Preghiera
Poiché giorno e notte ha pesato su di me la tua mano: poiché continuamente afflitto dai tuoi flagelli, sono precipitato nell’infelicità, col configgersi della spina. Conoscendo la mia miseria, sono divenuto misero, trafitto dalla cattiva coscienza. (En. in Ps. 31, I, 4)
Lettura
Il Signore flagella per il bene dei suoi figli
Qualunque cosa accada, uno dica: Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Ecco il retto di cuore: Così è piaciuto al Signore e così è stato fatto; sia benedetto il nome del Signore. Chi ha tolto? Che cosa ha tolto? A chi ha tolto? Quando ha tolto? Sia benedetto il nome del Signore. Giobbe non ha detto: Il Signore ha dato e il diavolo ha tolto. Stia bene attenta la Carità vostra, perché non vi accada di dire: Questo me lo ha fatto il diavolo. Attribuisci soltanto al tuo Dio il tuo castigo, poiché il diavolo non ti fa nulla che non gli sia permesso da Chi ha il potere dall’alto, o per la condanna o per l’insegnamento: per condannare l’empio, per insegnare al figlio. Flagella infatti ogni figlio che accoglie. Proprio tutti? E dove ti volevi nascondere? Tutti, nessuno eccettuato: nessuno potrà evitare la frusta. Ma come? per tutti? Vuoi sapere in quale misura c’è per tutti? L’Unigenito fu senza peccato, ma tuttavia non senza castigo. Ed ecco perciò lo stesso Unigenito, che portava la tua infermità e prefigurava in sé la tua persona, come Capo che portava la figura anche del suo Corpo, approssimandosi alla Passione fu afflitto in quel che portava di umano per allietare te; si è contrastato, per consolarti. (En. in Ps. 31, II, 26)
Per la riflessione
Non è straordinario gloriarsi nella gioia, gloriarsi nella letizia; il retto di cuore si gloria anche nella tribolazione. (En. in Ps. 31, II, 25)
Pensiero agostiniano
Non temete gli oltraggi e le croci e la morte, perché se nuocessero agli uomini non le avrebbe sofferte l’uomo che il Figlio di Dio ha assunto. (De agone christiano 11.12)
Preghiera
O Corpo di Cristo, santa Chiesa, dicano tutte le tue ossa: Signore, chi è simile a Te? (En. in Ps. 34, d. 1, 14)
Lettura
Le persecuzioni dei cristiani
Non si deve pensare che in qualche tempo non possa verificarsi quel che ha detto lo stesso Apostolo: Coloro che vogliono vivere piamente nel Cristo subiscono la persecuzione (2Tm 3, 10). Infatti quando sembra che da parte di quelli che sono al di fuori e che non infieriscono vi sia tranquillità (e la si ha veramente e apporta molto conforto soprattutto ai deboli), tuttavia non mancano, anzi ve ne sono molti all’interno che tormentano, col comportamento depravato, il sentimento di coloro che vivono religiosamente, poiché per colpa loro viene oltraggiato il nome cristiano e cattolico. E se questo nome è molto caro a quelli che vogliono vivere religiosamente nel Cristo, essi si dolgono molto del fatto che per colpa dei cattivi cristiani lo si ami di meno di quanto desidera la coscienza dei devoti. Anche gli eretici, poiché si pensa che abbiano di cristiano il nome, i sacramenti, la Scrittura e la professione, causano un grande dolore nel cuore dei devoti perché molti, che vorrebbero essere cristiani, sono costretti a esitare a causa del loro dissenso e anche per colpa loro molti maldicenti trovano materia d’insultare il nome cristiano, perché anche essi in qualche modo sono considerati cristiani. A causa di questi e simili costumi depravati ed errori degli uomini, coloro che vogliono vivere religiosamente in Cristo, anche se non v’è chi affligge e tormenta il loro corpo, subiscono persecuzione. (De civ. Dei XVIII, 51.2)
Per la riflessione
Il dolore che si verifica nel cuore dei devoti, perseguitati dal comportamento dei cristiani malvagi o falsi, giova a coloro che lo sopportano, poiché proviene dalla carità con cui desiderano che i malvagi non vadano perduti e che non impediscano la salvezza degli altri. (De civ. Dei XVIII, 51.2)
Pensiero agostiniano
In te la tribolazione è la fornace dell’orefice (sempre che tu sia oro, e non paglia), affinché tu sia purificato dalle scorie, non ridotto in cenere. (En. in Ps. 30, II, d. 3, 12)
Preghiera
Custodisci l’anima mia e liberami. Custodisci l’anima mia, affinché non cada nella loro imitazione; e liberami dalla confusione, nella quale essi sono con me mischiati. (En. in Ps. 24, 20)
Lettura
Dio permette le persecuzioni per una sua segreta disposizione
Incrudeliscano ora i nemici, ci umilino, facciano pure non ciò che vogliono, ma ciò che dall’alto è loro permesso: infatti, non tutto ciò che dai nemici abbiamo subito è da attribuire a tali nemici, ma anche al Signore nostro Dio. Il Mediatore lo ha dimostrato in se stesso quando dall’alto permette agli uomini di nuocerci, non dando dall’alto la volontà di farci del male, ma solo il potere. Ogni malvagio ha infatti già in sé la volontà di fare del male; ma non ha in suo potere la possibilità di farlo. In quanto vuole il male, è già colpevole; ma che possa farlo è permesso per un’occulta disposizione della Provvidenza di Dio, verso alcuni per castigo, verso altri per metterli alla prova, verso altri per il premio. Per punire, come quando agli stranieri fu permesso di fare schiavo il popolo di Israele, perché esso aveva peccato contro Dio. Per mettere alla prova fu permesso ad esempio al diavolo contro Giobbe; fu messo alla prova Giobbe e il diavolo fu confuso. E per il premio fu permesso ai persecutori di tormentare i martiri; i martiri furono uccisi e i persecutori quasi credettero di avere vinto: apparentemente riportarono un falso trionfo, ma nel segreto i martiri ebbero una vera corona. Dunque, riguardo a colui cui il male è permesso, è opera di una segreta disposizione della Provvidenza di Dio; ma in quanto si vuole il male la colpa è dell’uomo che lo vuole. Infatti l’uomo non uccide senz’altro chi vuole. (En. in Ps. 29, II, 6)
Per la riflessione
Questi tormenti dell’animo non li sente nella Chiesa chi non avanza, perché crede che vi sia la pace: ma cominci a crescere e allora vedrà in quali angustie si trova. (En. in Ps. 29, II, 8)
Pensiero agostiniano
Non dimenticare che il corpo di Cristo è ancora nel mondo, non dimenticare che il corpo di Cristo si trova ancora nell’aia; osserva in che modo è bestemmiato dalla paglia. (In Io. Ev. 28, 11)
Preghiera
O Dio, con la cui potenza vinciamo l’Avversario: ti scongiuro. (Sol. I, 1.3)
Lettura
L’inizio della nostra giustificazione è la confessione dei nostri peccati
Attualmente la nostra giustizia deriva dalla fede. La giustizia perfetta si trova solo negli angeli, ma se li mettiamo a confronto con Dio, dovremo dire che a mala pena essi sono nella giustizia. Ma se esiste una giustizia relativamente perfetta nelle anime e negli spiriti creati da Dio, questa si trova negli angeli buoni, santi e giusti, che non hanno abbandonato Dio con nessun peccato, non sono caduti in atti di superbia, ma sono sempre rimasti fedeli nella contemplazione del Verbo di Dio, nulla avendo di più dolce se non la visione di colui dal quale sono stati creati. Orbene in questi angeli noi troviamo la perfetta giustizia, mentre in noi si trova quella giustizia che ha avuto inizio dalla fede secondo lo Spirito. Allorché leggevamo il salmo, avete sentito queste parole: Incominciate a lodare il Signore con la confessione (Sal 146, 7). Il salmista dunque ci dice di incominciare: ora l’inizio della nostra giustizia è la confessione dei nostri peccati. Se hai incominciato a non scusare il tuo peccato, già hai dato inizio alla tua giustificazione: essa diventerà poi perfetta, quando il tuo unico diletto sarà la giustizia, e la morte sarà assorbita nella vittoria, né più ti attirerà la concupiscenza, non si avrà più in te la lotta contro la carne ed il sangue e tu avrai la corona della vittoria, il trionfo sul nemico: allora ci sarà anche in te la perfetta giustizia. Per il momento dobbiamo ancora combattere e se combattiamo significa che ancora ci troviamo nello stadio; possiamo infliggere ferite, ma anche essere feriti, ed aspettiamo di vedere chi sarà il vincitore. Ora vincitore sarà colui che riesce a ferire, non facendo affidamento sulle sue forze, ma sulla spinta di Dio. Il diavolo è solo nel combatterci. (In 1Io. Ep. 4, 3)
Per la riflessione
Noi vinciamo il diavolo se stiamo vicini a Dio. Se pretendi di opporti da solo al diavolo, sarai sconfitto. Egli è un avversario avveduto ed esperto. (In 1Io. Ep. 4, 3)
Pensiero agostiniano
Si invochi l’Onnipotente contro il diavolo che è un nemico agguerrito. Abiti dentro di te colui che non può essere vinto, ed allora certamente vincerai colui che è solito vincere. (In 1Io. Ep. 4, 3)
Preghiera
Ora i miei anni trascorrono fra gemiti (Sal 30, 11) e il mio conforto sei tu, Signore, padre mio eterno. Io mi sono schiantato sui tempi, di cui ignoro l’ordine, e i miei pensieri, queste intime viscere della mia anima, sono dilaniati da molteplicità tumultuose. Fino al giorno in cui, purificato e liquefatto dal fuoco del tuo amore, confluirò in te. (Conf. XI, 29.39)
Lettura
E’ una felice pena affliggersi per i vizi degli altri
Dalla tua lettera ho compreso l’amarezza che provi per causa dei peccatori che abbandonano la legge di Dio, poiché tu vivi secondo lo spirito, in virtù del quale è stato detto: Mi struggevo di dolore a vedere gli insensati (Sal 118, 158). È una pia tristezza questa e, se così può dirsi, è una felice pena affliggersi per i vizi degli altri, senza lasciarsene irretire, rattristarsene senza impigliarvisi, sentirsi oppressi dal dolore, ma non lasciarvisi attrarre dall’amore. Questa è la persecuzione che soffrono tutti coloro che vogliono vivere piamente in Cristo (2Tm 3, 12), secondo l’amara ma veridica affermazione dell’Apostolo. Cos’è infatti che maggiormente perseguita i buoni se non la vita dei malvagi, non già quando costringe a imitare ciò che dispiace, ma a deplorare ciò che si vede? Poiché l’empio vivendo a contatto col buono, anche se non lo rende colpevole col farlo consentire al male, lo tormenta col fargliene sentire il dolore. I malvagi, infatti, di solito e per lungo tempo non subiscono alcun castigo nel corpo da parte dei poteri di questo mondo e dalle vessazioni d’individui di qualsiasi genere, mentre al cuore dei buoni non viene usato mai alcun riguardo sino alla fine di questo mondo per causa della cattiva condotta degli uomini. In tal modo quindi s’avvera piuttosto il detto già ricordato dall’Apostolo: Tutti coloro che vogliono vivere piamente in Cristo avranno da soffrire persecuzione (2Tm 3, 12), e tanto più amara quanto più intima essa sarà, fino a quando non passerà il diluvio nel quale l’arca contiene il corvo e la colomba. (Ep. 248, 1)
Per la riflessione
Sta’ unito al Signore affinché la tua vita cresca fino all’ultimo giorno (Qo 2, 3). […] A queste aggiungi le promesse di Dio veridiche, grandi, sicure, eterne e il premio immutabile e ineffabile dello stesso coraggio per sopportare il male. (Ep. 248, 2)
Pensiero agostiniano
E’ assai meglio subire l’ingiustizia che commetterla. (En. in Ps. 124, 8)
Preghiera
Ti ascoltino, [o buon Gesù,] quanti cercano la tua misericordia e la tua verità. Vengano da te e imparino da te ad essere miti ed umili di cuore. Vivano per te: per te, non per sé. (De s. virginitate 36.36)
Lettura
La ricompensa finale
Il digiuno vero e completo, il digiuno perfetto, consiste nell’astenersi dall’iniquità e dai piaceri illeciti del mondo: affinché rinnegando l’empietà e le cupidigie del secolo, si viva in questo mondo con temperanza, giustizia e pietà. Quale ricompensa, secondo l’Apostolo, è riservata a tale digiuno? Continua dicendo: aspettando quella beata speranza e la manifestazione della gloria del beato Iddio, e Salvatore nostro Gesù Cristo (Tit 2, 12-13). […] In virtù di questa speranza, quando la speranza sarà diventata realtà, riceveremo in ricompensa un denaro. E’ la ricompensa che, secondo il Vangelo, viene data agli operai della vigna.
Siamo operai che ancora stanno lavorando nella vigna; terminato il giorno, compiuta l’opera, ci verrà data la ricompensa. Ma quale operaio può resistere fino alla ricompensa se non si nutre durante il lavoro? Tu non dai al tuo operaio soltanto la mercede, ma gli procuri altresì l’alimento necessario per ristorarsi durante la fatica. Sì, nutri colui al quale darai la ricompensa. Con questi contenuti della Scrittura il Signore intende nutrire anche noi che ci affatichiamo a scoprirli. Se ci fosse negata la gioia che ci viene dall’intelligenza dei misteri, verremmo meno nella fatica e nessuno giungerebbe alla ricompensa. (In Io. Ev. 17, 4-5)
Per la riflessione
Vuoi che la tua preghiera voli fino a Dio? Donale due ali: il digiuno e l’elemosina. (En. in Ps. 42, 8)
Pensiero agostiniano
E se per colpa tua vieni meno, ti rifaccia colui che ti ha fatto; se per colpa tua decadi, colui che ti ha creato ti ricrei. (In Io. Ev. 1, 12)
Preghiera
Moltiplicherai sempre più, Signore, i tuoi doni in me, affinché la mia anima, libera dal vischio della concupiscenza, mi segua fino a te e non si ribelli a se stessa. (Conf. X, 30.42)
Lettura
Chi non è nella Chiesa, non riceve lo Spirito Santo
Siccome adesso chi è battezzato in Cristo e crede in Cristo, non parla le lingue di tutte le genti, si deve pensare che egli non ha ricevuto lo Spirito Santo? Lungi da noi un pensiero così contrario alla fede! Siamo certi che ogni uomo riceve lo Spirito Santo, ma lo riceve secondo la capacità del vaso della fede che egli reca alla fonte. E siccome anche adesso si riceve, qualcuno si domanderà: Come mai nessuno parla le lingue di tutte le nazioni? Perché ormai la Chiesa stessa parla le lingue di tutte le nazioni. Alle origini la Chiesa era presente in una sola nazione, e in essa parlava le lingue di tutte. Parlando le lingue di tutte le nazioni, preannunciava il tempo in cui, crescendo in mezzo ad esse, avrebbe parlato le lingue di tutte. Chi non è in questa Chiesa, neppure adesso riceve lo Spirito Santo. Staccato e separato dall’unità delle membra, da quella unità che parla le lingue di tutti, egli se ne priva, e non ha lo Spirito Santo. Se lo ha, ce ne dia la prova che allora veniva data. In che cosa consiste quella prova? Parli tutte le lingue? E che, mi risponde, tu parli tutte le lingue? Certamente, rispondo, perché ogni lingua è mia, in quanto è la lingua di quel corpo di cui io sono membro. La Chiesa che è diffusa fra tutte le genti, parla la lingua di tutti; la Chiesa è il corpo di Cristo e tu sei membro di questo corpo; essendo membro di quel corpo che parla tutte le lingue, anche tu parli tutte le lingue. L’unità diventa armonia per la carità delle membra che la compongono; e questa unità parla come parlava allora un sol uomo. (In Io. Ev. 32, 7)
Per la riflessione
Riceviamo anche noi lo Spirito Santo, se amiamo la Chiesa, se siamo compaginati dalla carità, se ci meritiamo il nome di cattolici e di fedeli. (In Io. Ev. 32, 8)
Pensiero agostiniano
Quanto a te, devi prestare una grande fede, affinché di fronte all’inondazione della grazia ti umili, supplichi Dio, senza presumere in alcun modo di te stesso, ti spogli di Golia e ti rivesta di Davide. (Sermo 32, 9)
Preghiera
Fa’ risplendere, Signore, le tue misericordie. Non perdano pregio le tue misericordie, per non essere amate di meno. (En. in Ps. 16, 7)
Lettura
Chi è lo Spirito Santo
Dopo esserne uscito in fretta e ritornato indietro di corsa, [Cristo Gesù, nostro Signore,] ha mandato il suo Spirito; e coloro sui quali esso è disceso hanno visto delle lingue separate, come di fuoco. Come fuoco è venuto lo Spirito Santo, per consumare l’erba della carne, per crogiolare l’oro e purificarlo; come fuoco è venuto e per questo leggiamo: e non vi è chi si nasconda al suo calore.
La legge immacolata del Signore converte le anime. È lo Spirito Santo. La testimonianza del Signore è fedele e porge la sapienza ai fanciulli, non ai superbi. Questo è lo Spirito Santo.
I precetti del Signore sono retti, e non spaventano, ma allietano i cuori. Ecco lo Spirito Santo. Il comandamento del Signore è nitido; rischiara gli occhi, non abbaglia: non gli occhi della carne, ma quelli del cuore; non quelli dell’uomo esteriore, ma dell’uomo interiore. Ecco lo Spirito Santo.
Il timore di Dio, non il servile ma il puro; che ama gratuitamente e non teme di essere punito da colui per il quale trepida, ma di essere separato da colui che ama. Questo è il timore puro, che non manda fuori la perfetta carità, ma che permane eternamente. Tale è lo Spirito Santo; cioè, questo dona, conferisce, infonde lo Spirito Santo. I giudizi del Signore sono veraci, giusti in se stessi, destinati non alle liti che dividono, ma alla riunione nell’unità. Questo vuol dire in se stessi. Ecco lo Spirito Santo. Per questo ha fatto parlare nelle lingue di tutti coloro nei quali per la prima volta è venuto, poiché ha annunziato che avrebbe riunito nell’unità le lingue di tutte le genti. Ciò che allora faceva un solo uomo dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, cioè parlare in tutte le lingue, ora lo fa l’unità medesima: parla in tutte le lingue. (En. in Ps. 18, II, 7-10)
Per la riflessione
Quello stesso Cristo che con me confessi, amalo con me. E colui che non vuole la stessa cosa, rifiuta, recalcitra, respinge: per lui questo non è desiderabile molto più dell’oro e delle pietre preziose. (En. in Ps. 18, II, 11)
Pensiero agostiniano
Se Dio ti favorisce con doni, servitene per la tua consolazione, non per la tua rovina. Se ti toglie dei beni, che ciò ti serva ad aumentare la tua pazienza, non a farti bestemmiare. (En. in Ps. 63, 18)
Preghiera
Ti ascolti il centurione, o buon Gesù, che non si stimava degno d’accoglierti in casa (Mt 8, 8). (De s. virginitate 36.36)
Lettura
La gratuità della giustificazione
La benedizione del Signore per sempre: così sia, così sia. Rendiamo grazie alla sua misericordia; rendiamo grazie alla sua grazia! Noi rendiamo grazie, ma non diamo [la grazia], non la ridoniamo né l’applichiamo o restituiamo. Noi soltanto con la parola diciamo grazie; mentre riceviamo la grazia nella realtà. Egli ci ha salvati gratuitamente, senza tener conto della nostra empietà. Ci ha cercati senza che noi lo cercassimo; ci ha trovati, ci ha redenti, ci ha liberati dalla soggezione al diavolo e dal potere del demonio. Per purificarci, con la fede ci ha incatenati e con questo ci ha liberati da quei nemici che non credono e che perciò non possono essere purificati. […] E per confermare questa benedizione escludendo così ogni timore, aggiunge: Così sia, così sia! Questa è la firma di garanzia di Dio. Sicuri pertanto delle sue promesse, crediamo nelle cose passate, riconosciamo le presenti e speriamo nelle future. Il nemico non ci distolga dalla via, affinché colui che ci accoglie sotto le sue ali come pulcini, possa riscaldarci. Non allontaniamoci dalle sue ali, se non vogliamo che il falco volante per l’aria ci rapisca mentre siamo ancora pulcini implumi. Il cristiano non deve infatti sperare in se stesso; se vuole essere sicuro, cresca al tepore materno. (En. in Ps. 88, d. 2, 14)
Per la riflessione
Amiamo il Signore, Dio nostro; amiamo la sua Chiesa! Amiamo lui come padre, la Chiesa come madre. Amiamo lui come Signore, la Chiesa come sua ancella. Difatti noi siamo i figli dell’ancella. (En. in Ps. 88, d. 2, 14)
Pensiero agostiniano
Non vantare in alcun modo i tuoi meriti, poiché anche questi tuoi meriti sono doni suoi. (En. in Ps. 144, 11)
Preghiera
Sì, o Signore, prepara ciò che sei andato a preparare; e prepara noi per te e prepara te per noi, preparandoti il posto in noi e preparando a noi il posto in te. Tu infatti hai detto: Rimanete in me e io rimarrò in voi (Gv 15, 4). Secondo che sarà più o meno partecipe di te, ciascuno avrà un merito, e quindi un premio, maggiore o minore. La molteplicità delle dimore è appunto in rapporto alla diversità dei meriti di coloro che dovranno occuparle, tutti però avranno la vita eterna e la beatitudine infinita. (In Io. Ev. 68, 3)
Lettura
Fuggire sulle ali della carità
Dove andrò per sottrarmi al tuo spirito? Lo Spirito del Signore riempie infatti tutta la terra e chi, nel mondo, può fuggire lontano da quello Spirito che riempie il mondo?
Se riprenderò le mie penne per [andare] diritto e abiterò negli estremi confini del mare, allora potrò fuggire e sottrarmi al tuo volto. Se per sottrarsi al volto di Dio vuol fuggire fino agli estremi confini del mare, sarà, questo, segno che laggiù non c’è colui dal quale fugge e del quale or ora diceva: Se scenderò nell’inferno, là pure tu sei? Strano che non sia agli estremi confini del mare colui che si trova presente anche negli inferi. Ma, dice, ora ho capito in che modo possa fuggire lontano dalla tua ira. Debbo riprendere le mie penne, non però per orientarmi in direzioni sbagliate ma giuste, senza cioè inorgoglirmi per superba presunzione e senza deprimermi in fatale disperazione. E quali sono le penne che vuol riprendere, se non quelle due ali che sono i due precetti della carità, quei precetti in cui si compendiano tutta la legge e i profeti? Dice: Basta che recuperi queste ali, queste penne, e le usi in questa maniera, andando con esse ad abitare presso gli estremi confini del mare. Facendo così potrò insieme fuggire lontano dal tuo volto e dirigermi verso il tuo volto: potrò fuggire il tuo volto adirato e contemplare il tuo volto placato. In effetti, cos’è l’estremo confine del mare se non la fine del mondo? Voliamo a quella meta con la speranza e il desiderio, avendo come ali i due precetti della carità. Non permettiamoci soste se non quando avremo raggiunto l’estremo confine del mare. Se infatti pretenderemo fermarci altrove, precipiteremo in mare. Voliamo fino al punto dove il mare finisce, sospesi con le penne del duplice amore. Nel frattempo voliamo a Dio con la speranza, e contempliamo anticipatamente con religiosa fiducia quella meta [lusinghiera] in cui termina il mare. (En. in Ps. 138, 10.12)
Per la riflessione
Non amiamo il mare, ma voliamo agli estremi confini del mare! Nessuno abbia timore, ma d’altra parte nessuno riponga la fiducia nelle sue proprie penne! (En. in Ps. 138, 13)
Pensiero agostiniano
Lo Spirito Santo viene nella nostra anima e chi possiede ciò che è principale, possiede tutto. (Sermo 161, 6.6)
Preghiera
Signore, mio Dio, sono misero e povero (Sal 85, 1), tu ricco per tutti coloro che ti invocano (Rm 10, 12), tu senza affanni, che ti affanni per noi. Recidi tutt’intorno alle mie labbra, dentro e fuori, ogni temerità e ogni menzogna. (Conf. XI, 2.3)
Lettura
La forza del timore di Dio
Non dubito, o miei cari fratelli, che nel vostro cuore sia ben radicato quel timore di Dio che vi permetterà di giungere a vera e solida fortezza. Comunemente si dice forte uno che non ha paura di nessuno: ma è una falsa fortezza quella che non pone in primo luogo il timore di Dio. Temendo si presta ascolto, prestando ascolto si ama e amando non si ha più timore: allora uno sarà veramente forte, forte non per durezza della sua superbia, ma per la sicurezza che viene dalla giustizia. Lo dice anche la Scrittura: Nel timore del Signore è la fiducia del forte (Pro 14, 26). Quando si teme la pena che viene minacciata, si impara ad amare il premio che viene promesso; e così il timore del castigo fa conservare una buona condotta di vita e la buona condotta procura tranquillità di coscienza la quale libera dal timore del castigo. In conclusione chi vuol essere libero da timore impari a temere: vivendo temporaneamente l’inquietudine del timore, potrà godere poi la tranquillità per sempre. Giovanni dice: Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore (1Gv 4, 18). Se tu dunque non vuoi avere paura, esamina se già possiedi quella carità perfetta che la caccia via. La pretesa di liberarsi dalla paura prima di aver raggiunto la perfezione di carità, rivela che si è ancora gonfi di superbia, non animati dalla carità. Come chi ha il fisico sano, quando ha fame prende del cibo, non fa il difficile, così chi ha un animo retto caccia via la paura con l’amore, non cercando falsi vanti. (Sermo 348, 1)
Per la riflessione
La salita alla sapienza parte dal timore, perché principio della sapienza è il timore del Signore. Dalla valle del pianto si sale al monte della pace. (Sermo 347, 2)
Pensiero agostiniano
La fortezza cristiana comporta non solo la pratica del bene, ma anche la pazienza di fronte al male. (Sermo 46, 13)
Preghiera
Senza dubbio, Signore, mi hai concesso una libera volontà, ma senza di te a niente riesce il mio sforzo. Tu infatti sei mio aiuto, tu che mi hai plasmato, e non mi abbandoni, tu che mi hai creato. (En. in Ps. 17, 38)
Lettura
In qual modo deve amarsi la vita eterna
A un giovane il Signore disse: Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti (Mt 19, 17). Non disse: "Se vuoi entrare nella vita eterna", ma: Se vuoi entrare nella vita, definendo vita quella che sarà la vita eterna. Ebbene, anzitutto dobbiamo porre in risalto l’amore per la eterna vita presente. In effetti, non solo si ama questa vita, quale che sia; ma si teme, si ha paura di terminare questa vita qualunque essa sia, piena di affanni, misera. Per questo motivo occorre vedere e considerare in qual modo deve amarsi la vita eterna, dal momento che tanto si ama la presente, infelice e un giorno destinata a finire. Considerate, fratelli, quanto si debba amare la vita che non dovrà mai finire. Tu dunque ami questa vita in cui soffri tanto, corri, sei pieno di preoccupazioni e di affanni e si stenta a contare tutto ciò che è necessario in questa misera vita: seminare, arare, piantare nuovi alberi, navigare, macinare, cucinare, tessere; e dopo tutte queste fatiche terminerai la vita. Ecco le sofferenze che devi sopportare in questa vita infelice che pur ami! E tu credi forse di vivere sempre e di non morire giammai? I templi, le pietre, i marmi, per quanto consolidati con ferro e con piombo, tuttavia vanno in rovina, e l’uomo crede di non morire giammai? Imparate dunque, fratelli, a cercare la vita eterna, in cui non dovrete sopportare queste sofferenze, ma regnerete in eterno con Dio. Orbene, chi brama la vita, come dice un Profeta, desidera vedere giorni felici (Sal 33, 13). Effettivamente nei giorni infelici si desidera piuttosto la morte che la vita. Individui oppressi da tribolazioni e da angosce, da tormenti e da infermità non li vediamo e sentiamo forse dire altro, se non: "O Dio, mandami la morte, accorcia i miei giorni"? Ma quando arriva la malattia, si corre, si fanno venire i medici, si promettono soldi d’oro e regali. Ma la morte stessa ti dirà: "Eccomi qui; poco prima pregavi Dio che arrivassi, e perché adesso vuoi sfuggirmi? Ho scoperto che sei un falsario e amante d’una misera vita". (Sermo 84, 1)
Per la riflessione
Non dobbiamo considerare quanto il Signore permette agli ingiusti, ma quanto riserba ai giusti. (En. in Ps. 36, II, 4)
Pensiero agostiniano
Chi vive bene meriterà una maggiore intelligenza, chi al contrario vive male, perderà anche la comprensione di ciò che aveva capito. (Sermo 252, 12)
Preghiera
Tu che esisti da sempre, e prima che noi fossimo e prima che fosse il mondo, ti sei fatto nostro rifugio dal momento in cui noi ci siamo rivolti a te. (En. in Ps. 89, 3)
Lettura
La discesa dello Spirito Santo
Celebriamo la solennità della discesa dello Spirito Santo; infatti nel giorno della Pentecoste - e questo giorno è già iniziato - si trovavano in uno stesso luogo centoventi persone, tra le quali gli Apostoli e la Madre del Signore e altri, uomini e donne, che pregavano ed aspettavano [che si adempisse] la promessa di Cristo, cioè la discesa dello Spirito Santo. Non era vana la speranza di coloro che aspettavano, perché non era fallace la promessa di colui che l’aveva preannunciata. L’atteso venne e trovò vasi mondi, dai quali poté essere accolto. Apparvero quindi ad essi come delle lingue di fuoco separate e si posarono sopra ciascuno di loro; e incominciarono a parlare lingue diverse, secondo che lo Spirito Santo dava ad essi di esprimersi (At 2, 3-4). Ciascuno di essi parlava in tutte le lingue perché preannunziava la Chiesa che sarebbe stata presente in mezzo a tutti i popoli. Uno stesso uomo era segno dell’unità; tutte le lingue parlate da uno stesso uomo erano segno che tutti i popoli si sarebbero raccolti in unità. Gli Apostoli, ripieni di Spirito Santo, parlavano, con stupore degli ascoltatori, che ne erano invece privi. Ma, e ciò è più biasimevole, non solo si stupivano, ma li schernivano e dicevano: Questi sono ubriachi e pieni di mosto! (At 2, 13) Uno scherno davvero stupido e falso! Chi è ubriaco non solo non impara una lingua straniera, ma dimentica anche la propria. Tuttavia la verità realmente parlava attraverso di loro, anche se erano ignoranti e calunniatori. Infatti gli Apostoli erano veramente pieni di vino nuovo, perché erano diventati otri nuovi. Ma gli otri vecchi si stupivano degli otri nuovi e mentre li calunniavano né si rinnovavano né venivano riempiti. Finalmente, smettendola di schernirli, prestarono orecchio agli Apostoli che parlavano e rendevano ragione di quanto era accaduto e, per grazia di Cristo, predicavano; ascoltandoli si pentirono; pentiti, si mutarono; mutati credettero; credendo meritarono di ricevere quanto con stupore avevano visto negli altri. (Sermo 266, 2)
Per la riflessione
Chi vuol avere lo Spirito Santo, si guardi dal rimanere fuori della Chiesa o d’entrarvi simulatamente oppure, se v’è già entrato con finzione, si guardi bene dal persistere in questa simulazione, se vuol veramente crescere in unione con l’albero della vita. (Ep. 185, 11.50)
Pensiero agostiniano
Chi ha lo Spirito Santo è nella Chiesa, la quale parla tutte le lingue. (Sermo 268, 2)
Preghiera
O verità, luce del mio cuore, non vorrei che fossero le mie tenebre a parlarmi. […] Non sia io per me la mia vita: di me vissi male, fui morte per me, e in te rivivo: parlami, ammaestrami. (Conf. XII, 10.10)
Lettura
L’inabitazione nelle anime della Trinità
Ma ciò che desta molto maggiore meraviglia è il fatto che Dio, pur essendo intero in ogni luogo, tuttavia non abita in tutti gli uomini. Non a tutti infatti può applicarsi l’affermazione dell’Apostolo già da me citata, oppure anche quest’altra: Non sapete che voi siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? (1Cor 3, 16) Ecco perché al contrario il medesimo Apostolo dice a proposito di alcuni: Chi non ha lo Spirito di Cristo, costui non appartiene a lui (Rm 8, 9). Chi, inoltre, oserebbe pensare, tranne chi ignora del tutto l’inseparabilità della Trinità, che il Padre e il Figlio possano abitare in qualcuno in cui non abita lo Spirito Santo, oppure che lo Spirito Santo abiti in qualcuno in cui non abitano il Padre e il Figlio? Perciò si deve ammettere che Dio è dappertutto con la presenza della divinità, ma non dappertutto con la grazia con cui abita nelle anime. A causa di tale inabitazione nelle anime, nella quale si riconosce senz’alcun dubbio la grazia del suo amore, noi non diciamo: "Padre nostro, che sei dappertutto", pur essendo ciò vero, bensì: Padre nostro che sei nei cieli (Mt 6, 9), affinché nella preghiera ricordiamo piuttosto il suo tempio, come lo dobbiamo essere anche noi poiché, nella misura in cui lo siamo, apparteniamo alla comunione con lui e alla famiglia dei suoi figli adottivi. Ora, se il popolo di Dio non ancora diventato uguale agli Angeli suoi viene detto suo tempio già fin d’ora nel presente pellegrinaggio, quanto più è tempio suo nel cielo, dov’è il popolo degli Angeli, ai quali dobbiamo unirci e diventar simili quando al termine del pellegrinaggio riceveremo il premio promesso? (Ep. 187, 5.16)
Per la riflessione
Questo mistero è lontano dal cuore dei sapienti superbi e perciò non cristiani, e per conseguenza neppure davvero sapienti. (Ep. 187, 6.21)
Pensiero agostiniano
Lo Spirito di Dio dimora nell’anima e, tramite l’anima, nel corpo, così che anche i nostri corpi sono tempio dello Spirito Santo che abbiamo da Dio. (Sermo 161, 6.6)
Preghiera
Signore Dio mio, quanto sei eccelso! Eppure quanti si abbassano in cuore (Dan 3, 87) sono la tua casa. Tu infatti sollevi gli abbattuti e non cadono quanti hanno in te la loro elevatezza. (Conf. XI, 31.41)
Lettura
Siamo tempio di Dio
Dio, presente dappertutto nella sua totalità, non abita in tutti, ma solo in coloro che egli fa diventare suo santo tempio o altrettanti suoi santi templi, liberandoli dal potere delle tenebre e trasferendoli nel regno del suo Figlio diletto (Col 1, 13), regno che ha inizio con la rigenerazione. "Tempio di Dio" poi è un termine usato in sensi diversi: è usato in senso simbolico quando è costruito dalla mano dell’uomo con materie inanimate, com’era il tabernacolo fatto di legno, di veli, di pelli e d’altri simili arredi e com’era lo stesso tempio costruito dal re Salomone con pietre, legnami e metalli; in un altro senso invece si chiama "tempio di Dio" nella sua vera realtà, la quale è rappresentata allegoricamente da quelle cose simboliche. Per tale motivo è detto: E voi, come pietre vive, costruitevi in modo da formare una casa spirituale (1Pt 2, 5). Per lo stesso motivo sta anche scritto: Noi infatti siamo tempio del Dio vivo, come dice Dio stesso: Io abiterò tra loro e camminerò in mezzo a loro; io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo (2Cor 6, 16).
Non ci deve nemmeno fare impressione il fatto che Dio compie prodigi per mezzo di alcuni individui che non fanno parte - o non fanno ancora parte - di questo tempio, cioè coloro in cui Dio non abita o ancora non abita, come li compiva per mezzo di quel tale che scacciava i demoni nel nome di Cristo pur non essendo ancora suo seguace; eppure Cristo ordinò che lo lasciassero fare, poiché la sua azione serviva a far conoscere a molti il proprio nome. (Ep. 187, 12.35-36)
Per la riflessione
Quando tu pensi all’inabitazione di Dio, pensa all’unità e alla comunione dei Santi, specialmente nel cielo, ove si dice che soprattutto Dio abita, poiché lì si compie perfettamente la sua volontà mediante la perfetta obbedienza dei Santi in cui egli abita; ed in secondo luogo in terra ove Dio, edificandola, abita la sua casa, che dovrà essere dedicata alla fine del mondo. (Ep. 187, 13.41)
Pensiero agostiniano
Ve ne sono alcuni che certamente possiedono il dono di Dio, e non vogliono gloriarsi in Dio, ma in se medesimi; hanno certamente costoro il dono di Dio, ma non fanno parte della bellezza della casa di Dio. (En. in Ps. 25, II, 12)
Preghiera
O Signore Dio nostro, rendici felici di te, affinché arriviamo fino a te. Non vogliamo esser beati in virtù dell’oro o dell’argento o di poderi; non vogliamo esser felici per questi beni terreni pieni di vanità e transitori della vita caduca. La nostra bocca non proferisca la vanità. (Sermo 113, 6)
Lettura
Le opere della SS. Trinità sono inseparabili
La fede cattolica, solidamente rafforzata dallo Spirito di Dio nei suoi santi, insegna, contro ogni perversa eresia, che le opere del Padre e del Figlio sono inseparabili. Che significa questo? Che come il Padre e il Figlio sono inseparabili, così anche le opere del Padre e del Figlio sono inseparabili. Come possiamo dire che il Padre e il Figlio sono inseparabili? Perché egli stesso afferma: Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10, 30). Il Padre e il Figlio non sono due dèi, ma un solo Dio; il Verbo e colui di cui egli è il Verbo, sono un solo e unico Dio. Il Padre e il Figlio, intimamente congiunti nella carità, sono un solo Dio, e uno solo è anche il loro Spirito di carità, di modo che il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo formano la Trinità. Come dunque sono uguali e inseparabili le persone, non soltanto le persone del Padre e del Figlio, ma anche dello Spirito Santo, così sono inseparabili anche le loro opere. Per maggior chiarezza lo ripeto ancora: le loro opere sono inseparabili. La fede cattolica non insegna che Dio Padre ha fatto una cosa e il Figlio un’altra distinta; ma che il Padre ha fatto ciò che anche il Figlio ha fatto, ciò che anche lo Spirito Santo ha fatto. Per mezzo del Verbo infatti furono fatte tutte le cose. Quando disse e furono fatte, furono fatte per mezzo del Verbo, per mezzo del Cristo. Infatti in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio; tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui (Gv 1, 1-3). Se tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui, quando Dio disse: Sia luce e fu la luce, operò nel Verbo, operò per mezzo del Verbo. (In Io. Ev. 20, 3)
Per la riflessione
La fede cattolica ritiene che le opere del Padre e del Figlio sono inseparabili. Capisca chi può (Mt 19, 12). Chi non riuscirà a capire, non lo rimproveri a me, ma alla propria lentezza e si rivolga a colui che apre il cuore perché vi riversi il suo dono. (In Io. Ev. 20, 3)
Pensiero agostiniano
Sia in te la carità e necessariamente ne conseguirà la pienezza della scienza. Che cosa non conosce, infatti, colui che conosce la carità? (En. in Ps. 79, 2)
Preghiera
Il favore della tua grazia, Signore, mi ha sostenuto. La tua correzione, non consentendomi di deviare, mi ha guidato in modo che qualsiasi cosa faccia abbia per scopo quel fine nel quale si è uniti a te. La medesima tua correzione mi insegnerà a giungere là dove mi ha diretto. (En. in Ps. 17, 38)
Lettura
Le opere inseparabili del Padre e del Figlio
Ritorna dunque con me a ciò che dicevo, [a proposito della inseparabilità delle opere della SS. Trinità,] per vedere se riusciamo ad intendere in modo tale da superare insieme la difficoltà. Poiché io, secondo la fede cattolica, vedo come uscirne senza danno, senza inciampare; tu invece, chiuso d’ogni parte, cerchi una via d’uscita. Guarda per dove sei entrato. Forse non hai capito ciò che ti ho detto: Guarda per dove sei entrato; ascolta colui che dice: Io sono la porta (Gv 10, 7). Non per nulla cerchi una via d’uscita e non la trovi, perché non sei entrato per la porta ma, calandoti per il muro, sei caduto. Cerca, dunque, di rialzarti dalla tua caduta, ed entra per la porta, se vuoi entrare senza danno e uscire senza errare. Entra per Cristo, e non dire ciò che ti viene in mente, ma ciò che lui ti rivela. E’ questo che devi dire. Ecco come la fede cattolica esce da questa difficoltà. Il Figlio camminò sul mare, posò i piedi di carne sopra le onde: era la carne che camminava, e la divinità la sosteneva. Il Padre era in questo caso forse assente? Se fosse stato assente, come potrebbe il Figlio dire: Il Padre che dimora in me, è lui che compie le opere (Gv 14, 10)? Se il Padre, che dimora nel Figlio, è lui che compie le sue opere, il camminare del corpo sopra il mare era opera del Padre, che egli compiva per mezzo del Figlio. Cioè, quel camminare sulle onde era opera inseparabile del Padre e del Figlio; li vedo all’opera tutti e due: il Padre non abbandona il Figlio, né il Figlio si allontana dal Padre. Insomma, tutto ciò che fa il Figlio, non lo fa senza il Padre, perché tutto ciò che fa il Padre non lo fa senza il Figlio. (In Io. Ev. 20, 6)
Per la riflessione
La parola di Dio provoca turbamento nei cuori che non sono retti, mentre stimola i cuori ben disposti. (In Io. Ev. 20, 5)
Pensiero agostiniano
Senza la tua volontà, la giustizia di Dio può esserci, ma in te non può esserci, se sei contrario. (Sermo 169, 11.13)
Preghiera
Tu, Signore, Signore. Cioè: tu che sei Signore con assoluta verità; non come sono signori gli uomini che si comprano [gli schiavi] sborsando di tasca propria, ma come lo è quell’unico Signore che [ci] comprò a prezzo del [suo] sangue. Signore, Signore, tu che mi dai la forza per la mia salvezza. (En. in Ps. 139, 11)
Lettura
Desiderio di purificare l’occhio del cuore
Che cosa turba l’occhio del cuore? Ciò che turba, ottura e offusca l’occhio del cuore è la cupidigia, l’avidità, l’iniquità, l’amore del mondo. E tuttavia con quanta cura si cerca il medico, quando l’occhio del corpo è turbato, come siamo solleciti di farlo aprire e farlo liberare dalle impurità affinché guarisca e possa vedere la luce terrena! Si corre, non ci si dà pace, non si aspetta un momento anche se cade nell’occhio soltanto una pagliuzza. Il sole che desideriamo vedere con occhi sani, lo ha fatto certamente Dio. Naturalmente è molto più luminoso del sole Colui che lo ha fatto, e la luce che si addice all’occhio dell’anima è di natura del tutto diversa. Quella luce è l’eterna sapienza. D’altra parte Dio ti ha fatto, o uomo, a sua immagine. Ti avrebbe forse dato il mezzo di vedere il sole fatto da lui e non ti avrebbe dato il mezzo di vedere il tuo Creatore, dal momento che ti ha fatto a sua immagine? Ti ha dato anche questo: t’ha dato l’uno e l’altro mezzo. Mentre tieni assai cari gli occhi esterni, trascuri assai l’occhio interiore; lo porti sciupato e ferito. Se il tuo Creatore vorrà mostrarsi a te, sarà per te un tormento; sarà un tormento per il tuo occhio prima che venga curato e guarito. Poiché anche nel paradiso Adamo peccò e si nascose allo sguardo di Dio. Allorché dunque aveva il cuore sano della pura coscienza, godeva della presenza di Dio; dopo che il suo occhio rimase ferito dal peccato, provò paura della luce divina, cercò uno scampo nelle tenebre e nel folto degli alberi, fuggendo la verità e bramando le ombre dell’errore. (Sermo 88, 6)
Per la riflessione
Ora siamo malati, soffriamo, giaciamo nel letto dell’infermità, ma non dobbiamo disperare. Siccome poi non potevamo andare dal medico, s’è degnato di venire da noi lui in persona. (Sermo 88, 7)
Pensiero agostiniano
A noi sani il medico ha dato i comandamenti; il medico ci ha dato i comandamenti perché non avessimo bisogno del medico. Non hanno bisogno del medico i sani - è detto - ma i malati (Mt 9, 12). (Sermo 88, 7)
Preghiera
O Mercante buono, acquistaci! Che sto a dire "acquistaci", quando dobbiamo rendere grazie perché ci hai già comprati? Tu versi per noi il nostro prezzo e noi beviamo il tuo sangue; dunque tu versi per noi il nostro prezzo. (Sermo 130, 2)
Lettura
Scioglierò i miei voti davanti a quanti lo temono
Quali sono i suoi voti? Il sacrificio che ha offerto a Dio. Conoscete qual è questo sacrificio? I fedeli conoscono i voti che ha sciolto alla presenza di quanti lo temono; aggiunge infatti: Mangeranno i poveri e saranno saziati. Beati i poveri perché mangiano per essere saziati; i poveri infatti mangiano, mentre i ricchi non sono saziati perché non hanno fame. Mangeranno i poveri: ad essi apparteneva quel Pietro pescatore, quell’altro pescatore Giovanni e Giacomo suo fratello, e anche Matteo il pubblicano. Facevano parte dei poveri coloro che hanno mangiato e si sono saziati, ed hanno sofferto per le cose che hanno mangiato. Egli offrì la sua cena ed offrì la sua passione; e si è saziato colui che lo ha imitato. I poveri lo hanno imitato; essi infatti hanno sofferto per andar dietro alle orme di Cristo. […] I ricchi lodano se stessi, i poveri lodano il Signore. Perché sono poveri? Perché lodano il Signore ed il Signore cercano. (En. in Ps. 21, II, 27)
Per la riflessione
Sarà necessario, è vero, che esso venga celebrato visibilmente, tuttavia occorrerà sempre che lo si intenda spiritualmente. Esaltate il Signore nostro Dio e adorate lo sgabello dei suoi piedi, poiché è santo. (En. in Ps. 98, 9)
Pensiero agostiniano
Si avvicinarono i Giudei a Cristo per crocifiggerlo: quanto a noi, avviciniamoci a Cristo per ricevere il suo corpo e il suo sangue. (En. in Ps. 33, d. 2, 10)
Preghiera
Signore, non mi abbandonarmi mai! Se mi hai abbandonato perché mi si palesi quanto sia grande la mia debolezza senza il tuo soccorso, non abbandonarmi però mai, perché non perisca. Ecco dunque, tu hai ordinato che i tuoi comandamenti siano osservati oltre misura. Non posso addurre più la scusa della mia ignoranza, ma, siccome io sono ancora debole, oh, siano i miei passi diretti a custodire le vie della tua giustizia! Allora io non sarò confuso, quando avrò lo sguardo rivolto ai tuoi comandamenti. Allora ti confesserò nella rettitudine del cuore per aver imparato i decreti della tua giustizia, allora custodirò le vie della tua giustizia. Se mi hai abbandonato per impedire che io mi gloriassi di me stesso, non mi abbandonare mai. Fa’ che, giustificato da te, abbia a gloriarmi in te. (En. in Ps. 118, d. 4, 5)
Lettura
Servire Cristo nei fratelli
Mi segua vuol dunque dire: segua le mie vie, non le sue, così come altrove sta scritto: Chi dice di essere in Cristo, deve camminare così come egli camminò (1Gv 2, 6). Così, ad esempio, se uno porge il pane a chi ha fame, deve farlo animato da misericordia, non per vanità, non deve cercare in quel gesto altro che l’opera buona, senza che sappia la sinistra ciò che fa la destra, di modo che l’opera di carità non debba essere sciupata da secondi fini. Chi opera in questo modo, serve Cristo; e giustamente sarà detto di lui: Ogni volta che l’avete fatto ai più piccoli dei miei fratelli, lo avete fatto a me (Mt 25, 40). Chi compie per Cristo, non solamente opere di misericordia corporali, ma qualsiasi opera buona [e qualsiasi opera è buona se tiene conto del principio che il fine di tutta la legge è Cristo, a giustizia di ognuno che crede (Rm 10, 4)], egli è servo di Cristo, specie se giungerà fino a quella grande opera di carità che consiste nell’offrire la propria vita per i fratelli, che equivale a offrirla per Cristo.
Sicché, o fratelli, quando sentite il Signore che dice: Dove sono io, là sarà anche il mio servo, non vogliate pensare solamente ai vescovi e sacerdoti degni. Anche voi, ciascuno a suo modo, potete servire Cristo, vivendo bene, facendo elemosine, facendo conoscere a quanti vi è possibile il suo nome e il suo insegnamento. E così ogni padre di famiglia si senta impegnato, a questo titolo, ad amare i suoi con affetto veramente paterno. Per amore di Cristo e della vita eterna, educhi tutti quei di casa sua, li consigli, li esorti, li corregga, con benevolenza e con autorità. Egli eserciterà così nella sua casa una funzione sacerdotale e in qualche modo episcopale, servendo Cristo per essere con lui in eterno. (In Io. Ev. 51, 12-13)
Per la riflessione
Servono Gesù Cristo coloro che non cercano i propri interessi, ma quelli di Gesù Cristo. (In Io. Ev. 51, 12)
Pensiero agostiniano
Qualunque cosa uno faccia, se lo fa con l’intenzione di conseguirne dei vantaggi materiali, lo fa servilmente. (Sermo 33, 3)
Preghiera
O Dio, tu sei Uno; vieni in mio aiuto tu, cui sono soggette tutte le cose prive di autosufficienza, cui obbedisce ogni anima buona. (Sol. I, 1.4)
Lettura
Quando compiamo qualche buona azione pensiamo all’eternità
Non potete servire a due padroni. Quindi dobbiamo con cuore sincero fare del bene per tutti, in vista del regno di Dio e nel compiere l’opera buona non attendere la ricompensa degli utili nel tempo o sola o assieme al regno di Dio. E a significare tutte le cose nel tempo ha indicato il domani, dicendo: Non affannatevi per il domani (Mt 6, 34). Difatti non si può indicare il domani se non nel tempo, in cui al passato segue il futuro. Dunque quando compiamo qualche buona azione, non pensiamo alle cose del tempo, ma all’eternità: allora l’azione sarà buona e perfetta. Infatti il domani, soggiunge, avrà già per sé le sue inquietudini, ossia: quando sarà necessario, prendi il cibo, la bevanda, il vestito, quando cioè il bisogno comincerà a pressare. Vi saranno allora questi utili, perché il nostro Padre sa che di tutte queste cose abbiamo bisogno. Infatti, conclude, a ciascun giorno basta la sua afflizione (Mt 6, 34), cioè: Basta che ad usare questi beni solleciti il bisogno. Ritengo che appunto per questo l’ha considerata afflizione, perché è per noi causa di pena, in quanto appartiene a questa soggezione alla sofferenza e alla morte che abbiamo meritato peccando. Dunque alla pena del bisogno nel tempo non aggiungere un male più grave, al punto che non solo soffri la mancanza di questi beni, ma anche che soltanto per soddisfarla onori Dio. (De serm. Domini in monte II, 17.56)
Per la riflessione
Appare evidente che nostro Signore non disapprova se, secondo l’umana usanza, ci si procura il vitto, ma se per esso si è al servizio di Dio, sicché nelle proprie attività non si ha di mira il regno di Dio, ma il conseguimento degli utili. (De serm. Domini in monte. II, 17.57)
Pensiero agostiniano
E’ necessario che tu ti converta, perché, rimandando, non sia sorpreso da morte improvvisa e così non si trovi proprio nulla che tu abbia radunato nel presente per poi possedere nel futuro. (Sermo 18, 5)
Preghiera
O cibo e pane degli angeli! Di te si nutrono gli angeli, di te si saziano senza stancarsi, di te vivono, di te sono come impregnati, di te sono beati. Dove ti trovi invece per causa mia? (Sermo 196, 3)
Lettura
Il pane eucaristico è segno di unità tra i credenti
Bisogna che sappiate che cosa avete ricevuto, che cosa riceverete, che cosa ogni giorno dovrete ricevere. Quel pane che voi vedete sull’altare, santificato con la parola di Dio, è il corpo di Cristo. Il calice, o meglio quel che il calice contiene, santificato con la parola di Dio, è sangue di Cristo. Con questi [segni] Cristo Signore ha voluto affidarci il suo corpo e il suo sangue che ha sparso per noi per la remissione dei peccati. Se voi li avete ricevuti bene, voi stessi siete quel che avete ricevuto. L’Apostolo infatti dice: Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo (1Cor 10, 17). E in questo pane vi viene raccomandato come voi dobbiate amare l’unità. Infatti quel pane è forse fatto di un sol chicco di grano? Non eran molti i chicchi di frumento? Ma prima di diventar pane erano separati e sono stati uniti per mezzo dell’acqua, dopo essere stati in qualche modo macinati. (Sermo 227, 1)
Per la riflessione
Dice l’Apostolo: Chi mangia il corpo di Cristo o beve il calice del Signore indegnamente sarà reo del corpo e del sangue del Signore (1Cor 11, 27). Che vuol dire ricevere indegnamente? Ricevere con derisione, ricevere senza convinzione. Non ti sembri di poco valore per il fatto che lo vedi. Quel che tu vedi, passa; ma l’invisibile che viene espresso nel segno, quello non passa, rimane. (Sermo 227, 1)
Pensiero agostiniano
È stato proprio lo Spirito Santo a volere che, in onore di un così augusto Sacramento, nella bocca del cristiano entrasse il corpo del Signore prima di ogni altro cibo. (Ep. 54, 6.8)
Preghiera
O Dio, che ci unisci; o Dio, che ci induci alla verità piena; o Dio, che ci manifesti la pienezza del bene e non ci rendi incapaci di seguirlo né permetti che altri lo faccia: ti scongiuro. (Sol. I, 1.3)
Lettura
L’Eucarestia fonte della nostra salvezza
Qualcuno dirà che non si deve ricevere l’Eucarestia tutti i giorni. Se tu gli domandassi perché, ti potrebbe rispondere: "Perché si devono scegliere i giorni in cui si vive con maggior purezza e continenza per accostarsi degnamente a un sì augusto sacramento, poiché chi mangerà indegnamente, mangia e beve la propria condanna" (1Cor 11, 29). Un altro invece potrebbe dire: "Al contrario, se la piaga del peccato è così grave e tale la violenza del morbo spirituale, che si debbano differire siffatte medicine, uno dev’essere allontanato dall’altare per ordine del vescovo affinché faccia penitenza; solo in seguito dev’essere riconciliato con Dio con l’assoluzione impartita dalla medesima autorità: si riceverebbe infatti indegnamente il sacramento, se si ricevesse nel tempo in cui uno deve far penitenza; nessuno dovrebbe di proprio arbitrio astenersi dalla comunione o accostarsene quando gli aggrada. A ogni modo, se i peccati non son così gravi da meritare la scomunica, nessuno deve star lontano dalla medicina quotidiana del Corpo del Signore". Fra i due forse risolve meglio la questione chi inculca di rimanere soprattutto nella pace di Cristo; ciascuno poi faccia quel che crede dover fare secondo la propria fede e il sentimento della sua pietà. Nessuno dei due oltraggia il corpo e il sangue del Signore; tutti e due al contrario fanno a gara per onorare il sacramento ch’è fonte della nostra salvezza. (Ep. 54, 3.4)
Per la riflessione
Gli orgogliosi non mi calunnino (Sal 118, 122), se ripensando al prezzo del mio riscatto, io ne mangio, ne bevo, se ne distribuisco agli altri; se, povero, desidero saziarmene insieme a quanti se ne nutrono e ne sono saziati. Lodano il Signore coloro che lo cercano (Sal 21, 27). (Conf. X, 43.70)
Pensiero agostiniano
Nessuno dà in cibo se stesso ai convitati: Cristo Signore lo fa; egli invita, egli (che è) il cibo e la bevanda. (Sermo 329, 1)
Preghiera
Per Cristo ti supplico, in nome di quel santo dei santi nessuno mi sia di impedimento. Anch’io ho creduto, perciò anche parlo (Sal 115, 10). Questa è la mia speranza, per questa vivo: di contemplare le delizie del Signore (Sal 26, 4). (Conf. XI, 22.28)
Lettura
La nascita di san Giovanni Battista
Di nessuno la Chiesa ha celebrato il giorno della nascita secondo la carne, né dei Profeti, né dei Patriarchi e neppure degli Apostoli: celebra unicamente due Natività, di Giovanni Battista e di Cristo.
Nacque Giovanni, nacque anche Cristo: Giovanni fu annunziato da un angelo, Cristo fu annunziato da un angelo. Grande prodigio l’uno e l’altro. Una donna sterile genera il precursore, che è servo, da un uomo avanzato in età; una vergine, senza concorso di uomo, genera il Signore che è il padrone. Grande uomo Giovanni, ma Cristo più che uomo, perché è uomo e Dio. Grande uomo; ma l’uomo doveva essere umiliato, perché tornasse a esaltazione di Dio. Infine, apprendi da quello stesso uomo perché doveva essere umiliato l’uomo: Non sono degno di sciogliere il legaccio del suo sandalo (Gv 1, 27). Nel caso se ne fosse ritenuto degno, quanto non si sarebbe umiliato? Neppure di questo si disse degno. Si annientò completamente e si abbassò fino ad essere sepolto. Era infatti una lucerna e aveva timore di essere spento dal vento della superbia.
Infine, poiché nei confronti di Cristo doveva essere umiliato ogni uomo, perciò anche Giovanni; e che Cristo uomo-Dio doveva essere esaltato, lo rivelò la nascita e la diversa passione. Giovanni nacque in questo giorno: da esso la luce del giorno decresce. Cristo nacque il venticinque dicembre: da questa data cresce la luce del giorno. Nella passione, Giovanni fu privato del capo, Cristo venne esaltato sulla croce. (Sermo 287, 1.1; 2.3; 3.4)
Per la riflessione
Il Verbo né progredisce per stesso, né va riducendosi in sé. Al contrario, si dice che fa progressi in noi quando, avanzando nella perfezione, ci eleviamo verso di lui. (Sermo 288, 5)
Pensiero agostiniano
Quanto più conosci Dio, e quanto più lo accogli in te, tanto più apparirà che Dio cresca in te; in sé però non diminuisce, essendo sempre perfetto. (In Io. Ev. 14, 5)
Preghiera
Hai allietato con la gioia spirituale la mia mente. E la tua coppa inebriante quanto è eccellente! E la tua coppa che dà l’oblio delle passate vane delizie, quanto è eccellente! (En. in Ps. 22, 5)
Lettura
Procuriamo di accostarci all’altare con innocenza
Anche noi oggi riceviamo un cibo visibile: ma altro è il sacramento, altra è la virtù del sacramento. Quanti si accostano all’altare e muoiono, e, quel che è peggio, muoiono proprio perché ricevono il sacramento! E’ di questi che parla l’Apostolo quando dice: Mangiano e bevono la loro condanna (1Cor 11, 29). Non si può dire che fosse veleno il boccone che Giuda ricevette dal Signore. E tuttavia non appena lo ebbe preso, il nemico entrò in lui; non perché avesse ricevuto una cosa cattiva, ma perché, malvagio com’era, ricevette indegnamente una cosa buona. Procurate dunque, o fratelli, di mangiare il pane celeste spiritualmente, di portare all’altare l’innocenza. I peccati, anche se quotidiani, almeno non siano mortali. Prima di accostarvi all’altare, badate a quello che dite: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori (Mt 6, 12). Perdona e ti sarà perdonato: accostati con fiducia, è pane, non è veleno. Ma perdona sinceramente: perché se non perdoni sinceramente, mentisci, e mentisci a colui che non puoi ingannare. Puoi mentire a Dio, ma non puoi ingannarlo. Egli sa come stanno le cose. Egli ti vede dentro, dentro ti esamina, ti guarda e ti giudica, ti condanna o ti assolve. (In Io. Ev. 26, 11)
Per la riflessione
Questo è - dunque - il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia (Gv 6, 50). Ma questo si riferisce alla virtù del sacramento, non alla sua forma visibile: ciò che conta è che uno mangi interiormente, non solo esteriormente: che mangi col cuore, non che mastichi coi denti. (In Io. Ev. 26, 12)
Pensiero agostiniano
Questo mistero [l’Eucarestia] è lontano dal cuore dei sapienti superbi e perciò non cristiani. (Ep. 187, 6.21)
Preghiera
Signore, non temerò il male, perché tu abiti, grazie alla fede, nel mio cuore; ed ora sei con me, affinché, dopo l’ombra della morte, sia anch’io con te. (En. in Ps. 22, 4)
Lettura
Nell’Eucarestia è la vita eterna
Disse allora Gesù ai dodici - cioè a quei dodici che erano rimasti -: Volete andarvene anche voi? Non se ne andò nessuno, neppure Giuda. Il motivo per cui Giuda rimase era già chiaro al Signore, e più tardi lo fu anche per noi. Pietro rispose per tutti, uno per molti, l’unità per l’universalità: Gli rispose Simon Pietro: Signore, da chi andremo? Se ci scacci da te, dacci un altro simile a te. Da chi andremo? Se ci allontaniamo da te, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. Vedete come Pietro, per grazia di Dio, per ispirazione dello Spirito Santo, ha capito? Perché ha capito? Perché ha creduto. Tu hai parole di vita eterna. Tu ci dai la vita eterna offrendoci il tuo corpo e il tuo sangue. E noi abbiamo creduto e conosciuto. Non dice: abbiamo conosciuto e creduto, ma abbiamo creduto e conosciuto. Abbiamo creduto per poter conoscere; se, infatti, avessimo voluto conoscere prima di credere, non saremmo riusciti né a conoscere né a credere. Che cosa abbiamo creduto e che cosa abbiamo conosciuto? Che tu sei il Cristo Figlio di Dio (Gv 6, 68-70), cioè che tu sei la stessa vita eterna, e nella carne e nel sangue ci dai ciò che tu stesso sei. (In Io. Ev. 1, 12)
Per la riflessione
Il Signore ci dà la sua carne da mangiare; ma intendere questo secondo la carne è morte, mentre il Signore ci dice che nella sua carne si trova la vita eterna. Non dobbiamo quindi intendere secondo la carne neppure la carne. (In Io. Ev. 27, 1)
Pensiero agostiniano
[L’Eucarestia] è un cibo che ristora e non viene meno; è un cibo che, quando lo si prende, non si consuma; è un cibo che sazia gli affamati e rimane intero. (Sermo 28, 2)
Preghiera
Ti comprenderò, o tu che mi comprendi; ti comprenderò come sono anche compreso da te. Virtù dell’anima mia, entra in essa e adeguala a te, per tenerla e possederla senza macchia né ruga. Questa è la mia speranza. (Conf. X, 1.1)
Lettura
Il sacramento della nostra pace e unità
Il Signore nostro Gesù Cristo sappiamo da dove ha ricevuto il corpo: dalla Vergine Maria. […] Questo pane come può essere il suo corpo? E questo calice, o meglio ciò che è contenuto nel calice, come può essere il sangue suo? Queste cose, fratelli, si chiamano sacramenti proprio perché in esse si vede una realtà e se ne intende un’altra. Ciò che si vede ha un aspetto materiale, ciò che si intende produce un effetto spirituale. Se vuoi comprendere [il mistero] del corpo di Cristo, ascolta l’Apostolo che dice ai fedeli: Voi siete il corpo di Cristo e sue membra (1Cor 12, 27). Se voi dunque siete il corpo e le membra di Cristo, sulla mensa del Signore è deposto il mistero di voi: ricevete il mistero di voi. A ciò che siete rispondete: Amen e rispondendo lo sottoscrivete. Ti si dice infatti: Il Corpo di Cristo, e tu rispondi: Amen. Sii membro del corpo di Cristo, perché sia veritiero il tuo Amen. Perché dunque [il corpo di Cristo] nel pane? Non vogliamo qui portare niente di nostro; ascoltiamo sempre l’Apostolo il quale, parlando di questo sacramento, dice: Pur essendo molti formiamo un solo pane, un solo corpo (1Cor 10, 17). Cercate di capire ed esultate. Unità, verità, pietà, carità. Un solo pane: chi è questo unico pane? Pur essendo molti, formiamo un solo corpo. Ricordate che il pane non è composto da un solo chicco di grano, ma da molti. […] E ciò che dobbiamo intendere del calice, anche se non è stato detto, ce l’ha fatto capire abbastanza. Come infatti perché ci sia la forma visibile del pane molti chicchi di grano vengono impastati fino a formare un’unica cosa - come se avvenisse quanto la sacra Scrittura dice dei fedeli: Avevano un’anima sola e un solo cuore protesi verso Dio (At 4, 32) - così è anche per il vino. Fratelli, pensate a come si fa il vino. Molti acini sono attaccati al grappolo, ma il succo degli acini si fonde in un tutt’uno. Cristo Signore ci ha simboleggiati in questo modo e ha voluto che noi facessimo parte di lui, consacrò sulla sua mensa il sacramento della nostra pace e unità. (Sermo 272, 1)
Per la riflessione
Chi riceve il sacramento dell’unità e non conserva il vincolo della pace riceve non un sacramento a sua salvezza, ma una prova a suo danno. (Sermo 272, 1)
Pensiero agostiniano
Cristo è immolato ogni giorno per noi. (En. in Ps. 75, 15)
Preghiera
Sii per me un Dio protettore. Non sarò salvo se non in te. Se tu non sarai il mio riposo, la mia malattia non potrà essere guarita. Sollevami dalla terra; fa’ che io mi posi in te, in modo che ascenda a un luogo veramente munito. (En. in Ps. 70, d. 1, 5)
Lettura
Chi non mangerà della mia carne non avrà la vita eterna
Se vado a ricercate cosa debba intendersi per sgabello dei suoi piedi, mi dice la Scrittura: Sgabello dei miei piedi è la terra. Nella mia incertezza mi volgo a Cristo, poiché è di lui che vado in cerca. In lui trovo come si possa adorare la terra, sgabello dei piedi di Dio, senza cadere nell’empietà. Egli infatti dalla terra assunse la terra, poiché la nostra carne proviene dalla terra e lui prese la carne dalla carne di Maria. Rivestito di questa carne mosse i suoi passi quaggiù e la stessa carne ci lasciò affinché ne mangiassimo per conseguire la salute. Orbene nessuno mangia quella carne senza prima averla adorata. Ecco dunque trovata la maniera d’adorare lo sgabello dei piedi del Signore, e trovata in modo che non soltanto non si pecchi adorandolo, ma si pecchi non adorandolo. Ma sarà forse la carne a darci la vita? Diceva il Signore, proprio mentre inculcava gli effetti di tale terra: Lo Spirito è colui che vivifica, la carne non giova a nulla. […] Quando il Signore inculcava questa verità, aveva da poco tenuto un discorso sulla propria carne e aveva detto: Chi non mangerà la mia carne non avrà in sé la vita eterna. Alcuni suoi discepoli, una settantina circa, rimasero scandalizzati e dissero: È duro questo parlare; chi può capirci qualcosa? E si allontanarono da lui e non vollero più seguirlo. Sembrarono loro dure le parole: Chi non mangerà della mia carne non avrà la vita eterna, poiché le avevano intese stupidamente. Ragionando in modo carnale, avevano pensato che il Signore avrebbe tagliuzzato il suo corpo in particelle dandole loro da mangiare. Per questo dissero: Questo discorso è duro. Essi erano duri, non il discorso. Se infatti non fossero stati duri ma arrendevoli, si sarebbero detti: Non senza un perché ci dice queste cose; è segno che lì sotto è nascosto un qualche sacramento. (En. in Ps. 98, 9)
Per la riflessione
O sacramento di pietà! O simbolo di unità! O vincolo di carità! Chi vuol vivere, ha dove vivere, ha di che vivere. (In Io. Ev. 26, 13)
Pensiero agostiniano
Sarà necessario, è vero, che esso venga celebrato visibilmente, tuttavia occorrerà sempre che lo si intenda spiritualmente. (En. in Ps. 98, 9)
Preghiera
O Dio, luce del mio cuore, pane della bocca interiore della mia anima, virtù fecondatrice della mia intelligenza, grembo del mio pensiero! (Conf. I, 13.21)
Lettura
Pietro è figura dell’unica Chiesa
Il brano del Vangelo ci racconta come Cristo Signore camminò sulle acque del mare e come l’apostolo Pietro camminando sull’acqua ebbe paura e tentennò e, poiché non aveva fede, stava affondando, ma poi, riconoscendo la propria debolezza, venne di nuovo a galla. Questo brano ci suggerisce che il mare è la vita presente e che l’apostolo Pietro invece è la figura dell’unica Chiesa. Lo stesso Pietro infatti, ch’è il primo nella serie degli Apostoli e assai ardente nell’amore per il Cristo, è spesso lui il solo che risponde per tutti gli altri. Infine quando il Signore Gesù Cristo domandò ai discepoli chi la gente pensasse che egli fosse e i discepoli avevano riferito le diverse opinioni della gente, avendo il Signore chiesto di nuovo e avendo detto: Ma voi chi dite che io sia? fu proprio Pietro a rispondere: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16, 15-16). Diede la risposta uno solo per molti, l’unità che tiene uniti molti. Allora il Signore gli disse: Beato te, Simone, figlio di Giona, poiché questa verità non te l’ha rivelata né la carne né il sangue, ma il Padre mio celeste. Poi soggiunse: E io ti dico (Mt 16, 17ss). Come se avesse voluto dire: "Poiché tu mi hai detto: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, anch’io ti dico: Tu sei Pietro". Prima infatti si chiamava Simone. Questo nome di Pietro gli fu posto dal Signore e questo nome aveva un significato simbolico, quello cioè di rappresentare la Chiesa. (Sermo 76, 1)
Per la riflessione
Tu, dice dunque, sei Pietro e su questa pietra che tu hai riconosciuta pubblicamente, su questa pietra che tu hai riconosciuta come vera, dicendo: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivente, io edificherò la mia Chiesa (Mt 16, 18), cioè sopra me stesso, Figlio del Dio vivente, io edificherò la mia Chiesa. Edificherò te su di me, non me sopra di te. (Sermo 76, 1)
Pensiero agostiniano
A Pietro che persevererà è detto: Pasci le mie pecore (Gv 21, 17); all’eretico che se ne andrà via: Pasci i tuoi capretti (Ct 1, 17). (Sermo 70, 3)
Preghiera
Dio, ricordati dunque di me non secondo la tua ira della quale io sono degno, ma secondo la tua misericordia che è degna di te. Non a motivo dei miei meriti, ma a cagione della tua bontà, Signore. (En. in Ps. 24, 7)
Lettura
Il sacrificio universale
I veri sacrifici sono le opere di misericordia verso noi stessi e verso il prossimo, che sono riferite a Dio. Le opere di misericordia inoltre si compiono per liberarsi dalla infelicità e così divenire felici; e questo si ottiene solamente con quel bene di cui è stato detto: Il mio bene è unirmi a Dio (Sal 72, 28). Ne consegue dunque che tutta la città redenta, cioè l’assemblea comunitaria dei santi, viene offerta a Dio come sacrificio universale per la mediazione del sacerdote grande, che nella passione offrì anche se stesso per noi nella forma di servo, perché fossimo il corpo di un capo così grande. Ha immolato la forma di servo, in essa è stato immolato, perché in essa è mediatore, sacerdote e sacrificio. L’Apostolo dunque ci ha esortato a presentare il nostro corpo come offerta viva, santa e gradita a Dio, come nostro ossequio ragionevole, a non conformarci al mondo che passa, ma a riformarci nel rinnovamento della coscienza, per renderci consapevoli qual è la volontà di Dio, l’azione buona, gradita e perfetta. E questo sacrificio siamo noi stessi. (De civ. Dei X, 6)
Per la riflessione
Questo è il sacrificio dei cristiani: Molti e un solo corpo in Cristo. (De civ. Dei X, 6)
Pensiero agostiniano
Tu cerchi il sacrificio secondo l’ordine di Melchisedec e non lo trovi in mezzo agli Ebrei; ma esso è celebrato per tutto quanto il mondo nella Chiesa. (En. in Ps. 106, 13)