, ho sperato, che io non sia confuso in eterno. (En. in Ps. 30, II, 5)

 

Per la riflessione

In te, Signore, ho sperato, non in me; che io non resti confuso in eterno, perché spero in Colui che non confonde. (En. in Ps. 30, II, 6)

 

Pensiero agostiniano

In realtà non si deve disperare di alcun morto alla grazia sotto un tale ridonatore di vita [Gesù Cristo]. (Sermo 128, 12.14)

 

 

20/11

 

Preghiera

Che io ti cerchi, Signore, invocandoti, e t’invochi credendoti, perché il tuo annunzio ci è giunto. (Conf. I, 1.1)

 

Lettura

La lode di Dio presuppone la buona coscienza

Come esultino i santi (che esultano nella gloria), non c’è bisogno che lo descriviamo noi. Ascoltate il seguente verso del nostro salmo: Esulteranno i santi nella gloria, si rallegreranno nei propri letti. Non nei teatri, non negli anfiteatri, non nei circhi, non nelle bazzecole, non nelle piazze ma nei propri letti. Che significa: nei propri letti? Nei loro cuori. Ascolta come esultasse nel suo letto l’apostolo Paolo. La nostra gloria è questa: la testimonianza della nostra coscienza (2Cor 1, 12). C’è però anche qui il pericolo che l’uomo ripieghi su se stesso in cerca di umana compiacenza e insuperbito si glori [delle testimonianze] della coscienza. Si deve infatti gioire nel tremore, perché il motivo della nostra gioia è dono di Dio, non merito nostro. Molta infatti è la gente che si compiace di se stessa, ritenendosi giusta; ma contro di loro interviene un’altra pagina [scritturale] ove è detto: Chi potrà gloriarsi d’avere il cuore casto, e chi potrà gloriarsi d’esser mondo da peccato? (Pro 20, 9) C’è, è vero, un modo di gloriarsi in base alla coscienza: quando cioè tu sai che la tua fede è sincera, la tua speranza è incrollabile, la tua carità senza finzione. Ma siccome ci sono ancora molte altre cose che possono offendere lo sguardo di Dio, loda piuttosto Dio perché ti ha donato tutte queste cose. Se così farai egli perfezionerà quel che ti ha donato. In riferimento a ciò, dopo le parole: Si rallegreranno nei propri letti, subito aggiunge: Le glorificazioni di Dio sulla loro bocca. Questo per evitare ogni impressione di vana compiacenza. Se infatti si rallegrano nei loro letti, lo fanno non attribuendo a sé il merito di essere buoni, ma lodando colui dal quale hanno ricevuto ciò che sono. Dal medesimo, inoltre, essi sono chiamati a giungere là dove ancora non sono pervenuti, e da lui ancora si attendono la perfezione. In quanto lo ringraziano per aver iniziato [l’opera]. (En. in Ps. 149, 11)

 

Per la riflessione

Dio ha sede nella coscienza dei pii. (En. in Ps. 45, 9)

 

Pensiero agostiniano

Le lacrime dell’orante sono più dolci dei godimenti che offre il teatro. (En. in Ps. 127, 10)

 

 

21/11

 

Preghiera

Un tempo io nella mia abbondanza dissi: Non sarò smosso in eterno (Sal 29, 7). Dissi che non sarei smosso quando mi trovavo nella mia abbondanza, ma dissi questo perché non conoscevo la tua giustizia e pretendevo d’affermare una mia giustizia; tu invece, Signore, per tua volontà hai conferito vigore alla mia dignità (Sal 29, 8). Nella mia abbondanza dissi: Non sarò smosso; invece ogni cosa di cui abbondavo mi proveniva da te. E per dimostrarmi che derivava proprio da te, hai distolto la tua faccia da me e io ne sono stato sconvolto. (En. in Ps. 142, 13)

 

Lettura

La nostra gioia sia nel Signore, non nel mondo

L’Apostolo ci comanda di rallegrarci, ma nel Signore, non nel mondo. Chiunque perciò vuole essere amico di questo mondo, come dice la Scrittura sarà ritenuto nemico di Dio (Gc 4, 4). Ma come l’uomo non può servire due padroni (Mt 6, 24), così nessuno può rallegrarsi e nel mondo e nel Signore. Questi due modi di godere sono assai diversi tra loro e sono addirittura in contrasto. Quando ci si rallegra nel mondo, non ci si rallegra nel Signore; quando ci si rallegra nel Signore, non ci si rallegra nel mondo. Predomini il rallegrarsi nel Signore finché si spenga il rallegrarsi nel mondo. La gioia nel Signore sia sempre crescente, la gioia nel mondo sia sempre più debole fino a spegnersi. Queste cose non si dicono perché quando siamo in questo mondo non dobbiamo avere delle gioie, ma perché, pur situati in questo mondo, dobbiamo già godere nel Signore. Ma c’è chi dice: Mi trovo nel mondo, ed è certo che, se ho delle gioie, godo là dove sono. E che? Per il fatto di essere nel mondo, non sei nel Signore? Ascolta sempre l’Apostolo che parla agli Ateniesi e che negli Atti degli Apostoli dice di Dio e del Signore creatore nostro: In lui viviamo, ci muoviamo e siamo (At 17, 28). Dove non è infatti chi è dovunque? (Sermo 171, 1)

 

Per la riflessione

Rallegratevi nella verità, non nella falsità; rallegratevi nella speranza dell’eternità, non nel bagliore della vanità. (Sermo 171, 5)

 

Pensiero agostiniano

I cantici divini sono la letizia del nostro spirito quaggiù, dove nemmeno il pianto è privo di gioia. (En. in Ps. 145, 1)

 

 

22/11

 

Preghiera

Come ti cerco, Signore? Cercando te, Dio mio, io cerco la felicità della vita. Ti cercherò perché l’anima mia viva. Il mio corpo vive della mia anima e la mia anima vive di te. (Conf. X, 20.29)

 

Lettura

Riponiamo la nostra speranza in Dio

Unisciti ai buoni, a coloro che tu vedi condividere con te l’amore per il tuo Re. Scoprirai infatti che ce ne sono molti, se anche tu comincerai ad esser tale. Poiché se tu agli spettacoli desideravi la compagnia e la vicinanza di coloro che con te avevano la passione per un auriga, un gladiatore o per un qualche attore, tanto più ti dovrà procurare piacere l’essere unito a coloro che con te amano Dio, di cui mai si vergognerà chi lo ama, perché non solo lui non può essere vinto, ma rende invincibili anche coloro che lo amano. Tuttavia non devi riporre la tua speranza neppure in coloro che sono buoni, che ti precedono o ti accompagnano nel cammino verso Dio, perché non devi riporla nemmeno in te stesso, per quanti progressi abbia fatto, ma devi riporla in colui che loro e te rende quali siete, giustificandovi. Di Dio infatti puoi essere sicuro, poiché non muta. Dell’uomo, al contrario, nessuno saggiamente può dirsi sicuro. Ma se dobbiamo amare coloro che non sono ancora giusti perché lo siano, quanto più ardentemente dobbiamo amare coloro che già lo sono! Ma una cosa è amare l’uomo, altra è riporre nell’uomo la propria speranza. La differenza è così grande che Dio comanda l’una e proibisce l’altra. (De catechizandis rudibus 25, 49)

 

Per la riflessione

Se, sopportando per il nome di Cristo insulti o tribolazioni, non sarai venuto meno alla fede, né ti sarai allontanato dalla retta via, riceverai una ricompensa più grande. Coloro che invece avranno acconsentito al diavolo in queste cose, perderanno anche la ricompensa più piccola. Ma sii umile davanti a Dio, perché non permetta che tu sia tentato oltre le tue forze. (De catechizandis rudibus 25, 49)

 

Pensiero agostiniano

Dov’è pace, ivi è tranquillità, ivi è il termine d’ogni desiderio e non c’è alcun motivo di penare. (Ep. 127, 5)

 

 

23/11

 

Preghiera

Signore, per annunziare a qualcuno le tue meraviglie, le tue lodi, la vita eterna, risorga la mia carne, non cada nella corruzione. (En. in Ps. 29, II, 19)

 

Lettura

Dio che ha fatto te, sa che cosa fare con te

Gioisci per quel che comanda il Signore, perché così gioisci nel Signore. Gioisci nella fede, gioisci nella speranza, gioisci nella carità, gioisci nella misericordia, gioisci nell’ospitalità, gioisci nella castità. Tutti questi sono beni, sono tesori interiori, gemme non del tuo forziere, ma della tua coscienza. Brama di esser ricco di queste ricchezze, che neanche in un naufragio potresti perdere, e di cui, anche se uscissi nudo, sei sempre pieno. E così sarai anche retto di cuore, sì da trarne gioia, non rimproverando il tuo Signore se in questa vita ti dovesse capitare qualcosa di avverso, ma lodando la sferza del Padre, di cui aspetti l’eredità. Sotto la mano di chi ti corregge tu fuggi. Ma non sottrarti alla disciplina, perché colui che ti corregge non può sbagliare. Colui che ha fatto te, sa che cosa fare con te. Come potresti considerare il tuo artefice talmente inesperto da averti saputo fare e poi da aver dimenticato che cosa fare con te? Prima che tu esistessi, ha pensato a te, perché non saresti esistito se egli non ti avesse pensato prima del tuo esistere. E adesso che esisti, che ci sei, che vivi, che sei suo servo, ti potrà trascurare, ti potrà disprezzare? "Sì che mi trascura, dirai tu, perché io ho pregato e lui non mi ha dato retta". E se tu chiedevi una cosa che, ricevuta, sarebbe stata a tuo danno? "Ho pianto davanti a lui e non mi ha esaudito". O bambino insensato, per che cosa hai pianto? Per ottenere una felicità materiale, una felicità temporale, una felicità terrena. E se questa felicità che tu anelavi, che sospiravi, per la quale piangevi, ti avesse rovinato? (Sermo 21, 8)

 

Per la riflessione

Lascia fare al tuo Dio: sa lui che cosa darti e che cosa toglierti. (Sermo 21, 8)

 

Pensiero agostiniano

È segno di gran virtù combattere la felicità… è una gran felicità non lasciarsi vincere dalla felicità. (Sermo 76, 6.9)

 

 

24/11

 

Preghiera

Non lodiamo solo con la voce: lodiamo anche con la condotta. Lodi la lingua, lodi la vita: la lingua non contrasti con la vita ma abbiano una carità infinita. (Sermo 254, 8)

 

Lettura

Le lacrime dei santi

Ci sono le lacrime dei fedeli, le lacrime dei santi, di cui sono indizio le loro preghiere. Ecco uno che agisce bene ed è contento. Eppure piange, piange perché possa operare il bene, piange perché ha agito bene. Col pianto impetra l’opera buona, col pianto raccomanda [a Dio] l’opera buona compiuta. Sono dunque frequenti le lacrime dei giusti, ma adesso durante la via. Forse che ci saranno anche in patria? Perché non in patria? Perché tornando vengono con allegrezza portando i loro covoni (Sal 125, 6). Viene la felicità; forse che torneranno le lacrime? Quanto invece a coloro che quaggiù piangono vanamente, vanamente anche ridono, dissipati dietro le loro cupidigie: quando sono frodati piangono, mentre esultano quando possono frodare. Piangono anche loro durante la presente via, piangono anche loro, ma non nella gioia. Tornando invece vengono con allegrezza portando i loro covoni. Coloro che non hanno seminato nulla, cosa potranno raccogliere? Certo, qualcosa raccolgono, ma quello che hanno seminato. Quanti hanno seminato spine raccoglieranno il fuoco e non passeranno dal pianto al riso, come i santi, i quali nell’andare andavano e piangevano spargendo la loro semente, ma nel tornare vengono nell’allegrezza (Sal 125, 6). Quelli passeranno da un pianto a un altro pianto, dal pianto misto a riso al pianto senza riso. Cosa infatti accadrà loro? dove andranno dopo la resurrezione? Cosa capiterà loro se non quanto diceva il Signore: Legate loro le mani e i piedi e cacciateli fuori nelle tenebre? (Mt 22, 13) Suvvia! cosa seguirà a questo? Ci saranno forse le tenebre e non ci sarà il dolore? Forse andranno a tastoni, ma non proveranno dolore? Non vedranno, ma forse che non saranno tormentati? Tutt’altro! Non ci saranno solo le tenebre, non sarà loro tolta solamente la facoltà di vedere di cui prima godevano; sarà in più dato loro qualcosa per cui debbano gemere in eterno. (Sermo 31, 6)

 

Per la riflessione

Saranno eterne le lacrime di coloro che vissero così; e il gaudio dei santi sarà pure eterno, quando nel tornare verranno nell’allegrezza portando i loro covoni (Sal 125, 6). Al tempo della messe diranno infatti al loro Signore: Signore, col tuo aiuto abbiamo fatto quel che ci avevi comandato; tu dacci quel che ci avevi promesso. (Sermo 31, 6)

 

Pensiero agostiniano

Il giusto perché piange? Il giusto infatti compiange, animato dalla verità, tutta questa gente che piange sterilmente. Piange su coloro che piangono e su coloro che ridono. Difatti, chi piange per cose vane piange insulsamente, e chi ride per cose vane ride a suo danno. (Sermo 31, 4)

 

 

25/11

 

Preghiera

Poiché la tua misericordia è davanti ai miei occhi. Perché, per non essere consumato da tale fuoco, davanti ai miei occhi non sono i miei meriti ma la tua misericordia, per la quale a questa vita mi hai condotto. (En. in Ps. 25, 3)

 

Lettura

Dio ha dato per noi il sangue del suo Figlio

La sua misericordia è sovrabbondante e generosa la sua benevolenza: ci ha redenti con il sangue del Figlio suo, mentre per i nostri peccati non meritavamo niente. Egli aveva fatto certo una grande cosa nel creare l’uomo a sua immagine e somiglianza. Ma poiché noi con il peccato volemmo ridurci al nulla ed ereditammo dai progenitori un legame di morte e divenimmo una massa di peccato, una massa d’ira, piacque a lui, nella sua misericordia, riscattarci a tanto prezzo. Ha dato per noi il sangue del suo Unigenito innocentemente nato, innocentemente vissuto, innocentemente morto. Chi ci ha riscattato a tanto prezzo non vuole che periscano quelli che si è acquistato. Non li ha acquistati per farli perire, ma per dar loro la vita. Se i nostri peccati sono una mole più grande di noi, Dio non disprezza il prezzo da lui pagato. Ha pagato un prezzo ingente. Da parte nostra però non lusinghiamoci basandoci unicamente sulla sua misericordia, se non siamo decisi a combattere i nostri peccati. E se ne commettiamo, soprattutto di gravi, non speriamo che ci si usi una tale misericordia che includa dell’ingiustizia. Potrà forse collocare coloro che niente hanno fatto per vivere da convertiti, ma rimasero nell’ostinazione e durezza di cuore, incolparono anzi Dio difendendo i propri peccati, nello stesso posto ove ha collocato i santi Apostoli, i Profeti, i Patriarchi e i suoi fedeli che si sono comportati bene, che lo hanno servito, che hanno camminato nella castità, nella modestia, nell’umiltà, facendo elemosine, perdonando tutto ciò che dovettero sopportare dagli altri? Tale è la via seguita dai giusti, tale è la via seguita dai santi che hanno ritenuto Dio come loro padre e la Chiesa come loro madre. Non disgustando né quel Padre né questa madre, ma vivendo nell’amore di ambedue questi genitori e affrettandosi verso l’eredità eterna, appunto perché non si è offeso il Padre né la madre, verrà data a ciascuno l’eredità. (Sermo 22, 9)

 

Per la riflessione

Come ha promesso ai santi la vita, la beatitudine, il regno, l’eredità eterna senza fine, così ha minacciato agli empi il fuoco eterno. (Sermo 22, 10)

 

Pensiero agostiniano

Non presumere di conseguire il Regno per la tua giustizia, e non presumere della misericordia di Dio per peccare. (En. in Ps. 31, II, 1)

 

 

26/11

 

Preghiera

O dimora luminosa e graziosa, amai la tua bellezza e il luogo dove abita la gloria del mio Signore (Sal 25, 8), che ti edificò e possiede. A te i miei sospiri nel mio pellegrinaggio; al tuo Creatore la preghiera che possegga me pure in te, poiché creò me pure. Errai come una pecora sperduta (Sal 118, 176), ma sulle spalle del mio pastore, tuo costruttore, spero di esserti riportato. (Conf. XII, 15.21)

 

Lettura

L’unità della carità

Uno potrà essere più forte di un altro, più sapiente, più giusto, più santo, ma nella casa del Padre vi sono molte dimore; nessuno verrà escluso da quella casa dove ciascuno riceverà la sua dimora secondo il merito. Il denaro che per ordine del padre di famiglia viene dato a quanti hanno lavorato nella vigna, senza distinzione tra chi ha faticato di più e chi di meno, è uguale per tutti (cf. Mt 20, 9); e questo denaro significa la vita eterna dove nessuno vive più di un altro, perché nell’eternità non vi può essere una diversa durata della vita; e le diverse mansioni rappresentano i diversi gradi di meriti che esistono nell’unica vita eterna. Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna, altro lo splendore delle stelle; sì, perfino stella da stella differisce in splendore; così è per la risurrezione dei morti. Come le stelle in cielo, i santi hanno dimore diverse così come diverso è il loro splendore; ma in grazia dell’unico denaro nessuno viene escluso dal regno. E così Dio sarà tutto in tutti, perché, essendo Dio carità, per effetto di questa carità ciò che ognuno possiede diventa comune a tutti. In questo modo, infatti, quando uno ama, possiede nell’altro ciò che egli non ha. La diversità dello splendore non susciterà invidia, perché regnerà in tutti l’unità della carità. (In Io. Ev. 67, 2)

 

Per la riflessione

Tieni presente la tua condizione di creatura e riconosci il Creatore. Sei il servo, non disprezzare il Signore; sei stato adottato, ma non per i tuoi meriti; cerca, o uomo che sei stato adottato come figlio, la gloria di colui che ti ha elargito questa grazia, la gloria che cercò il suo Unigenito Figlio. (In Io. Ev. 29, 8)

 

Pensiero agostiniano

Quelli che appartengono alla bellezza della casa di Dio e nei quali abita la gloria di Dio, essi sono il luogo dell’abitazione della gloria di Dio. (En. in Ps. 25, II, 12)

 

 

27/11

 

Preghiera

O amore, che sempre ardi senza mai estinguerti, carità, Dio mio, infiammami. Comandi la continenza. Ebbene, dà ciò che comandi e comanda ciò che vuoi. (Conf. X, 29.40)

 

Lettura

L’essere oggetto di critica serve da prova

Rivolgiamo ora la nostra esortazione a voi in particolare, carissimi, qui presenti in gran numero, che avete assunto l’impegno più alto di vita cristiana, vivendo nella continenza di cui Dio vi ha fatto dono, e quindi, per grazia del Signore, non per meriti vostri, occupate un posto eminente nel corpo di Cristo. Proprio a questa forma di vita guarda con sospetto la gente cattiva e invidiosa; ma l’essere oggetto di critica deve servire da prova. Potremmo cedere alle critiche degli uomini solo se nel professare la vita di continenza cercassimo riconoscimenti umani. Se tu sei un servo di Dio casto, ecco che la gente è pronta a immaginare le tue colpe di impudicizia, a sparlare, ad accusarti, e indugerà volentieri a denigrarti perché chi è malevolo prova un gusto particolare nel formulare i peggiori sospetti. Ma solo se uno ha intrapreso la via della continenza per ricevere lodi dalla gente, può cedere alle critiche: e rovinerebbe così tutto il suo proposito di vita.

Se invece ha imparato a dire con l’Apostolo: Questo è il nostro vanto: la testimonianza della coscienza (2Cor 1, 12), le calunnie servono addirittura ad accrescere la sua ricompensa. Tuttavia si preghi anche per chi calunnia perché, mentre fa crescere i nostri meriti, non trovi lui la morte. Anche questo ci serve da prova: se non avessimo nemici, non avremmo per chi pregare secondo l’insegnamento del Signore che ci dice: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi odiano (Mt 5, 44). Come provare, saggiando il nostro cuore, se siamo capaci di fare quello che il Signore ci comanda, qualora non incontrassimo nessuno che ci sia nemico, ci calunni, ci diffami sparlando di noi? Vedete dunque che anche i cattivi sono necessari ai buoni. In questo mondo noi siamo, per esprimerci con immagini, come nel crogiuolo di un orefice. (Sermo 354, 2.3-3.3)

 

Per la riflessione

Se tu non sei oro, bruci anche tu; se sei oro, il malvagio è la paglia che brucia per te. Se invece anche tu sei paglia, sarete insieme solo fumo. (Sermo 354, 3.3)

 

Pensiero agostiniano

La vita è Cristo, che abita nei nostri cuori, per ora mediante la fede, in seguito anche mediante la visione beatifica. (Ep. 140, 25.62)

 

 

28/11

 

Preghiera

O profondità delle ricchezze della sapienza e della scienza di Dio! Quanto imperscrutabili sono i suoi giudizi, e sconosciute le sue vie! Chi conoscerà infatti le sue vie, o chi comprenderà i suoi disegni? (Rom 11, 33-34) Egli sa quando dare e a chi dare, quando togliere e a chi togliere. (En. in Ps. 53, 10)

 

Lettura

Precario equilibrio tra il bene, il male e la grazia

Oltre i mali di questa vita, che sono comuni ai buoni e ai cattivi, i giusti hanno, mentre essa scorre, alcune particolari attenzioni con cui si schierano contro i vizi e si voltano e rivoltano nelle prove e pericoli di simili lotte. Ora più impetuosamente, ora più blandamente, ma ognora la carne non desiste ad avere desideri contrari allo spirito e lo spirito contrari alla carne, sicché non facciamo quel che vogliamo se acconsentiamo a ogni cattivo impulso; invece non acconsentendo, per quanto ci è possibile con l’aiuto della grazia di Dio, lo assoggettiamo a noi stando all’erta con una costante attenzione. E questo affinché non inganni l’infondata certezza di ciò che sembra vero, non suggestioni un discorso scaltro, non offuschino le tenebre di qualche errore, non si creda male ciò che è bene e bene ciò che è male, il timore non distolga dalle azioni che si devono compiere, il sole non tramonti sulla nostra ira, le inimicizie non spingano a ricambiare male per male, non avvilisca una disonesta o smodata tristezza, una mente ingrata non induca all’indifferenza del bene che si deve compiere, una buona coscienza non sia importunata dalle dicerie della maldicenza, un nostro sospetto temerario sull’altro non c’inganni e il falso dell’altro su di noi non ci butti a terra, non regni il peccato nel nostro corpo mortale per obbedire ai suoi desideri, non siano usate le nostre membra come armi di malvagità per il peccato, l’occhio non ceda alla sensualità, non vinca il desiderio di vendicarsi, la vista e il pensiero non si soffermino in ciò che attrae alla cattiveria, non si ascolti liberamente un discorso ingiusto o indecente, non si faccia ciò che non è lecito, anche se piace, in questa aperta battaglia di affanni e sofferenze non si speri di ottenere la vittoria con le nostre forze o, una volta ottenutala, non si attribuisca alle nostre forze, ma alla grazia di colui, di cui dice l’Apostolo: Rendiamo grazie a Dio, che ci concede la vittoria mediante il Signore nostro Gesù Cristo (1Cor 15, 57). (De civ. Dei XXII, 23)

 

Per la riflessione

Signore, dà ciò che comandi e comanda ciò che vuoi. (Conf. X, 29.40)

 

Pensiero agostiniano

La pace dell’uomo mortale e di Dio è l’obbedienza ordinata nella fede in dipendenza alla legge eterna. (De civ. Dei XIX, 13.1)

 

 

29/11

 

Preghiera

Liberami, Signore, dall’uomo malvagio. Non da un singolo uomo ma da tutta la categoria; né solo dagli strumenti [esecutori del male] ma dallo stesso caporione, il diavolo. (En. in Ps. 139, 4)

 

Lettura

Cosa chiedere nella preghiera

Se dunque, fratelli miei, Dio ci ha fatti suoi mendicanti, col darci l’ammonimento, l’esortazione, il comando di chiedere, cercare, bussare, consideriamo anche noi quali sono coloro che domandano a noi. Se siamo noi a chiedere, a chi chiediamo? Chi siamo noi che chiediamo? Che cosa chiediamo? Dunque a chi, chi e che cosa chiediamo? Noi chiediamo a Dio, ch’è buono, mentre noi siamo uomini cattivi, e chiediamo la giustizia con cui essere buoni. Noi dunque chiediamo ciò che ci auguriamo di possedere per sempre e, una volta che ne saremo saziati, di non aver più bisogno di nulla. Ma affinché possiamo saziarci, dobbiamo aver fame e sete; avendo fame e sete cerchiamo di chiedere, cercare, bussare. Beati infatti coloro che hanno fame e sete della giustizia (Mt 5, 6). Perché beati? Hanno fame e sete e sono beati? Quando mai la miseria è beata? Non sono beati perché hanno fame e sete, ma perché saranno saziati (Mt 5, 6). La felicità sarà nella sazietà, non già nella fame. Ma la fame deve precedere la sazietà, affinché la nausea non ci allontani dal prendere il cibo. (Sermo 61, 6.7)

 

Per la riflessione

I doni desiderati a lungo sono più dolci quando li otteniamo; quando invece sono dati subito essi perdono di valore. Chiedi, cerca, bussa: chiedendo e cercando, diventerai sempre più capace di ricevere. Dio ti tiene in serbo ciò che non vuol darti presto, affinché anche tu impari a desiderare grandemente le cose grandi. Bisogna quindi pregare sempre senza stancarsi (Lc 18, 1). (Sermo 61, 5.6)

 

Pensiero agostiniano

Chi vuole essere esaudito da Dio, prima ascolti Dio. (Cf. Sermo 17)

 

 

30/11

 

Preghiera

Ho fede di vedere i beni del Signore nella terra dei viventi. Il Signore mi strapperà dalla terra dei mortali, Egli che per me si è degnato di caricarsi della terra dei mortali e di morire fra le mani di coloro che muoiono. Mi strapperà il Signore dalla terra dei mortali. (En. in Ps. 26, II, 22)

 

Lettura

Relazioni tra defunti e superstiti

Provano forse i morti un qualche dolore anche per gli eventi che, dopo la morte, accadono tra i loro congiunti? O bisogna pensare che almeno conoscano questi eventi, di cui si risente altrove secondo i meriti, in bene o in male? A tutto questo rispondo dicendo che costituisce una grave questione - e non può essere ora discussa perché richiederebbe troppo lunga fatica quella di stabilire se e fino a che punto e in che modo gli spiriti dei morti conoscano gli eventi che si verificano tra noi. Tuttavia una cosa si può brevemente affermare: se i morti non avessero alcuna preoccupazione per noi, il Signore non metterebbe sulla bocca del ricco epulone, che soffriva i tormenti dell’inferno, queste precise parole: Ho sulla terra altri cinque fratelli... affinché non vengano anch’essi in questo luogo di tormenti (Lc 16, 28ss). Ma in qualunque modo intendano il passo quelli che tentano di darne una diversa interpretazione, bisogna certo riconoscere che, se i morti sanno che vivono i loro congiunti, da questo fatto non segue necessariamente che essi debbano anche sapere gli eventi, lieti o tristi, che si verificano tra i loro cari. Non li vedono, infatti, né nel luogo delle pene, dove si trovava quel ricco, né nella sede dei beati, dove quello, pur da lontano, intravedeva Lazzaro e Abramo. Io però dico questo: sono davvero pochi gli uomini che hanno una tale disposizione da trascurare o addirittura disprezzare, almeno finché vivono, quel che capiterà di bene o di male ai loro congiunti dopo la propria morte; sono invece molti - come dimostra la stessa loro sollecitudine nel raccomandare le ultime volontà e nel compilare i più diversi tipi di testamento - quelli che si adoperano abbastanza perché, dopo che sono morti, si trovino bene i loro congiunti. (En. in Ps. 108, 17)

 

Per la riflessione

Un lodevole disinteresse per la durata della loro discendenza, quale si ottiene con la successione delle generazioni, l’hanno soltanto coloro che mortificano se stessi per il regno dei cieli. (En. in Ps. 108, 17)

 

Pensiero agostiniano

Egli ha detto: Io riempio il cielo e la terra (Ger 23, 24). Mai egli ti mancherà; non mancargli tu, non mancare a te stesso. (En. in Ps. 39, 27)