01/05

 

Preghiera

O veramente piena di grazia! Chi è in grado di rendere manifesta tale grazia? Chi è capace di un rendimento di grazie ad essa adeguato? (Sermo 290, 5)

 

 

Lettura

L’universale salvezza

 

Il nostro Signore Gesù Cristo che era venuto a liberare il genere umano e procurare la salvezza sia agli uomini che alle donne, non disprezzò i primi, perché assunse il sesso maschile, né le seconde, perché nacque da una donna. A ciò poi si aggiunge un grande mistero, che, poiché per mezzo di una donna la morte era caduta su di noi, per mezzo di una donna la vita risorgesse in noi, in modo che il diavolo vinto fosse sconfitto riguardo all’una e all’altra natura, cioè femminile e maschile, poiché esso (il diavolo) si rallegrava della rovina di entrambi i sessi. Minor pena sarebbe stata per il diavolo, se ambedue i sessi fossero stati liberati in noi, senza essere stati liberati anche per mezzo di ambedue i sessi. Non vogliamo però dire che solamente Gesù Cristo abbia avuto un vero corpo e che lo Spirito Santo sia apparso ingannevolmente agli occhi degli uomini, ma crediamo ambedue quei corpi veri corpi. Come non era necessario che il Figlio di Dio ingannasse gli uomini, così non conveniva che li ingannasse lo Spirito Santo; ma a Dio onnipotente, che creò dal nulla la creatura universale, non era difficile formare un vero corpo di colomba senza l’aiuto di altri colombi, come a Lui non fu difficile formare un vero corpo nel grembo di Maria senza seme virile: in quanto la natura corporea obbedisce al comando e alla volontà del Signore sia per formare un uomo nelle viscere di una donna sia per formare una colomba nello stesso mondo. (De agone chr. 22.24)

 

 

Per la riflessione

Se [Dio] ha creato tutte le cose, quelle visibili e quelle invisibili, il cielo e la terra, anche la vergine Maria: perché anche la Vergine è dalla terra, anche Cristo, artefice della terra, è creato dalla terra: infatti la verità è germogliata dalla terra (Sal 84, 12). (Sermo 290, 2)

 

 

Pensiero agostiniano

La donna, diventando madre di Cristo, riparerà il peccato da lei commesso ingannando l’uomo. (Sermo 51, 2.3)

 

02/05

 

 

Preghiera

Signore, saggia al fuoco i miei reni e il mio cuore. Applica come fuoco la medicinale purificazione ai miei piaceri e ai miei pensieri. (En. in Ps. 25, I, 3)

 

 

Lettura

Il cuore contrito ed umiliato è il sacrificio che placa Dio

 

Vuoi metterti in pace con Dio? Impara quel che devi fare con te stesso, perché Dio si metta in pace con te. Osserva cosa si legge nel salmo: Perché se tu avessi gradito il sacrificio, l’avrei offerto volentieri; ma tu non accetti olocausti (Sal 50, 18). E allora non hai un sacrificio da offrire? Non potrai offrir nulla, non potrai placare Dio con nessuna offerta? Che cosa hai detto? Se tu avessi gradito il sacrificio, l’avrei offerto volentieri; ma tu non accetti olocausti. Continua, ascolta, ripeti: Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato Dio non lo disprezza (Sal 50, 19). Rifiutato ciò che tu volevi offrire, ecco ora che cosa puoi offrire. Tu volevi offrire le tradizionali vittime di pecore; questi eran chiamati sacrifici. Se avessi gradito il sacrificio, l’avrei offerto volentieri. Ma tu queste cose non le accetti e tuttavia un sacrificio lo vuoi. E il tuo popolo ti chiede: "Che cosa potrò offrire, non potendo più offrire quello che offrivo prima?". Perché è sempre lo stesso popolo: alcuni muoiono, altri nascono, ma è sempre lo stesso popolo. Son mutati i sacramenti, ma non la fede. Son mutati i segni coi quali veniva significato qualcosa, ma non la cosa che veniva significata. In luogo di Cristo l’ariete, in luogo di Cristo l’agnello, in luogo di Cristo il vitello, in luogo di Cristo il caprone, ma è sempre il Cristo. L’ariete, perché va avanti al gregge: esso fu trovato tra gli spini, quando al padre Abramo fu ordinato, sì, di risparmiare il figlio, ma di non andarsene senza aver offerto un sacrificio. E Isacco era il Cristo e l’ariete era il Cristo. Isacco portava la legna per sé, Cristo si era caricato il peso della propria croce. In luogo di Isacco ci fu l’ariete; ma non fu Cristo in luogo di Cristo. Ma Cristo fu sia in Isacco che nell’ariete. L’ariete era impigliato con le corna tra gli spini; chiedi un po’ ai giudei con che cosa abbiano coronato il Signore. Cristo è l’agnello: Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo (Gv 1, 29). Egli è il toro: pensa ai corni della croce. Egli è il capro per la somiglianza della carne del peccato. Tutte queste cose sono come velate fino a che non salga il giorno e si dissolvano le ombre (Ct 2, 17). Perciò in questo medesimo Cristo Signore, non solo in quanto Verbo, ma anche in quanto mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù (1Tm 2, 5), credettero anche gli antichi padri e questa medesima fede, predicando e profetando, trasmisero a noi. [Davide] cantando profetava, trascendeva il presente e prevedeva il futuro. Ma tu, dice, non accetti olocausti. E allora, dato che non accetti olocausti, dovrai restare senza sacrificio? Questo no. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato Dio non lo disprezza (Sal 50, 19). Ecco dunque hai di che offrire. Non girare lo sguardo in cerca del gregge, non preparare navigli per recarti in lontane regioni onde apportarne aromi. Cerca dentro al tuo cuore cosa ci può essere di gradito a Dio. È il cuore che si deve spezzare. Temi forse che, spezzato, abbia a perire? Ma nello stesso salmo trovi: Crea in me, o Dio, un cuore puro (Sal 50, 12). (Sermo 19, 3)

 

 

Per la riflessione

[Dio] non vuole il sacrificio dell’animale ucciso, ma vuole il sacrificio del cuore contrito. (De civ. Dei X, 5)

 

 

Pensiero agostiniano

Affinché dunque possa esser creato un cuore puro, bisogna che venga spezzato quello impuro. (Sermo 19, 3)

 

 

03/05

 

 

Preghiera

Signore, non riservare per il castigo i peccati della mia temeraria audacia e della mia ignoranza; ma ti cadano come di mente. (En. in Ps. 24, 7)

 

 

Lettura

Chi confessa i suoi peccati si rifugia nella misericordia divina

 

Chi sono coloro che svaniscono come il fumo? Chi sono se non i superbi, che non confessano i loro peccati, ma li difendono? Perché sono stati paragonati al fumo? Perché il fumo si eleva innalzandosi verso il cielo. Ma quanto più sale in alto, tanto più facilmente svanisce e si disperde. Riflettete di nuovo su quanto ho detto. È più consistente il fumo quand’è vicino al fuoco e vicino alla terra. Non ancora è svanito, non ancora è disperso dai venti. Ma quando si assottiglia, svanisce e si disperde? Quando si è molto innalzato. Poiché il superbo si erge contro Dio come il fumo contro il cielo, è naturale che svanisca alla stessa maniera e scompaia - per dir così - nelle varie correnti della sua vana ambizione, come sparisce il fumo andato in alto, gonfio di una estensione evanescente, non consistente. Così infatti è il fumo: vedi una grande massa; la puoi vedere, ma non la puoi trattenere. Abbiate orrore, fratelli, di una simile condanna più di ogni altra cosa, affinché non v’accada di scusare i vostri peccati. E se ancora li commettete, per lo meno non vogliate più scusarli. Sottomettetevi a Dio. E percuotete i vostri petti in maniera che anche quelli che sono rimasti, non si commettano più. Sforzatevi di non farli e se è possibile non ne fate alcuno. Se ancora non è possibile che non ne facciate nessuno, rimanga per lo meno l’onesta confessione di essi. Rimarrà il rifugio della sua misericordia affinché, se tu ti sforzi di eliminarli completamente e se con il suo aiuto ci riuscirai, egli possa facilmente perdonare quelli che ti rimarranno lungo il ritrovato cammino e nello slancio preso. Comunque tendi ad andare avanti, a non desistere. (Sermo 22, 8)

 

 

Per la riflessione

Se l’ultimo giorno non ti troverà vincitore, ti trovi per lo meno ancora combattente, non catturato e fatto schiavo. (Sermo 22, 8)

 

 

Pensiero agostiniano

Quando qualcuno difende i suoi peccati, commette una grande ingiustizia, perché difende ciò che Dio odia. (En. in Ps. 58, d. 1, 14)

 

04/05

 

 

Preghiera

Rendiamo grazie a Dio, che viene desiderato prima di essere veduto, che viene percepito presente e si spera per il futuro. (Sermo 24, 1)

 

 

Lettura

Confessare è lodare

 

Quanto alla confessione, c’è la confessione di chi loda e quella di chi si pente. Sono poco istruiti coloro che, appena dalla Scrittura odono la parola "confessione" - quasi che non ci possa essere altra confessione all’infuori di quella dei peccati -, subito si battono il petto, pensando che li si esorti a confessare i peccati. Ma, come ben conosce la vostra Carità, la confessione non riguarda solo i peccati. Basta ascoltare colui di cui non si può dubitare che non avesse assolutamente alcun peccato. Egli esclamava e diceva: Confesso a te, Padre, Signore del cielo e della terra (Mt 11, 25). Chi parlava così? Colui che non commise peccato né fu trovato inganno nella sua bocca (1Pt 2, 22). Colui che solo poté dire con ogni verità: Ecco, viene il principe di questo mondo ma in me non troverà nulla (Gv 14, 30). Eppure confessa. Confessando, però, innalza la lode, non si professa peccatore. Ascolta infatti cosa confessi. Ascolta le sue lodi: la stessa sua lode è la nostra salute. Cosa confessa a Dio Padre il Figlio senza peccato? Dice: Confesso a te, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli (Mt 11, 25). Per questo inculcava a lodare il Padre: perché aveva nascosto tali cose ai sapienti e agli intelligenti e le aveva rivelate ai piccoli. (Sermo 29, 2)

 

 

Per la riflessione

Se vuoi uscire nella confessione di lode, cosa loderai con maggior sicurezza che non il bene? Se vuoi confessare i tuoi peccati, a chi lo farai con maggior serenità che non a chi è [veramente] buono? (Sermo 29, 4)

 

 

Pensiero agostiniano

Sii pure triste prima di confessare; ma, quando hai confessato, esulta: ormai sei sulla via della guarigione. (En. in Ps. 66, 7)

 

 

05/05

 

 

Preghiera

O Gerusalemme, o città costruita in forma di città, la cui partecipazione è nell’Assoluto, si faccia la pace mediante il tuo vigore! Si faccia la pace mediante il tuo amore, poiché la tua forza è il tuo amore. (En. in Ps. 121, 12)

 

 

Lettura

Perché Dio perdoni, tu riconosci e punisci il tuo peccato

 

Cerchiamo di viver bene, ma, pur vivendo bene, non possiamo avere la presunzione di essere senza peccato. Per quanto una vita possa esser degna di lode, si ha sempre bisogno di chiedere perdono. Gli uomini senza speranza quanto meno badano ai propri peccati, tanto più ficcano il naso su quelli degli altri; e li indagano non per correggerli, ma per criticarli. E dato che non possono scusare se stessi, son sempre pronti ad accusare gli altri. Il salmista, invece, dicendo: Poiché la mia colpa io la riconosco e il mio peccato mi sta sempre dinanzi, ci ha mostrato un esempio ben diverso di pregare e di dar soddisfazione a Dio. Egli non ha badato ai peccati altrui. Citava in giudizio se stesso e non si accarezzava la pelle, ma si scavava dentro e penetrava in se stesso in profondità. Non perdonava a se stesso e perciò non era presunzione se pregava che gli venisse perdonato. Perché il peccato, o fratelli, non può restare impunito. Se il peccato restasse impunito, sarebbe un’ingiustizia: perciò senza dubbio deve essere punito. Questo ti dice il tuo Dio: "Il peccato deve essere punito o da te o da me". Il peccato perciò viene punito o dall’uomo quando si pente, oppure da Dio quando giudica. Viene perciò punito o da te senza di te, oppure da Dio insieme a te. Che cos’è infatti la penitenza se non l’ira contro se stesso? Chi si pente, si adira con se stesso. E lo stesso battersi il petto, se si fa sinceramente, da che cosa proviene? Perché ti batti, se non sei adirato? Quando perciò ti batti il petto, è perché sei adirato col tuo cuore e vuoi dar soddisfazione al tuo Signore. (Sermo 19, 2)

 

 

Per la riflessione

Adirati perché hai peccato e, punendo te stesso, non voler più peccare. Risuscita il cuore con la penitenza e questo sarà il sacrificio al Signore. (Sermo 19, 2)

 

 

Pensiero agostiniano

Dio punisce il peccato, che non ha fatto lui, perché con esso si contamina la natura che egli ha fatto. (Sermo 214, 2)

 

06/05

 

 

Preghiera

Voi, o santi di Dio, siete il suo vigore, ma perché egli l’ha prodotto in voi; voi siete i suoi poteri sovrani e l’abbondanza della sua grandezza, perché ciò egli ha operato e mostrato in voi. Voi siete la tromba, il salterio, la cetra, il timpano, il coro, le corde e l’organo, e i cembali del giubilo che emettono bei suoni, che cioè suonano armoniosamente. (En. in Ps. 150, 8)

 

 

Lettura

La confessione di chi loda e di chi geme

 

Nella sacra Scrittura di "confessione" si parla in due sensi. C’è la confessione di chi loda, e la confessione di chi geme. La confessione di chi loda è un onore tributato a colui cui è indirizzata la lode; la confessione di chi geme è un atto di pentimento da parte di chi accusa se stesso. Ci si confessa, pertanto, o lodando Dio o accusando noi stessi; e non c’è cosa più eccellente che possa compiere la lingua. Anzi, io sono profondamente convinto che questi e non altri siano i voti di cui è detto in un altro salmo: Io ti renderò i miei voti: quei voti che le mie labbra hanno distinto (Sal 65, 13-14). Nulla è più sublime di una tale distinzione. Nulla è altrettanto necessario e a capirsi e a praticarsi. Come distinguerai, allora, i voti che rendi a Dio? Loderai Dio e accuserai te stesso: è infatti sua misericordia se ci condona i peccati. Poiché, se avesse voluto trattarci secondo i nostri meriti, non avrebbe trovato altro che gente meritevole di condanna. Ecco perché, il salmista dice: Venite! Ci vuol far recedere dal peccato, in modo che Dio non ci chieda conto dei nostri trascorsi, ma si approntino (per così dire) nuovi registri, bruciati tutti quelli che contenevano i nostri debiti. Quanta lode dobbiamo quindi tributargli! Quanta misericordia ci ha usata! Confessiamolo, cioè diamogliene lode. Se infatti non ci fosse altra confessione se non quella dell’uomo pentito, non avrebbe mai detto il Vangelo a proposito del nostro Signore, che Gesù in quel momento esultò nello Spirito Santo e disse: Ti confesso, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché tu hai nascosto queste cose ai saggi e agli astuti e le hai rivelate ai piccoli (Lc 10, 21). Gesù confessava al Padre; ma forse che si pentiva? Non aveva nulla di cui pentirsi, lui che non aveva commesso colpa alcuna. Se confessava qualcosa, era quindi nel senso che rendeva lode al Padre. (En. in Ps. 94, 4)

 

 

Per la riflessione

Non ci sembri che non sia una lode del cantico la nostra, se prendiamo la "confessione" nel senso di accusa dei peccati. Anche questo rientra nella lode del cantico, poiché, riconoscendo la nostra colpevolezza, glorifichiamo la maestà di Dio. (En. in Ps. 94, 4)

 

 

Pensiero agostiniano

Aspetta con tranquillità l’ultimo giorno colui il quale, se gli sopravviene la tristezza per cose terrene, piange ma seguita a godere interiormente; se dalle cose terrene gli deriva qualche gioia, gode certo, pur temendo interiormente nello spirito. (En. in Ps. 147, 4)

 

07/05

 

 

Preghiera

Giudicami, o Signore, poiché dopo la misericordia che tu per primo mi hai usata, ho qualche merito per la mia innocenza la cui via ho custodita. (En. in Ps. 25, I, 2)

 

 

Lettura

Dio ci stimola alla correzione

 

Cambiamo vita, finché c’è tempo e correggiamo le nostre azioni se fossero cattive. Questo affinché ciò che senza alcun dubbio si avvererà per i peccatori, non ci trovi in mezzo a coloro a cui toccherà: non perché non ci saremo, ma perché non ci troverà come coloro per i quali è stato predetto che si avvererà. Perciò il giudice minaccia di venire, per non trovare chi debba punire quando verrà. Così i profeti: cantano tali cose, per farci correggere. Se Dio volesse condannarci, tacerebbe. Nessuno che voglia colpire dice: "Sta’ attento!". Tutto ciò che abbiamo ascoltato, fratelli, tramite le Scritture, è la voce di Dio che dice: "Sta’ attento!". E tutto ciò che soffriamo, le tribolazioni di questa vita, è castigo di Dio che vuol correggerci, per non condannarci alla fine. Sono aspre, penose, spaventano a raccontarle, le molto gravi sofferenze che ciascuno deve sopportare in questa vita; paragonate però al fuoco eterno sono non dico piccole, ma nulle. Sia che veniamo castigati noi, sia che altri vengano castigati, è per nostro ammonimento. Tutte le pene, fratelli, che in questa vita ci vengono inflitte dal Signore, sono per ammonirci e per stimolarci a correggerci. Verrà il fuoco eterno, riguardo al quale così verrà detto a coloro che saranno posti alla sinistra: Andate nel fuoco eterno, che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Mt 25, 41). (Sermo 22, 3)

 

 

Per la riflessione

Non c’è ragione di dire, alla fine, al Signore: "Non mi hai permesso di vivere bene", o: "Non mi hai dato una proroga per pentirmi", o: "Non mi hai indicato che cosa dovevo ricercare e che cosa dovevo evitare". (Sermo 22, 3)

 

 

Pensiero agostiniano

Chi rifiuta l’umiltà della penitenza, costui non ha in mente di avvicinarsi a Dio. (Sermo 351, 1)

 

08/05

 

 

Preghiera

O Dio Uno sei tu, tu vieni in mio aiuto; in te nulla manca, nulla ridonda; in te colui che genera e colui che è generato sono una medesima cosa (Gv 10, 30). (Soliloquia I, 1.4)

 

 

Lettura

I tre momenti del peccato

 

Sono tre i momenti in cui si commette il peccato: con lo stimolo, il compiacimento e il consenso. Lo stimolo avviene sia attraverso la memoria o mediante i sensi, quando vediamo, udiamo, odoriamo, gustiamo o tocchiamo un determinato oggetto. E se il percepire l’oggetto produrrà compiacimento, il compiacimento illecito si deve inibire. Ad esempio, quando siamo in digiuno e alla vista dei cibi sorge la bramosia dell’organo del gusto ed essa si ha soltanto con il compiacimento, ma non vi acconsentiamo e lo reprimiamo con l’imperativo della ragione egemonica. Ma se è avvenuto il consenso, si avrà interamente il peccato, noto a Dio nel nostro cuore, anche se di fatto non si palesa agli uomini. Dunque si verificano così i tre momenti, quasi che lo stimolo provenga dal serpente, cioè da un movimento fisico scorrevole e svolgentesi, ossia posto nel tempo; giacché anche se tali emozioni si svolgono all’interno nell’anima, sono dal corpo attratte all’esterno. E se oltre i cinque sensi un qualche movimento occulto influisce sull’anima, anche esso è posto nel tempo ed è scorrevole. Perciò quanto più scorre di nascosto per raggiungere la coscienza, tanto più convenientemente è paragonato a un serpente. Questi tre momenti dunque, come avevo iniziato a dire, sono simili all’avvenimento che è riferito nella Genesi, nel senso che dal serpente si attuano lo stimolo e un determinato convincimento; nel desiderio sensuale, come in Eva, il compiacimento; nella coscienza, come in Adamo, il consenso. Compiuti questi tre atti, l’uomo viene espulso dal paradiso terrestre, cioè dalla beatificante luce della virtù alla morte; e molto giustamente. (De serm. Domini in monte I, 12, 34)

 

 

Per la riflessione

Tutti gli esseri sono belli nel proprio ordine e nei rispettivi gradi; ma non si deve ripiegare da quelli in alto, in cui è stata costituita l’anima ragionevole, a quelli in basso. (De serm. Domini in monte I, 12, 34)

 

 

Pensiero agostiniano

L’anima si converte a Dio solo quando si distacca da questo secolo. (En. in Ps. 9, 10)

 

09/05

 

 

Preghiera

Ti scongiuro, Dio mio, rivelami a me stesso. (Conf. X, 37.62)

 

 

Lettura

Anche i peccati meno gravi, se trascurati, proliferano e producono la morte

 

Correte, o miei fratelli, affinché non vi sorprendano le tenebre; siate vigilanti in ordine alla vostra salvezza, siate vigilanti finché siete in tempo. Nessuno arrivi in ritardo al tempio di Dio, nessuno sia pigro nel servizio divino. Siate tutti perseveranti nell’orazione, fedeli nella costante devozione. Siate vigilanti finché è giorno; il giorno risplende; Cristo è il giorno. Egli è pronto a perdonare coloro che riconoscono la loro colpa; ma anche a punire quelli che si difendono ritenendosi giusti, quelli che credono di essere qualcosa mentre sono niente. Chi cammina nel suo amore e nella sua misericordia, non si accontenta di liberarsi dai peccati gravi e mortali, quali sono il delitto, l’omicidio, il furto, l’adulterio; ma opera la verità riconoscendo anche i peccati che si considerano meno gravi, come i peccati di lingua, di pensiero o d’intemperanza nelle cose lecite, e viene alla luce compiendo opere degne. Anche i peccati meno gravi, se trascurati, proliferano e producono la morte. Sono piccole le gocce che riempiono i fiumi; sono piccoli i granelli di sabbia, ma se sono numerosi, pesano e schiacciano. Una piccola falla trascurata, che nella stiva della nave lascia entrare l’acqua a poco a poco, produce lo stesso effetto di un’ondata irrompente: continuando ad entrare poco alla volta, senza mai essere eliminata affonda la nave. E che significa eliminare, se non fare in modo con opere buone - gemendo, digiunando, facendo elemosine, perdonando - di non essere sommersi dai peccati? Il cammino di questa vita è duro e irto di prove: quando le cose vanno bene non bisogna esaltarsi, quando vanno male non bisogna abbattersi. (In Io. Ev. 12, 14)

 

 

Per la riflessione

La felicità, che il Signore ti concede in questa vita, è per consolarti, non per corromperti. E se in questa vita ti colpisce, lo fa per correggerti, non per perderti. Accetta il padre che ti corregge, se non vuoi provare il giudice che punisce. (In Io. Ev. 12, 14)

 

 

Pensiero agostiniano

Anche i peccati meno gravi, se trascurati, proliferano e producono la morte. (In Io. Ev. 12, 14)

 

10/05

 

 

Preghiera

Rivolti a Dio, preghiamolo per noi e per tutto il suo popolo, che con noi è presente negli atri della sua casa: gli chiediamo che si degni di custodirlo e proteggerlo per Gesù Cristo suo Figlio e nostro Signore, che con lui vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. (Sermo 362, 30.31)

 

 

Lettura

La lotta interiore dell’uomo

 

Non v’è dubbio, fratelli, è sicuro: o tu uccidi l’iniquità o sei ucciso da essa. Guardati però dall’uccidere l’iniquità come se fosse un qualcosa al di fuori di te. Guarda in te stesso e vedi che cosa nel tuo intimo combatta contro di te. Sta’ poi attento che non ti vinca la tua iniquità. Essa è la tua nemica e, se tu non la ucciderai, [ti ucciderà]. È roba tua, è la tua stessa anima che si ribella contro di te; non è qualcosa di esteriore. Per una parte tu sei unito con Dio; per un’altra parte trovi piacere nel mondo: ciò che ti spinge a godere del mondo è in lotta contro lo spirito che è unito a Dio. Stia unito a Dio! Oh, sì, gli stia unito! Non venga meno, non si lasci andare: dispone di un grande aiuto. Se persevera nel combattimento, vincerà i moti ribelli dell’anima. C’è il peccato nel tuo corpo, ma non vi regni. Dice l’Apostolo: Non regni il peccato nel vostro corpo mortale, sì che voi obbediate ai suoi desideri (Rm 6, 12). Se non gli obbedisci, per quanto ti persuada, per quanto ti attiri al male, col tuo rifiuto ad obbedirgli, già ottieni che ciò che è in te non regni in te; e in tal modo conseguirai d’essere un giorno liberato da ciò che ora hai da tollerare. Quando? Quando la morte sarà assorbita nella vittoria, quando questo essere corruttibile si rivestirà di incorruttibilità. Allora non vi sarà più niente che combatta contro di te e tu non avrai altro piacere se non in Dio. Ripensa ai Giudei! Essi presero ad odiare il Signore per il desiderio d’un potere terreno. Credevano - almeno alcuni - che egli volesse togliere loro un tale potere e, per difenderlo, si ribellarono contro il Signore. Se invece si fossero ribellati contro le proprie brame disordinate, avrebbero vinto l’odio nella sua stessa radice e non sarebbero stati vinti da questa passione; e il Signore, che era venuto per arrecare a tutti la salute, avrebbe salvato anche loro. (En. in Ps. 63, 9)

 

 

Per la riflessione

O uomo, sia piuttosto il tuo cuore il forziere di Dio e in esso si raccolgano le ricchezze di Dio! Vi resti sempre la moneta di Dio, cioè il tuo spirito che reca l’immagine del tuo Imperatore! (En. in Ps. 63, 11)

 

 

Pensiero agostiniano

Dio, possedendo ciò che è migliore, cioè il tuo cuore, la tua mente, la tua anima, attraverso la parte migliore, possiede certamente anche l’inferiore che è il tuo corpo. (Sermo 161, 6.6)

 

11/05

 

 

Preghiera

Il Signore ha reso perfetto il mio amore, perché saltassi oltre le macchie spinose e ombrose di questo secolo. E sopra le vette mi ha stabilito: sulla celeste dimora fisserà la mia volontà, onde io sia ricolmo di ogni pienezza di Dio. (En. in Ps. 17, 34)

 

 

Lettura

Dio non vuole il peccato e perdona il peccatore pentito

 

Non sempre la confessione riguarda i peccati, ma c’è una forma religiosa di confessione con la quale si esprime la lode di Dio. Quella prima confessione piange, questa gioisce, quella mostra la piaga al medico, questa ringrazia per la salute riacquistata. Tale confessione serve ad indicare un uomo che non solo è liberato da ogni male, ma che è anche separato da tutti i malvagi. Vediamo perciò dove [il salmista] confessi il Signore con tutto il suo cuore. Nel consiglio - dice - dei giusti e nella congregazione: credo siano quelli che sederanno sopra i dodici troni per giudicare le dodici tribù di Israele. Tra loro infatti non c’è più nessun iniquo, né un Giuda di cui si tollerino i furti, né un Simon mago che, battezzato, voglia acquistare lo Spirito Santo ripromettendosi poi di rivenderlo, né un Alessandro calderaio che dimostri molti mali, né alcuno che tra loro s’insinui come falso fratello, nascondendosi sotto la pelle di agnello. E se adesso in mezzo a siffatte persone deve pur soffrire la Chiesa, un giorno bisognerà che le escluda, quando tutti i giusti saranno insieme riuniti. Sono queste le grandi opere del Signore, da ricercare in tutte le sue volontà, secondo le quali non è negata a nessuno la misericordia se confessa il peccato, ma neppure resta impunita l’iniquità di nessuno, dal momento che egli flagella anche ogni figlio che accoglie. Ora se il giusto a stento si salva, dove compariranno il peccatore e l’empio? Scelga pure l’uomo quello che vuole: comunque le opere del Signore non sono disposte in modo che la creatura, dotata di libero arbitrio, possa scavalcare la volontà del Creatore, anche se agisce contro questa volontà. Dio non vuole che tu pecchi, ed infatti te lo proibisce; tuttavia, se hai peccato, non pensare che l’uomo abbia fatto quel che voleva e che a Dio sia accaduto quel che non voleva. In realtà, egli come vuole che l’uomo non pecchi, così vuole perdonare chi pecca perché si converta e viva; e vuole anche, alla fine, punire chi nel peccato persevera perché non sfugga, nella sua ostinazione, alla potenza della divina giustizia. (En. in Ps. 110, 2)

 

 

Per la riflessione

Qualunque cosa avrai scelto, non mancherà all’Onnipotente il modo di compiere su di te la sua volontà. (En. in Ps. 110, 2)

 

 

Pensiero agostiniano

Nella confessione l’uomo esprime la sua umiltà, nella misericordia Dio manifesta la sua grandezza. (In Io. Ev. 14, 5)

 

12/05

 

 

Preghiera

Benediciamo il Signore Dio nostro, che qui ci ha riuniti a letizia spirituale. Conserviamoci sempre nell’umiltà del cuore e riponiamo nel Signore la nostra gioia. (In Io. Ev. 10, 13)

 

 

Lettura

Interpretazione allegorica della morte di Lazzaro

 

Diremo anche noi quello che ci sembra voglia significare il morto di quattro giorni. Come infatti nel cieco dalla nascita vedemmo rappresentato tutto il genere umano, così in questo morto possiamo vedervi rappresentati molti; poiché una medesima cosa può esser rappresentata in più modi. Quando l’uomo nasce, nasce già con la morte; perché eredita da Adamo il peccato. E’ per questo che l’Apostolo dice: Per causa di un solo uomo il peccato entrò nel mondo e mediante il peccato la morte, e in tal modo la morte passò in tutti gli uomini in cui tutti hanno peccato (Rm 5, 12). Ecco il primo giorno della morte, che l’uomo deriva dalla sua triste origine. Poi cresce, comincia a toccare l’età della ragione per cui prende coscienza della legge naturale che tutti gli uomini portano scritta nel cuore: Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te. Forse che questo s’impara sui libri e non si legge invece nelle pagine della natura stessa? Vuoi forse essere derubato? Certamente non lo vuoi. Ecco la legge scolpita nel tuo cuore: Non fare ciò che non vuoi per te. Ma gli uomini trasgrediscono anche questa legge: ed ecco il secondo giorno della morte. Dio promulgò la legge per mezzo di Mosè suo servo; in essa sta scritto: Non uccidere, non commettere adulterio, non dire falsa testimonianza, onora il padre e la madre, non desiderare la roba del tuo prossimo, non desiderare la donna del tuo prossimo (Es 20, 12-17). Questa è la legge scritta ed anch’essa viene disprezzata: ecco il terzo giorno della morte. Che cosa rimane? Viene il Vangelo, viene annunciato il Regno dei cieli, ovunque si predica Cristo; si minaccia l’inferno, si promette la vita eterna; ma anche questa legge viene disprezzata; gli uomini trasgrediscono il Vangelo: ecco il quarto giorno della morte. A ragione si può dire che ormai il morto emana fetore. Non ci sarà dunque misericordia per costoro? Non è possibile. Il Signore non disdegna di accostarsi anche a tutti questi morti per risuscitarli. (In Io. Ev. 49, 12)

 

 

Per la riflessione

O Signore, risuscita costoro! (In Io. Ev. 49, 14)

 

 

Pensiero agostiniano

Siamo di fronte al caso più grave, che è l’abitudine perversa. Una cosa infatti è peccare, un’altra è contrarre l’abitudine al peccato. (In Io. Ev. 49, 3)

 

13/05

 

 

Preghiera

Per amore della tua legge ti ho atteso, Signore: perché tu ti sei degnato d’impormi una legge di misericordia, di perdonarmi tutti i peccati e di darmi delle direttive per non offenderti ulteriormente. E se in qualcuna di queste tue prescrizioni mi capitasse di vacillare, tu mi hai dato il rimedio anche per questo: poterti cioè pregare e dirti: Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori (Mt 6, 12). Questa è la legge che mi hai imposta: che sia perdonato a me, come io perdono agli altri. Per amore di questa legge io ti ho atteso, Signore. Ho aspettato la tua venuta, in cui sarei stato liberato da ogni angustia, poiché nel tempo stesso dell’angustia tu non mi avevi privato della legge della misericordia. (En. in Ps. 17, 38)

 

 

Lettura

La prescienza divina

 

Dio non ignorava che l’uomo avrebbe peccato e che soggetto alla morte avrebbe propagato individui destinati a morire e che i mortali sarebbero giunti al punto estremo nella disumanità del peccare. Al contrario le bestie di ogni singola specie che cominciarono a esistere germinando in più dall’acqua e dalla terra, sebbene prive di razionale volontà, sarebbero vissute fra di loro con più tranquilla sicurezza degli uomini, sebbene la specie di questi ultimi si è propagata, ad inculcare la concordia, da un solo individuo. Infatti neanche i leoni e i rettili si combattono fra di sé come fanno gli uomini. Ma Dio prevedeva anche di chiamare in adozione con la sua grazia un popolo di fedeli e, giustificatolo nello Spirito Santo con la remissione dei peccati, di farlo partecipe della società degli angeli santi nella pace eterna, dopo aver eliminato l’ultima nemica, la morte. E a questo popolo avrebbe giovato la considerazione del fatto che da un solo individuo Dio ha dato origine al genere umano, per inculcare agli uomini quanto gli è gradita l’unità dei molti. (De civ. Dei XII, 22)

 

 

Per la riflessione

È impossibile che l’uomo col suo peccato abbia sconvolto il disegno divino come se avesse costretto Dio a mutare ciò che aveva stabilito. Dio con la sua prescienza aveva previsto l’uno e l’altro, cioè: l’uomo, che egli aveva creato buono, sarebbe diventato cattivo e il bene che egli avrebbe ottenuto da lui anche in quella condizione. (De civ. Dei XIV, 11.1)

 

 

Pensiero agostiniano

Se Dio non fosse intervenuto una prima volta a perdonare usando misericordia, non avrebbe chi poter coronare nel giudizio. (En. in Ps. 100, 1)

 

14/05

 

 

Preghiera

Rivolti al Signore Dio Padre onnipotente, a Lui con cuore puro rendiamo vivissime e moltissime grazie per quanto ce lo permette la nostra pochezza. Preghiamo con tutto l’animo la sua straordinaria bontà perché si degni di esaudire, secondo il suo beneplacito, le nostre preghiere; con la sua potenza scacci il nemico dalle nostre azioni e dai nostri pensieri, arricchisca la nostra fede, governi la mente, ci conceda pensieri spirituali e ci conduca alla sua felicità. Nel nome di Gesù Cristo, suo Figlio. Amen. (Sermo 67, 5.10)

 

 

Lettura

L’amore di Dio e del prossimo elimina il timore

 

Indaga bene la tua coscienza, se non vuoi avere più paura. E non accarezzarne la superficie: scendi dentro, penetra nell’intimo del tuo cuore indagando attentamente se non vi scorre una vena di velenoso amore del mondo, se non sei ancora sensibile agli allettamenti del piacere carnale, se non ti compiaci di vuote ostentazioni, se non ti affanni ancora in occupazioni vane. Vedi se, esplorando i penetrali della tua coscienza, puoi osare riconoscerti puro e libero da atti, parole e pensieri cattivi; e qualora tu non sia più tormentato da attaccamento al male, guarda se non viene mai meno in te lo zelo per la giustizia. Se questo esame dà risultato positivo, allora puoi essere davvero contento, devi essere contento di non sentire alcuna paura. Te ne avranno reso libero, ci auguriamo, l’amore volto a Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, e l’amore che volgi al tuo prossimo come a te stesso, dandoti da fare perché anch’esso con te ami Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente. Infatti l’amore che si volge anche a se stessi non deve far diminuire l’amore di Dio: solo così si può dire di amare se stessi in modo retto. Se non avverti più in te gli stimoli delle passioni - cosa che nessuno oserebbe attribuire a proprio vanto -, ma hai ancora radicato in te l’amore di te stesso, e di te stesso ti compiaci, proprio questo tuo essere libero da timore dovrebbe essere motivo di forte paura. (Sermo 348, 2)

 

 

Per la riflessione

Quando si teme la pena che viene minacciata, si impara ad amare il premio che viene promesso; e così il timore del castigo fa conservare una buona condotta di vita e la buona condotta procura tranquillità di coscienza, la quale libera dal timore del castigo. (Sermo 348, 1)

 

 

Pensiero agostiniano

Fare oggetto di compiacimento se stessi non è amore retto, ma è vanità della superbia. (Sermo 348, 2)

 

15/05

 

 

Preghiera

Ti siano rese grazie e lodi, Dio mio, per aver bussato alle mie orecchie ed illuminato la mia intelligenza. Liberami da ogni tentazione. (Conf. X, 31.46)

 

 

Lettura

Purifichiamo la nostra mente

 

Sottoponiamo l’anima a Dio, se vogliamo sottoporre il nostro corpo a schiavitù e trionfare del diavolo. La fede è la prima che sottopone l’anima a Dio; poi i precetti del vivere, con l’osservanza dei quali la nostra speranza si rafforza, e la carità si alimenta e comincia a risplendere quello che prima solo si credeva. Poiché la conoscenza e l’azione rendono beato l’uomo, come nella conoscenza bisogna guardarsi dall’errore, così nell’azione bisogna guardarsi dal peccato. Erra invece chiunque crede di poter conoscere la verità vivendo ancora nell’iniquità. È iniquità amare questo mondo ed avere in grande considerazione le cose che nascono e passano, bramarle e affannarsi per esse per conquistarle; rallegrarsi quando abbondano e temere di perderle; contristarsi quando si perdono. Tale vita non può contemplare quella pura, sincera e immutabile verità e attaccarsi ad essa né staccarsene più per l’eternità. Pertanto prima di purificare la nostra mente dobbiamo credere quello che non possiamo ancora comprendere; poiché in tutta verità fu detto per mezzo del profeta: Se non crederete, non comprenderete (Is 7, 9). (De agone chr. 13.14)

 

 

Per la riflessione

O medicina provvida per tutti, che reprime tutti i tumori, che ravviva tutto ciò che è debole, che toglie tutte le escrescenze, custodisce tutto ciò che è vitale, ripara tutte le perdite, corregge tutte le depravazioni! (De agone chr. 11.12)

 

 

Pensiero agostiniano

Erra chiunque crede di poter conoscere la verità vivendo ancora nell’iniquità. (De agone chr. 13.14)

 

16/05

 

 

Preghiera

Signore, aprirai le mie labbra e la mia bocca annunzierà la tua lode. La tua lode, perché sono stato creato; la tua lode, perché peccando non sono stato abbandonato; la tua lode, perché sono stato esortato a confessare; la tua lode, perché per essere nella pace sono stato purificato. Aprirai le mie labbra e la mia bocca annunzierà la tua lode. (En. in Ps. 50, 20)

 

 

Lettura

Non esser un maestro invidioso

 

Il cristiano deve essere tale da non gloriarsi sopra gli altri uomini. Dio ti ha dato di essere al di sopra delle bestie, di essere cioè migliore delle bestie. Questo lo hai dalla tua natura; sarai sempre meglio di una bestia; ma se vuoi essere migliore di un altro uomo, gli porterai invidia, se lo vedi tuo uguale. Devi invece volere che tutti gli uomini ti siano uguali. Se superi un altro in prudenza, devi desiderare che anche lui sia prudente. Fin quando egli resta meno avveduto, deve imparare da te; fin quando resta privo di cultura, egli ha bisogno di te; e tu sembri il maestro, lui lo scolaro; tu dunque superiore perché maestro, lui inferiore perché discepolo. Se non desideri che lui ti sia uguale, vorrai che egli resti sempre tuo discepolo. Ma se vuoi averlo sempre tuo discepolo, sei un maestro invidioso. E se sei tale, come puoi dirti maestro? Ti supplico, non insegnargli la tua invidia. Senti l’Apostolo che dice nella sua grande carità: Vorrei che tutti gli uomini fossero come me (1Cor 7, 7). Come mai voleva che tutti gli fossero uguali? Egli era superiore a tutti proprio perché nella sua carità desiderava che tutti fossero uguali. L’uomo dunque ha oltrepassato la misura; volle essere troppo avaro, ponendosi sopra gli altri uomini, mentre aveva ricevuto soltanto una superiorità sopra gli animali: e ciò è superbia. (In 1 Io. Ep. 8, 8)

 

 

Per la riflessione

Più genuino è l’amore che porti verso un uomo di nulla bisognoso, al quale non devi dare nulla: questo amore sarà più puro e molto più sincero. (In 1 Io. Ep. 8, 5)

 

 

Pensiero agostiniano

Nessun invidioso può ledere un altro, senza essere di tormento prima a se stesso. (Contra Secundinum 10, 1)

 

17/05

 

 

Preghiera

Signore mio aiuto, per dimorare nella tua carità; mio redentore, per liberarmi dalla mia iniquità. (En. in Ps. 18, II, 16)

 

 

Lettura

Le persecuzioni della Chiesa

 

Il diavolo tende sino alla fine la sua rete. E guai a chi cade in quella rete! Vi cadono invero tutti coloro che non sperano in Dio. […] Tesa e pronta è la rete del nemico. Ha teso come trappole l’errore e il terrore: l’errore con cui seduce, il terrore con cui abbatte e ghermisce. Chiudi in faccia all’errore la porta della cupidigia; chiudi la porta del timore in faccia al terrore e sarai tratto fuori della rete. Il tuo Imperatore, che si è degnato per te anche di farsi tentare, ti ha dato in se stesso l’esempio di una siffatta battaglia. Dapprima è stato tentato con le attrattive; poiché il diavolo ha provato contro di lui la porta del desiderio, quando lo ha tentato dicendo: Di’ a questi sassi che diventino pani. Adorami e ti darò questi regni (Mt 4, 4.9). Ognuna di queste lusinghe tenta la cupidigia. Ma, trovata chiusa la porta della cupidigia in Colui che era tentato per noi, si è volto a tentare la porta del timore e gli ha preparato la passione. Infatti dice così l’Evangelista: ed esaurita la tentazione il diavolo si allontanò da lui fino ad altro tempo (Lc 4, 13). Che significa fino ad altro tempo? È come se dicesse che tornerà e tenterà la porta del timore, dato che ha trovata chiusa la porta della cupidigia. Tutto il corpo di Cristo, quindi, è tentato sino alla fine. Fratelli miei, quando fu ordinata una qualunque persecuzione contro i cristiani, nello stesso tempo era percosso questo corpo, tutto intero era colpito. […] Ma quando sono cessate quelle prove che spingevano a cadere tutto il corpo, la tentazione ha cominciato a farsi sentire nelle sue parti. È tentato il Corpo di Cristo; una chiesa non soffre persecuzioni, ma le subisce un’altra. Non si sopporta il furore dell’imperatore, ma si patisce il furore del popolo malvagio. Quante devastazioni sono operate dalle folle? Quante sciagure sono causate alla Chiesa dai cattivi cristiani, da coloro che, presi in quella rete, tanto si sono moltiplicati da mettere in pericolo di affondare le barche, come in quella pesca del Signore prima della passione? Non mancano dunque gli assalti della tentazione. Nessuno dica a se stesso: non è tempo di tentazione. Chi si dice così, promette pace a se medesimo; chi si promette pace, nella sua sicurezza è colto di sorpresa. (En. in Ps. 30, II, 10)

 

 

Per la riflessione

Il nostro Capo è in cielo, è libero. Aderiamo a lui con l’amore, per essere, dopo, meglio uniti a Lui nell’immortalità. (En. in Ps. 30, II, 10)

 

 

Pensiero agostiniano

È meglio camminare da vivi sopra la terra, che sprofondare sotto terra per il desiderio. (En. in Ps. 62, 18)

 

18/05

 

 

Preghiera

Giudicami, Signore, secondo la fiamma che è in me; non per quello che io sono, ma perché rifulgo, da te accesa. (En. in Ps. 7, 8)

 

 

Lettura

Ai perfetti non è permesso dire il falso

 

Nei perfetti non si trovano neppure menzogne di questo genere: a proposito di costoro è detto: sia nella vostra bocca: sì, sì; no, no; tutto quanto è di più viene dal maligno (Mt 5, 37). E altrove non senza ragione leggiamo: la bocca che mente uccide l’anima (Sap 1, 11), affinché nessuno creda che l’uomo perfetto e spirituale debba mentire per salvare questa vita temporale, per la cui morte non viene a spegnersi l’anima: né la sua né quella del prossimo. Ma, siccome altro è mentire e altro nascondere il vero, cioè altro è dire il falso e altro tacere la verità, se per caso qualcuno non vuole consegnare un suo simile a questa morte temporale, deve esser pronto a celare la verità, non a dire il falso: così non tradirà e non mentirà, in modo da non uccidere la sua anima al posto del corpo di un altro. Ma se non può fare neppure questo, almeno usi unicamente delle menzogne adeguate a questa necessità in modo che anche da queste, se son rimaste le uniche, meriti di esser liberato e di ricevere il vigore dello Spirito Santo per poter disprezzare tutto quanto deve sopportare in nome della verità. Vi sono solo due generi di menzogna che non comportano grave colpa e che tuttavia non ne sono esenti: quando scherziamo o quando diciamo il falso per giovare a qualcuno. Nel primo caso, scherzando, la menzogna non è troppo dannosa, perché non trae in inganno: colui che la ascolta, sa infatti che è detta per giuoco. Nel secondo caso, poi, è ancora più compatibile perché contiene una certa bontà. Anzi, quando non vi è doppiezza di cuore, neppure si può dire che vi sia menzogna. […] E’ chiaro che non è una colpa tacere qualche volta la verità: non ci risulta però che sia permesso ai perfetti dire il falso. (En. in Ps. 5, 7)

 

 

Per la riflessione

Ciò che è detto essere, è verità; mentre è menzogna, ciò che è detto non essere. (En. in Ps. 5, 7)

 

 

Pensiero agostiniano

Non può accadere che si renda colpevole di azioni cattive colui che nutre buoni pensieri. (En. in Ps. 148, 2)

 

19/05

 

 

Preghiera

O Signore, tu mi hai confortato perché mi sono rifugiato in te; e in te mi sono rifugiato perché mi hai liberato. (En. in Ps. 17, 3)

 

 

Lettura

Comprendere la Scrittura secondo la sana regola della fede

 

Per questo i Giudei cercavano di uccidere Gesù, perché non solo violava il sabato, ma chiamava Dio suo proprio Padre, facendosi uguale a Dio (Gv 5, 18). Ciò che dispiaceva ai Giudei, piaceva invece a suo Padre; e non può non piacere anche a quelli che onorano il Figlio come onorano il Padre; perché, se a loro non piace, anch’essi cesseranno di piacere a Dio. Poiché Dio non sarà più grande, se piace a te; ma tu sarai più piccolo, se egli a te dispiace. A questa loro calunnia, proveniente da ignoranza o da malizia, il Signore risponde non tanto per farsi capire, quanto piuttosto per scuoterli e sconvolgerli; e può darsi che così, almeno sconvolti, ricerchino il medico. Le sue parole, però, sarebbero state scritte affinché anche noi potessimo leggerle. Vedremo dunque quale effetto abbiano prodotto nell’animo dei Giudei mentre le ascoltavano, e ancor più quale effetto producano in noi nell’ascoltarle ora. Le eresie e certe teorie aberranti, che sono come dei lacci tesi alle anime per farle precipitare nell’abisso, sono nate proprio da errate interpretazioni delle Sacre Scritture e da frettolose e temerarie conclusioni tratte da tali errate interpretazioni. Quindi, o carissimi, dobbiamo ascoltare queste cose con molta cautela, convinti che non siamo abbastanza maturi per intenderle bene, attenendoci scrupolosamente e con timore, come ammonisce la Sacra Scrittura, a questa regola salutare: gustare come cibo sostanzioso quanto riusciamo a capire alla luce della fede cui siamo stati iniziati; quando invece non riusciamo a capire secondo la sana regola della fede, respingere ogni dubbio e rimandare la comprensione completa ad altro momento. Così che, se anche non riuscissimo ad intendere il senso di un determinato passo, non dobbiamo assolutamente dubitare che sia buono e vero. (In Io. Ev. 18, 1)

 

 

Per la riflessione

Sia lontana ogni vana presunzione. (In Io. Ev. 18, 1)

 

 

Pensiero agostiniano

Se in effetti uno si perde amando se stesso, certamente si ritrova col rinnegare se stesso. (Sermo 96, 1)

 

20/05

 

 

Preghiera

Nel mio errore mi sono ricordato di te, ho udito alle mie spalle la tua voce che mi gridava di tornare; […] ed ora torno riarso e anelante alla tua fonte. (Conf. XII, 10.10)

 

 

Lettura

Purifichiamo il nostro occhio interiore per vedere Dio

 

In questa vita, fratelli, dobbiamo impegnarci totalmente a guarire l’occhio del nostro cuore per arrivare a vedere Dio. Questo è lo scopo a cui tende la celebrazione dei santi misteri, la predicazione della parola di Dio, le esortazioni morali della Chiesa, quelle cioè riguardanti la correzione dei costumi, l’emendamento delle passioni carnali, il dovere di rinunciare a questo mondo non solo a parole ma altresì col mutare vita; questo è lo scopo cui mirano costantemente le divine e Sacre Scritture, quello, cioè, di purificare il nostro interno da ciò che c’impedisce la vista di Dio. Così infatti accade all’occhio fatto per vedere questa luce temporale che, sebbene provenga dal cielo, è tuttavia corporale e visibile non solo agli uomini ma anche agli esseri viventi più spregevoli (l’occhio in realtà è stato fatto per vedere questa luce); se tuttavia gli si getta contro o vi penetra qualche corpo estraneo che lo turbi, viene escluso da questa luce; sebbene questa sia diffusa intorno ad esso con la sua presenza, esso si volge altrove e se ne tiene lontano; ma non solo si tiene lontano dalla luce che gli sta dinanzi, ma la luce per vedere la quale esso è fatto gli è perfino fastidiosa. Allo stesso modo anche l’occhio del cuore turbato e offeso si volge lontano dalla luce della giustizia e non solo non osa contemplarla, ma non ci riesce nemmeno. (Sermo 88, 5.5)

 

 

Per la riflessione

Ciò che turba, ottura e offusca l’occhio del cuore è la cupidigia, l’avidità, l’iniquità, l’amore del mondo. (Sermo 88, 6.6)

 

 

Pensiero agostiniano

La malizia prova piacere del male altrui; l’invidia si tormenta del bene dell’altro; l’inganno rende doppio il cuore, l’ipocrisia rende doppia la parola; la maldicenza ferisce la fama. (Sermo 353, 1.1)

 

21/05

 

 

Preghiera

Non respingermi, Dio, mia Salvezza. Non disprezzare il fatto che un mortale osi ricercare l’eterno: perché tu, Dio, risani la ferita del mio peccato. (En. in Ps. 26, I, 9)

 

 

Lettura

Il tuo comportamento sia edificante per il fratello!

 

Ecco della gente che conduce una vita buona, ma crede basti avere la [testimonianza della] propria coscienza e non si cura gran che di quello che sul suo conto pensano gli altri. Non si rendono conto, costoro, che, quando uno vede comportarsi negligentemente una persona di buona coscienza (la vedono, ad esempio, fraternizzare con tutti e andare dappertutto; la vedono assidersi ai banchetti idolatrici, certamente perché sa che l’idolo è un nulla), allora la coscienza dell’altro, essendo inferma, riceve l’esempio non dalle cose che vede, ma da ciò che sospetta. L’uomo infatti, il tuo simile, il tuo fratello, non può entrare nella tua coscienza che solo Dio conosce. Sia dunque la tua coscienza aperta a Dio, ma il tuo comportamento sia edificante per il tuo fratello! Se costui, supponendo in te del male, sarà rimasto turbato e avrà preso da te l’esempio per fare ciò che crede abbia anche tu fatto, dal momento che tu vivi così, cosa giova che il ventre della tua coscienza abbia bevuto acqua pura, se il tuo simile per la tua trascuranza avrà ricevuto del turbamento nella condotta?

Ebbene, fratelli, preoccupiamoci non solamente di vivere bene, ma anche di tenere una buona condotta di fronte alla gente. Procuriamo d’avere non soltanto una buona coscienza, ma per quanto ce lo consente la nostra debolezza, per quanto riesce al controllo della fragilità umana, abbiamo anche l’attenzione di non far nulla che crei dei sospetti nel nostro fratello più debole. Non deve cioè succedere che, mentre noi mangiamo erbe pulite e beviamo acque limpide, calpestiamo i pascoli di Dio e le pecore più deboli debbano mangiare ciò che è stato calpestato e bere ciò che è stato intorbidito. (Sermo 47, 11.14)

 

 

Per la riflessione

Splendano le vostre opere buone dinanzi agli uomini, in modo che vedano le vostre opere buone e diano gloria al vostro Padre che è nei cieli (Mt 5, 16). (Sermo 47, 13)

 

 

Pensiero agostiniano

Ciascuno, quando sarà conscio del proprio stato, si dolga se deve correggersi, oppure si rallegri se merita approvazione. (En. in Ps. 31, II, 1)

 

22/05

 

 

Preghiera

Voglio te, giustizia e innocenza bella e ornata delle tue pure luci e di un’insaziabile sazietà. Accanto a te una pace profonda e una vita imperturbabile. Chi entra in te, entra nel gaudio del suo Signore; non avrà timori e si troverà sommamente bene nel sommo Bene. (Conf. II, 10.18)

 

 

Lettura

E’ grave rovinare in se stessi i doni ricevuti da Dio

 

Sono due le nostre vite: la vita eterna, promessa da Dio, e la vita temporale che viviamo adesso. Se dunque uno comincia ad amare la presente vita temporale più della vita eterna, si riterrà in dovere di fare ogni cosa per la vita che predilige, e concluderà che non ci sono peccati più gravi di quelli che ledono questa vita o che ingiustamente e illecitamente le sottraggono un qualche vantaggio o la sopprimono del tutto mediante la morte. Odiano pertanto i ladri, i sequestratori, i diffamatori, i torturatori e gli omicidi più che non i dissoluti, gli ubriaconi, gli sporcaccioni, se questi non recano molestia ad alcuno. Non comprendono, o non vogliono prendere veramente sul serio, il fatto che costoro offendono Dio, non perché nuocciano a lui ma perché danneggiano gravemente se stessi rovinando in se stessi i doni, anche di beni temporali, ricevuti da lui e compromettendo con i loro abusi gli stessi beni eterni. Questo vale soprattutto per coloro che son diventati tempio di Dio, come dice l’Apostolo nei confronti di tutti i cristiani: Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Chi profanerà il tempio di Dio, Dio lo abbatterà. È infatti santo il tempio di Dio e questo tempio siete voi (1Cor 3, 16-17). (De mendacio 18.38)

 

 

Per la riflessione

Ammesso che si possa tollerare un qualche male perché non abbia a succederne un altro più grave, ciascuno classificherà questi mali non secondo la norma della verità, ma secondo le sue inclinazioni e consuetudini. (De mendacio 18.38)

 

 

Pensiero agostiniano

Chi parla come pensa, anche se dice cose non vere, parla con sincerità. (Ep. 110, 3)

 

23/05

 

 

Preghiera

Ahimè, [Signore,] quale sublimità la tua nelle cose sublimi e quale profondità nelle profonde! Eppure non ti allontani mai da noi: noi stentiamo a tornare. (Conf. VIII, 3.8)

 

 

Lettura

La bocca interiore del cuore

 

La continenza che ci attendiamo dal Signore non è necessaria soltanto per frenare le passioni carnali propriamente dette. Lo dimostra il salmo, là dove cantiamo: Poni, o Signore, una custodia alla mia bocca, una porta - quella della continenza - sulle mie labbra (Sal 140, 3). Da questa testimonianza del libro divino, se prendiamo la parola bocca nel senso esatto in cui occorre intenderla, ci convinceremo qual grande dono di Dio sia la continenza della bocca. Tuttavia sarebbe cosa da poco tenere a freno la bocca, in senso materiale, perché non ne escano parole sconvenienti. C’è nel nostro interno un’altra bocca, quella del cuore; ed è qui che desiderava fosse posta dal Signore una guardia e un uscio, quello della continenza, colui che pronunziò le parole del salmo e le scrisse perché le ripetessimo. Ci sono infatti molte parole che non pronunziamo con la bocca, ma gridiamo con il cuore. E viceversa non ci sono parole che noi pronunziamo con la voce attraverso la bocca, se il cuore non ce le detta. Se dal cuore non esce nulla, al di fuori non si pronunciano parole. Se dal cuore escono cose cattive, anche se la lingua non vibra, l’anima rimane macchiata. (De continentia 1.2)

 

 

Per la riflessione

È al cuore che bisogna imporre la continenza: là dove parla la coscienza anche di coloro che stanno zitti con la bocca. E questa continenza, a guisa di porta, farà sì che dal cuore non esca niente di ciò che, anche a labbra chiuse, contaminerebbe la vita dell’uomo mediante il pensiero. (De continentia 1.2)

 

 

Pensiero agostiniano

Se la lingua non può domarla nessuno, dobbiamo ricorrere a Dio perché domi la nostra lingua. (Sermo 55, 2.2)

 

24/05

 

 

Preghiera

Soccorri alla grave ferita con la tua grande medicina. Grave è ciò che soffro, ma mi affido all’Onnipotente. Dispererei della mia tanto mortale ferita, se non trovassi un così grande medico. (En. in Ps. 50, 6)

 

 

Lettura

Saliamo con Cristo, se a Lui siamo uniti

 

Ogni amore o ascende o discende; dipende dal desiderio: se è buono ci innalziamo a Dio, se è cattivo precipitiamo nell’abisso. Ma, poiché assecondando il desiderio cattivo cademmo [nella colpa], non ci resta che riconoscere [il potere di] colui che non per essere caduto ma liberamente scese fino a noi, aggrapparci a lui e così risalire, dato che questo non ci è possibile mediante le nostre forze. Lo diceva di sua bocca il nostro Signore Gesù Cristo: Nessuno ascende in cielo se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo che è nel cielo (Gv 3, 13). Sembra che parli solamente di sé; ma, se è risalito lui solo come lui solo era disceso, gli altri saranno rimasti [in terra]? Cosa debbono fare gli altri? Unirsi al suo corpo, affinché si formi un unico Cristo, che scende e che risale. Scende [solamente] il capo, risale [il capo] insieme col corpo, risale vestito della sua Chiesa, che palesemente si è resa senza macchia e senza ruga. È dunque risalito da solo, ma anche noi saliamo con lui se siamo uniti a lui in modo da formare le sue membra. Anche con noi egli resta un uomo solo. Proprio così: è uno e resta sempre uno. L’unità ci incorpora con l’Unico e dall’ascendere con lui sono esclusi solamente coloro che non han voluto essere un solo [corpo] con lui. (En. in Ps. 122, 1)

 

 

Per la riflessione

Non dobbiamo essere privi di speranza, ma, animati da viva fiducia, dobbiamo avere la certezza che, come per la carità Cristo seguita ad essere in terra insieme con noi, così per la stessa carità noi siamo con lui nel cielo. (En. in Ps. 122, 1)

 

 

Pensiero agostiniano

Se è scienza, per cui sono beati quelli che piangono perché saranno consolati, preghiamo affinché sia fatta la sua volontà come in cielo così in terra; infatti non piangeremo più, quando con la definitiva pace dell’alto il corpo, in quanto terra, sarà in armonia con lo spirito in quanto cielo. (De serm. Domini in monte II, 11.38)

 

25/05

 

 

Preghiera

Per contemplare la felicità del Signore: ecco che cosa amo, ecco perché voglio abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita. Perché ivi è un sublime spettacolo: contemplare cioè la felicità del Signore stesso. (En. in Ps. 26, II, 8)

 

 

Lettura

Il regno e la giustizia di Dio sono il nostro bene e il nostro fine

 

Il regno e la giustizia di Dio sono il nostro bene ed esso si deve considerare e assegnare come fine, per il quale fare tutto quel che facciamo. Ma poiché in questa vita siamo come soldati in viaggio per poter giungere a quel regno, una vita simile non si può tirare avanti senza le cose necessarie. Vi saranno date in aggiunta, dice, ma voi cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia. Poiché ha detto prima, ha fatto capire che il necessario si deve cercare dopo non nel tempo ma nel valore, quello come nostro bene, questo come cosa a noi necessaria, ma necessaria per quel bene.

Ad esempio, non dobbiamo evangelizzare per mangiare, ma mangiare per evangelizzare. Infatti se evangelizziamo per mangiare, stimiamo più spregevole il Vangelo che il cibo e il nostro bene sarà ormai nel mangiare e la cosa necessaria nell’evangelizzare. (De serm. Domini in monte II, 16.53-54)

 

 

Per la riflessione

Se cerchiamo il Vangelo e il regno di Dio per il cibo, riteniamo che venga prima il cibo e poi il regno di Dio. […] Se invece cerchiamo il cibo per avere il regno di Dio, osserviamo la massima: Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta (Mt 6, 33). (De serm. Domini in monte II, 16.55)

 

 

Pensiero agostiniano

In ogni dono del Signore Dio nostro, in ogni consolazione ed in ogni punizione che ci viene da lui, nella grazia che egli si è degnato di darci, nell’indulgenza per la quale non ci ha reso il meritato castigo, in tutte le sue opere, sempre l’anima nostra deve benedire il Signore. (En. in Ps. 102, 1)

 

26/05

 

 

Preghiera

Donaci, Signore, il tuo Cristo; fa’ che vediamo il tuo Cristo, non come lo videro i Giudei che lo crocifissero, ma come lo vedono gli Angeli che ne sono ricolmi di gaudio. (En. in Ps. 84, 9)

 

 

Lettura

La nostra occupazione in cielo sarà la lode a Dio

 

Quale sarà la nostra occupazione? Lodare Dio: amarlo e lodarlo; lodarlo nell’amore e amarlo nella lode. Beati coloro che abitano nella tua casa: ti loderanno nei secoli dei secoli (Sal 83, 5). E perché questo, se non perché ti ameranno nei secoli dei secoli? Perché questo, se non perché ti vedranno nei secoli dei secoli? E questo vedere Dio, o miei fratelli, quale spettacolo non sarà mai? Si presenta alla folla uno dei giochi venatori e la folla va in delirio. Guai a loro, miseri, se non si ravvederanno! Chi gioisce alla vista del gladiatore [venatorio] proverà molta amarezza alla vista del Salvatore. E cosa può esserci di più miserabile di uno per il quale il Salvatore non è causa di salute? Né c’è da stupirsi che Dio liberatore non sia motivo di salvezza per chi prova piacere nell’uomo che s’ammazza combattendo. Quanto a noi, fratelli, se ci ricordiamo d’essere fra le sue membra, se lo desideriamo e vi perseveriamo, noi lo vedremo e ne godremo. Quella città sarà per cittadini completamente purificati; non vi sarà ammesso alcun sedizioso o turbolento. Lo stesso nemico, che invidioso tenta d’impedire che noi arriviamo a quella patria, lassù non potrà più insidiare nessuno; anzi non gli sarà consentito nemmeno d’entrarci. Se infatti viene ora tenuto lontano dal cuore di chi crede, con quanto maggior ragione non sarà tenuto lontano dalla città dei viventi? Ma cosa sarà, fratelli, cosa sarà trovarsi in quella città quando il semplice parlarne procura tanto godimento? A questa vita futura dobbiamo preparare il cuore: e chiunque prepara il cuore alla vita eterna disprezza la vita presente con tutto ciò che offre. E il disprezzo della vita presente dona tranquillità nell’attendere quel giorno che il Signore con accenti terribili ci comandò d’aspettare. (En. in Ps. 147, 3)

 

 

Per la riflessione

Guarda con gli occhi della fede alla vita futura, per ottenere la quale hai creduto e sei stato segnato col segno [di Cristo]. Anzi, se lui personalmente visse da uomo come te, lo fece per mostrarti come debba essere disprezzata la vita che tu amavi e con che forza si debba sperare quella che tu nemmeno supponevi. (En. in Ps. 147, 3)

 

 

Pensiero agostiniano

Chi non si abbandonerà alla felicità che lo corrompe né si lascerà abbattere dall’avversità, aspetta con tranquillità l’ultimo giorno. (En. in Ps. 147, 4)

 

27/05

 

 

Preghiera

Signore, mio soccorritore e mio redentore. (Conf. VIII, 6.13)

 

 

Lettura

L’eterna beatitudine dei santi

 

Infiàmmati d’amore e di desiderio per la vita eterna dei santi, dove non sarà faticoso l’agire e il riposare non sarà inoperoso: il lodare Dio non conoscerà stanchezza né sosta; non si proverà alcuna noia nell’animo, alcuna fatica nel corpo; non si imporrà necessità alcuna né riguardante te, a cui tu desideri si provveda, né riguardante il prossimo, a cui tu debba cercare di provvedere. Dio sarà ogni delizia e pienezza della città santa, che in sapienza e beatitudine vivrà in lui e di lui. Infatti saremo resi come speriamo e desideriamo - secondo la sua promessa - uguali agli angeli di Dio e, insieme a loro, ormai per visione diretta, godremo in ugual misura di quella Trinità nella quale ora ci muoviamo per fede. Crediamo infatti a ciò che non vediamo per essere degni, per i meriti stessi della fede, di vedere poi ciò che crediamo e aderirvi. Per non proclamare più con parole della fede e in una lingua risuonante l’uguaglianza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e l’unità della stessa Trinità e come i Tre siano un solo Dio, ma per accogliere nel silenzio il mistero, penetrandosene, con la più pura e fervente contemplazione. (De catech. rudibus 25.47)

 

 

Per la riflessione

Se ci sarà data un giorno questa dolcezza ineffabile ed eterna, che cosa, o fratelli, essa esige ora da noi se non una fede sincera, una speranza salda, una carità pura, e che ognuno cammini nella via che Dio gli assegna, sopporti le tentazioni e accolga le consolazioni? (En. in Ps. 85, 24)

 

 

Pensiero agostiniano

[L’uomo] è veramente felice non se ha ciò che ama, ma se ama ciò che deve essere amato. (En. in Ps. 26, II, 7)

 

28/05

 

 

Preghiera

Tu, Dio, a chi ti ama come comandi, tu mostri te stesso e gli basti; quindi non si distoglie da te nemmeno per volgersi a sé. Questa è la dimora di Dio, non terrestre né corporea di materia celeste, bensì spirituale e partecipe della tua eternità, poiché senza macchia in eterno. (Conf. XII, 15.19)

 

 

Lettura

Saliamo insieme a Cristo

 

La risurrezione del Signore è la nostra speranza, l’ascensione del Signore è la nostra glorificazione. Celebriamo oggi la solennità dell’Ascensione. Se vogliamo celebrare l’ascensione del Signore rettamente, fedelmente, devotamente, santamente, piamente, saliamo insieme a lui e teniamo in alto il nostro cuore. Nel salire però non insuperbiamoci. Dobbiamo infatti tenere il cuore in alto, ma rivolto al Signore. Avere il cuore in alto, ma non rivolto al Signore significa essere superbi; invece avere il cuore in alto rivolto al Signore significa rifugiarsi in lui. Al Signore infatti che è asceso noi diciamo: Signore, tu sei il nostro rifugio. È risorto infatti per darci un motivo di speranza, poiché risorge ciò che muore; affinché, essendo destinati alla morte, non disperassimo e non pensassimo che con la morte la nostra vita è totalmente finita. Eravamo infatti preoccupati perfino della sorte dell’anima; ma lui risorgendo ci ha dato la certezza anche sulla sorte del corpo. Dunque ascese, ma chi? Colui che prima discese. È disceso per guarirti; ascende per elevarti. Cadrai se vorrai elevarti da te stesso; rimarrai in alto se ti eleverà lui. Avere dunque il cuore in alto, ma rivolto al Signore, significa rifugiarsi in lui; avere il cuore in alto ma non rivolto al Signore significa essere superbi. Diciamo pertanto a Cristo che risorge: Tu, Signore, sei la mia speranza; a Cristo che ascende: Hai posto in alto il tuo rifugio (Sal 90, 9). (Sermo 261, 1)

 

 

Per la riflessione

Come potremo essere superbi se avremo il cuore in alto rivolto verso colui che per noi è diventato umile, proprio perché noi non rimanessimo superbi? (Sermo 261, 1)

 

 

Pensiero agostiniano

La tua via, la tua verità, la tua vita è Cristo. (En. in Ps. 85, 15)

 

29/05

 

 

Preghiera

Finché siamo qui in terra, preghiamo Dio affinché non rimuova da noi la nostra preghiera né la sua misericordia: cioè, affinché con perseveranza noi preghiamo e con perseveranza egli abbia misericordia di noi. (En. in Ps. 65, 24)

 

 

Lettura

Dio è l’Assoluto e l’Immutabile

 

I nostri piedi stavano negli atri di Gerusalemme. Ogni cosa infatti è stabile lassù, nulla vi è di transitorio. Vuoi anche tu avere stabilità e non essere soggetto a mutamenti? Corri lassù. L’immutabilità nessuno la possiede per se stesso. Capitemi, fratelli! Ciò che è corporeo non è immutabile, perché non ha in sé stabilità: cambia con il succedersi delle età, cambia con le mutazioni di luogo e di tempo, cambia a causa delle malattie e delle miserie fisiche. Non è quindi stabile in se stesso. Non sono stabili in se stessi nemmeno i corpi celesti: anch’essi sono soggetti a delle mutazioni, per quanto a noi occulte. È tuttavia certo che si spostano da luogo a luogo: ascendono dall’oriente verso l’occidente, per continuare poi il loro giro verso l’oriente. Non sono quindi stabili; non sono l’immutabile. La stessa anima umana non gode stabilità. Quante sono le mutazioni che determinano varietà nel pensiero! Quanti i cambiamenti causati dai piaceri! Quante le brame che la flagellano e mettono a soqquadro! La stessa mente dell’uomo, cioè la sua parte razionale, è mutevole; non è l’assoluto. Ora vuole, ora non vuole; ora sa, ora ignora; ora ricorda, ora dimentica. Nessuno quindi trova in se stesso l’immutabilità. Ci fu una volta un essere che volle trovare in se stesso l’immutabilità - pretese cioè in certo qual modo d’essere lui stesso l’assoluto - ma decadde [dal suo ruolo]: era un angelo, ma cadde e divenne diavolo. Egli inoculò nell’uomo la sua stessa superbia e nella sua invidia fece cadere con sé anche colui che [fino ad allora] era rimasto stabile. Vollero anche gli uomini essere l’assoluto; pretesero di essere padroni e arbitri di se stessi. Ricusarono d’aver sopra di sé colui che veramente è Signore, colui che è veramente l’Assoluto, essendo stato detto a lui: Tu li muterai ed essi muteranno; ma tu sei sempre lo stesso e medesimo (Sal 101, 27-28). (En. in Ps. 121, 6)

 

 

Per la riflessione

Dopo tante miserie, malattie, difficoltà e stenti, l’anima mediante l’umiltà torni a chi è l’Assoluto, per aver posto in quella città la cui partecipazione è nell’Assoluto. (En. in Ps. 121, 6)

 

 

Pensiero agostiniano

Prepàrati a vedere nel cielo Colui dal quale sei stato visto grazie alla misericordia. (Sermo 69, 3.4)

 

30/05

 

 

Preghiera

Sii il mio aiuto, non mi abbandonare. Ecco, vedi, io sono per via; ti ho chiesto una sola cosa, abitare nella tua casa per tutti i giorni della mia vita, contemplare la tua dolcezza, che fosse protetto il tuo tempio; questa sola cosa ho chiesto; ma, per giungervi, ora sono in cammino. (En. in Ps. 26, II, 17)

 

 

Lettura

Il premio della felicità eterna

 

Seguendo la via di Cristo, non ti aspettare prosperità dal secolo. Per una dura via ha camminato, ma grandi cose ha promesso. Seguilo. Non guardare soltanto per dove passerai, ma anche dove giungerai. Sopporterai temporanee difficoltà, ma perverrai a gioie eterne. Se vuoi sopportare la fatica, volgi lo sguardo alla mercede. Anche l’operaio verrebbe meno nella vigna, se non pensasse a ciò che riceverà. Ma quando penserai a ciò che hai da ricevere, ti parrà di nessun conto tutto quel che sopporti e non lo stimerai proporzionato con quanto avrai per suo mezzo: anzi ti stupirai che tanto ti sia dato in cambio di così poca fatica. In verità, o fratelli, per godere della eterna pace, doveva esser data una fatica eterna; e dovresti, per ricevere l’eterna felicità, sopportare eterne sofferenze; ma se tu sostenessi una eterna fatica, quando perverresti alla eterna felicità? Così accade che necessariamente è temporanea la tua tribolazione, finita la quale godrai di una felicità infinita. Ma tuttavia, fratelli, potrebbe esser lunga la tribolazione per ottenere la felicità eterna. Ad esempio, dato che la nostra felicità non avrà fine, la nostra miseria, la nostra fatica e le nostre tribolazioni potrebbero essere lunghissime. Ma anche se durassero mille anni, paragona mille anni all’eternità: come puoi paragonare alcunché di finito all’infinito? Diecimila anni, un milione, se così si può dire, e migliaia e migliaia, che hanno sempre una fine, non possono paragonarsi con l’eternità. (En. in Ps. 36, d. 2, 16)

 

 

Per la riflessione

Sembra dura [la via di Cristo], ma è sicura; forse in un’altra troverai dei piaceri, ma essa è piena di ladroni. (En. in Ps. 36, d. 2, 16)

 

 

Pensiero agostiniano

Sappi bene usare le cose inferiori e potrai rettamente fruire del bene superiore. (Sermo 21, 3)

 

31/05

 

 

Preghiera

T’invoca, Signore, la mia fede, che mi hai dato mediante il tuo Figlio fatto uomo. (Conf. I, 1.1)

 

 

Lettura

L’eterno giubilo della nostra vita futura sarà la lode di Dio

 

Nella nostra vita dobbiamo pensare costantemente alla lode di Dio, poiché l’eterno giubilo della nostra vita futura sarà la lode di Dio, e nessuno può essere in grado di vivere la vita futura se al presente non vi si sarà allenato. Al presente quindi noi lodiamo Dio, ma insieme lo supplichiamo; e se la lode ci procura godimento, la preghiera include gemito. Ci è stato promesso qualcosa che ora non possediamo e, siccome l’autore delle promesse è veritiero, godiamo nella speranza; per il fatto però che non siamo nel possesso, gemiamo di desiderio. Buon per noi se persevereremo in questo desiderio, finché non conseguiamo ciò che ci è stato promesso, quando ogni gemito sarà passato e al suo posto subentrerà la sola lode. Vi sono due periodi: uno quello attuale, pieno di tentazioni e tribolazioni quante ce ne riserva la vita presente, l’altro quello dell’aldilà, nella tranquillità e nella gioia eterna. In rapporto a questi due periodi è stata anche introdotta nelle nostre costumanze ecclesiastiche la celebrazione di due tempi [liturgici]: uno prima della Pasqua e un altro dopo la Pasqua. Il periodo che precede la Pasqua raffigura la tribolazione in cui ci troviamo al presente; quello che invece celebriamo adesso, dopo Pasqua, raffigura la beatitudine, in cui saremo nell’eternità. Pertanto, quel che celebriamo prima di Pasqua è il tempo che trascorriamo adesso, invece quel che celebriamo dopo Pasqua è una anticipazione figurativa di ciò che non possediamo. Proprio per questo trascorriamo quel [primo] tempo in digiuni e preghiere, mentre nel periodo pasquale, ridotti i digiuni, indugiamo piuttosto nelle lodi [di Dio]. Questo indica l’Alleluia che cantiamo: parola che, come ben sapete, in latino si traduce con "Lodate il Signore". Quel periodo precede la resurrezione del Signore, questo la segue, e raffigura la vita futura che ancora non possediamo. Ciò che vediamo simboleggiato nel periodo che segue la resurrezione del Signore lo conseguiremo dopo la nostra resurrezione. In effetti, nel nostro Capo noi troviamo la figura e la rappresentazione di tutt’e due le cose. La passione del Signore ci rappresenta la vita presente con le sue angustie, la vita in cui si devono affrontare stenti, subire tribolazioni e finalmente morire; la resurrezione e la glorificazione del Signore al contrario ci indicano la vita che riceveremo, quando il Signore verrà a ripagare ciascuno secondo il merito: i cattivi con le pene e i buoni con i premi. (En. in Ps. 148, 1)

 

 

Per la riflessione

Occorre che lodiate con tutto voi stessi: cioè, non deve lodar Dio solo la vostra lingua e la vostra voce, ma anche la vostra coscienza, la vostra vita, le vostre opere. (En. in Ps. 148, 2))

 

 

Pensiero agostiniano

La natura pervertita dal peccato genera i cittadini della città terrena, la grazia che libera la natura dal peccato genera i cittadini della città celeste. (De civ. Dei XV, 2)