Preghiera
Tu illuminerai la mia lampada, Signore; Dio mio, illuminerai le mie tenebre. (Sal 17, 29) Io sono nelle tenebre dei peccati. Fa’ sì che, con un raggio della tua sapienza, si dissipino le mie tenebre e si manifesti il tuo volto. E se, per mia colpa, questo tuo volto apparirà alquanto deforme, sia restaurato da te ciò che da te era stato formato. (En. in Ps. 66, 4)
Lettura
La croce esempio di pazienza
Chi è il medico? Il Signore nostro Gesù Cristo. Chi è nostro Signore Gesù Cristo? Colui che fu visto anche da coloro che lo crocifissero, colui che fu preso, schiaffeggiato, flagellato, coperto di sputi, coronato di spine, appeso alla croce, fatto morire, trafitto con la lancia, deposto dalla croce, messo nel sepolcro. È questo il Signore nostro Gesù Cristo; ed è lui il medico di tutte le nostre ferite, quel crocifisso che fu insultato, di cui, quando pendeva dalla croce, i persecutori scuotendo il capo dicevano: Se è il Figlio di Dio, discenda dalla croce (Mt 27, 40). Sì, è lui il nostro vero medico. Ma perché allora non fece vedere, a chi lo insultava, che egli era Figlio di Dio? Perché, dopo aver permesso che lo innalzassero sulla croce, quando quelli dicevano: Se è Figlio di Dio, discenda dalla croce, perché almeno allora non scese giù mostrando che era veramente Figlio di Dio, lui che avevano osato schernire? Non volle! E perché? Forse perché non poteva? Certo che poteva. È più difficile, infatti, scendere dalla croce o risorgere dal sepolcro? Ma egli preferì sopportare quelli che lo insultavano, perché scelse la croce non come una prova di potenza, ma come un esempio di pazienza. Guarì le tue piaghe su quella croce dove a lungo sopportò le sue; ti liberò dalla morte eterna su quella stessa croce dove accettò la morte temporale. E morì. O non si deve dire piuttosto che in lui morì la morte? Che morte è mai quella che uccide la morte? (In Io. Ev. 3, 3)
Per la riflessione
Crescete in Cristo, rafforzatevi nella fede, vegliate intenti alle opere buone; e rimanete fedeli al legno della croce, che vi consente di attraversare il mare. (In Io. Ev. 2, 16)
Pensiero agostiniano
È più importante risuscitare uno destinato a vivere eternamente che risuscitare uno destinato a morire nuovamente. (Sermo 98, 1)
Preghiera
Perché non esistevamo quando siamo stati predestinati; perché eravamo lontani quando ci ha chiamati; perché eravamo peccatori quando siamo stati giustificati; rendiamo grazie a Dio per non essere ingrati. (Sermo 158, 3)
Lettura
Cristo, salvezza di Dio, desiderato dagli antichi giusti
E donaci, Signore, la tua salvezza. Viveva in tale desiderio il santo vecchio Simeone; in tale desiderio, ripeto, viveva quel santo vecchio pieno di merito presso Dio, Simeone; senza dubbio diceva anch’egli: Mostraci, Signore, la tua misericordia, e donaci la tua salvezza. (Sal 84, 8) A questo desiderio, a tali invocazioni ebbe come risposta che non avrebbe visto la morte senza aver visto il Cristo del Signore. Nacque Cristo, l’uno veniva, l’altro se ne andava; ma finché non fosse venuto il Cristo, l’altro non voleva partire. La vecchiaia avanzata non lo concedeva, ma la pietà sincera lo tratteneva. Ma invece quando venne, ma invece quando nacque, ma invece quando lo vide nella braccia della Madre, e la pia vecchiaia lo riconobbe nella divina infanzia, lo prese tra le mani e disse: Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace, poiché i miei occhi hanno visto la tua salvezza. (Lc 2, 26-30) Ecco perché diceva: Mostraci, Signore, la tua misericordia, e donaci la tua salvezza. Fu appagato il desiderio del vecchio quando andava declinando la vecchiezza del mondo stesso. Venne egli stesso dall’uomo invecchiato colui che trovò vecchio il mondo. Perciò, se trovò vecchio il mondo, il mondo ascolti: Cantate al Signore un canto nuovo; cantate al Signore da tutta la terra. (Sermo 163, 4.4)
Per la riflessione
Non consideriamo la grazia della creazione della natura umana, grazia comune ai cristiani e ai pagani. La grazia più grande è questa: non l’essere stati creati uomini ad opera del Verbo ma l’essere diventati credenti ad opera del Verbo incarnato. (Sermo 26, 7)
Pensiero agostiniano
La vecchiezza sia fatta sparire, sorga la novità. (Sermo 163, 4.4)
Preghiera
Ho considerato il mondo che crede in Cristo; e, per il fatto che Dio si è umiliato nel tempo per noi, con gioia l’ho lodato, poiché si diletta di una tale vittima. Canterò e inneggerò al Signore. Con il cuore e con le opere mi allieterò nel Signore. (En. in Ps. 26, I, 6)
Lettura
Lo sposo divino colma il vuoto del cuore delle vergini
Siete fortunate, per il fatto che egli va in cerca solo della vostra bellezza interiore, là dove vi ha dato il potere di essere figli di Dio. Non si aspetta da voi una bellezza carnale, ma dei buoni costumi e che siate padrone della vostra carne. Non è, lui, un tipo che qualcuno possa andare a raccontargli delle frottole sul vostro conto e così renderlo geloso e farlo infuriare. Notate con quale abbandono potete amarlo e come non avete da temere di spiacergli per dei sospetti infondati. Marito e moglie si amano in quanto si vedono; ma in quello che non riescono a vedersi nutrono dei timori l’uno per l’altro. E, se nel segreto covano dei sospetti, per motivi che fossero pure infondati, come capita il più delle volte, non si può dire che godano effettivamente per quanto conoscono con certezza, trattandosi di qualità manifeste. Del vostro sposo, invece, voi con la fede potete penetrare anche là dove non vedete con gli occhi. E in lui mai troverete difetti reali da rimproverargli, mai avrete da temere di disgustarlo per motivi immaginari. Se, pertanto, grande sarebbe dovuto essere il vostro amore per il vostro marito, in che misura dovrete amare colui per amore del quale avete rinunziato al matrimonio? Vi si imprima nel cuore, per quanto esso è capace, colui che per voi fu confitto in croce. Venga lui a occupare nel vostro animo tutto il vuoto che ha lasciato in voi la rinunzia alle nozze. Non vi è consentito amare con tiepidezza colui per amore del quale ricusaste un amore che, pure, era legittimo. Se amerete in questa maniera colui che è mite ed umile di cuore, non avrò ragioni per temere che diventiate superbe. (De s. virginitate 55.56)
Per la riflessione
Considerate la bellezza di colui che amate. Pensatelo uguale al Padre e obbediente anche alla madre; signore del cielo e servo qui in terra; creatore di tutte le cose e creato come una di esse. (De s. virginitate 54.55)
Pensiero agostiniano
Cristo quaggiù si lasciò coprire d’obbrobri e mettere in croce, per insegnarci a disprezzare anziché amare i beni terreni, e ad amare e sperare da lui l’immortalità che ci mostrò nella sua risurrezione. (Ep. 220, 1)
Preghiera
Mio protettore, perché non ho presunto di me stesso, quasi levando contro di te il corno della superbia, ma ho trovato te stesso quale corno - cioè salda sublimità - di salvezza; e tu mi hai riscattato perché io ti trovassi. (En. in Ps. 17, 3)
Lettura
L’esempio di Cristo
Che cosa temerai, o uomo, i cui passi sono guidati in modo che tu voglia la via del Signore? Di che avrai timore? Del dolore? Cristo è stato flagellato. Temi le offese? Si è sentito dire: sei indemoniato, Colui che scacciava i demoni. Forse temi le fazioni e le cospirazioni dei malvagi? Hanno tramato contro di Lui. Forse non sei in grado di mostrare la tua buona coscienza per respingere qualche accusa e subisci violenza, perché contro di te vengono citati falsi testimoni. Ebbene, contro di Lui per primo vi furono falsi testimoni, e non solo prima della sua morte, ma anche dopo la sua Risurrezione. Furono convocati falsi testi affinché fosse condannato dai giudici; e si presentarono come falsi testi i custodi del sepolcro. Egli risorse con sì grande miracolo: scuotendosi la terra annunziò la Risurrezione del Signore. C’era, là, terra che custodiva terra: ma la terra più dura non poté esser mutata. La terra perciò annunziò la verità, ma fu travisata dalla falsità. Quei custodi dissero infatti ai Giudei che cosa avevano visto e che cosa era accaduto; presero del denaro e fu loro detto: Dite che mentre voi dormivate, vennero i discepoli suoi, e lo portarono via. (Mt 28, 12) Ecco i falsi testimoni anche contro il Signore risorto. Ma quanta cecità nei falsi testimoni, o fratelli, quanta cecità! Questo infatti sono soliti subire i falsi testi, di essere accecati, tanto che contraddicono se medesimi senza accorgersene, tanto che così appare che sono falsi testimoni. Che dissero infatti costoro contro se stessi? Quando dormivano, vennero i discepoli suoi, e lo portarono via. (En. in Ps. 36, II, 17)
Per la riflessione
Ecco che cosa significa volere la via di Cristo. Gli capiti pure di patire qualche tribolazione, qualche disonore, qualche offesa, qualche afflizione, qualche danno e qualunque altra cosa di quelle che abbondano in questa vita del genere umano: ponga davanti a sé il suo Signore, [ricordi] quante specie di tentazioni ha superato. (En. in Ps. 36, II, 17)
Pensiero agostiniano
La grazia di Cristo ti rende fermo ed immobile contro tutte le tentazioni del nemico. (En. in Ps. 70, I, 5)
Preghiera
Dio Uno sei tu e tu vieni in mio aiuto, […] per le cui leggi tutto il mondo, mediante le successioni e i ritorni dei tempi, conserva, per quanto la materia sensibile lo comporta, la grande uniformità dei fenomeni attraverso i giorni con l’alternarsi del giorno e della notte, attraverso i mesi con le lunazioni, attraverso gli anni con i ritorni di primavera, estate, autunno e inverno, attraverso i lustri col compimento del corso solare, attraverso i secoli col ritorno delle stelle alle loro origini. (Sol. I, 1, 4)
Lettura
Cristo abbassa l’alterigia del mondo per essere glorificato dagli umili
Gesù raggiunge coloro che compiono la legge. E come li raggiunge? Calcando i flutti, calpestando l’orgoglio del mondo, passando sopra tutte le grandezze del secolo. E ciò tanto più avviene quanto più il tempo passa e l’età del mondo cresce. Aumentano in questo mondo le tribolazioni, aumentano i mali, aumentano i crolli, si arriva al colmo: Gesù avanza, calcando i flutti.
E sono tali le tribolazioni, che anche quelli che hanno creduto in Gesù, che si sforzano di perseverare sino alla fine, si spaventano e temono di venire meno. Cristo viene calcando i flutti, calpestando le ambizioni e le alterige del mondo, e il cristiano si spaventa. Forse che questo non gli è stato predetto? E’ comprensibile che i discepoli, vedendo Gesù camminare sui flutti, abbiano avuto paura (Gv 6, 19); così come i cristiani, nonostante la loro speranza nel secolo futuro, quando vedono umiliata la grandezza di questo mondo, sono colti da turbamento per il crollo delle cose umane. Se aprono il Vangelo, se aprono le Scritture, vedono che tutto ciò è stato predetto: che, cioè, il Signore si comporta così. Egli abbassa l’alterigia del mondo per essere glorificato dagli umili. (In Io. Ev. 25, 6-7)
Per la riflessione
Perché temete, o cristiani? Cristo vi dice: Sono io, non temete. Di che cosa vi spaventate, di che avete paura? Sono io che vi ho predetto tutto questo, sono io che lo compio, ed è necessario che avvenga così: Sono io, non temete! (In Io. Ev. 25, 7)
Pensiero agostiniano
La tribolazione è come il fuoco: se ti trova simile all’oro, ti porterà via le impurità; se invece ti troverà simile a paglia, ti ridurrà in cenere. (Sermo 81, 7)
Preghiera
O Dio, che non si smarrisce. se non si è ingannati, che non si cerca se non si è chiamati, che non si trova se non si è purificati. (Sol. I, 1.3)
Lettura
I diritti d’una madre e quelli della Chiesa
La milizia cristiana ci esorta a sopprimere in noi e nei nostri cari questo affetto carnale, senza tuttavia divenire ingrati verso i genitori e senza schernire quei medesimi benefici già elencati fattici dai genitori col metterci al mondo, col prendersi cura di noi e allevarci. Bisogna anzi che ognuno di noi conservi un amore filiale verso i genitori e che queste attenzioni abbiano luogo quando non ci chiamano doveri più importanti.
La Chiesa tua madre è anche madre della tua mamma. E’ stata essa a concepirvi da Cristo, essa a partorirvi col sangue dei martiri, a generarvi per la luce eterna; è stata ed è essa a nutrirvi col latte della fede; e mentre essa vi prepara un alimento più solido, vede con orrore che volete restare a vagire come poppanti privi di denti. Questa madre, diffusa su tutta la terra, è turbata dagli assalti dell’errore, tanto vari e molteplici, che i suoi figli abortivi non esitano ormai d’insorgere contro di lei e di farle guerra con armi micidiali. Oltre a ciò essa si affligge anche per l’infingardaggine e la pigrizia di tanti suoi figli, che sono ancora dentro il suo seno, e nel vedere molti suoi membri raffreddarsi in parecchi luoghi ed essa diventare meno capace d’aiutare i piccoli. Da chi può venirle il giusto e doveroso aiuto, ch’essa reclama, se non da altri figli e da altri suoi membri al cui numero anche tu appartieni? Forse che abbandonandola nelle sue necessità, vuoi dare ascolto solo ai richiami della carne? Non ti fa essa risuonare alle orecchie i suoi rimproveri molto più accorati? Non ti mostra forse un seno più caro e mammelle piene di alimento celeste? A ciò aggiungi l’incarnazione del suo sposo affinché tu non rimanessi attaccato alle cose carnali; aggiungi tutti i patimenti che ti rinfaccia tua madre e che il Verbo eterno prese per sé affinché tu non rimanessi impigliato in essi; aggiungi gli scherni, i flagelli e la morte, anzi la morte sopra una croce. (Ep. 243, 7-8)
Per la riflessione
Se la Chiesa richiederà i vostri servigi, non assumeteli per brama di salire in alto né rifiutateli spinti dal dolce far nulla, ma ubbidite con mitezza di cuore a Dio. (Ep. 48, 2)
Pensiero agostiniano
Se ti appare meravigliosa la sua umiliazione per lei, non deve più meravigliarti l’altezza da questa raggiunta per lui. (En. in Ps. 103, I, 6)
Preghiera
Parla nel mio cuore con verità. Tu solo sai farlo […] e mi ridurrò nella mia stanza segreta, ove cantarti canzoni d’amore fra i gemiti, gli inenarrabili gemiti che durante il mio pellegrinaggio suscita il ricordo di Gerusalemme nel cuore proteso in alto verso di lei, Gerusalemme la mia patria, Gerusalemme la mia madre, e verso di te, il suo sovrano, il suo illuminatore, il suo padre e tutore e sposo, le sue caste e intense delizie, la sua solida gioia e tutti i suoi beni ineffabili, e tutti simultanei, perché unico, sommo, vero bene. Non me ne distoglierò, fino a che nella pace di quella madre carissima, dove stanno le primizie del mio spirito, donde traggo queste certezze, tu non abbia adunato tutto ciò che sono da questa deforme dispersione, per formarlo e fermarlo definitivamente in eterno, o Dio mio, misericordia mia. (Conf. XII, 16.23)
Lettura
Cristo e la Chiesa, lo Sposo e la Sposa
Quel diletto è stato visto dai suoi persecutori, ma senza comprenderlo. Se lo avessero conosciuto, mai avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Egli stesso spingeva gli occhi degli altri a questa intelligenza, dicendo: Chi vede me, vede anche il Padre. (Gv 14, 9) Canti dunque lui questo salmo: rallegriamoci nelle nozze e saremo insieme a coloro che compiono le nozze, che sono invitati alle nozze; e gli stessi invitati sono la sposa. Infatti la sposa è la Chiesa, lo sposo Cristo. I retori sono soliti cantare certi carmi che si chiamano epitalami; a quelli che si sposano tutto quanto in essi si canta è in onore dello sposo e della sposa; forse che in queste nozze alle quali siamo invitati non c’è il talamo? E come è che allora in un altro salmo si dice: Nel sole ha posto la sua tenda, ed egli stesso come sposo che esce dal suo talamo? (Sal 18, 6) È unione nuziale quella tra il Verbo e la carne: il talamo di questa unione è il seno della Vergine. Infatti la carne stessa si è unita al Verbo; per cui si dice anche: Non più due, ma una sola carne. (Mt 19, 6) La Chiesa è tratta dal genere umano, affinché il capo della Chiesa sia la carne stessa unita al Verbo, e gli altri credenti siano le membra di quel Capo. Vuoi vedere infatti chi verrà alle nozze? In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. (Gv 1, 1) Si rallegri la sposa amata da Dio. Quando amata? Quando era ancora deforme. Perché tutti hanno peccato - dice l’Apostolo - e hanno bisogno della gloria di Dio. (Rom 3, 23) E di nuovo: Infatti Cristo è morto per gli empi. (Rom 5, 6) Deforme è amata, affinché non resti deforme. Non è amata infatti perché deforme, in quanto non è la deformità che è amata; se fosse amata, verrebbe conservata; ha eliminata la deformità, e ha creato la bellezza. (En. in Ps. 44, 3)
Per la riflessione
Venga ormai egli stesso nelle parole della profezia; ecco, lo stesso sposo avanzi verso di noi: amiamolo; oppure, se avremo trovato in lui qualcosa di deforme, non amiamolo. (En. in Ps. 44, 3)
Pensiero agostiniano
Non segue Cristo chi non sulla base della vera fede e dell’insegnamento cattolico è considerato cristiano. (De sermone Domini in monte I, 5.14)
Preghiera
O Figlio di Dio, per mezzo del quale tutte le cose furono fatte, e insieme Figlio dell’uomo, che sei stato fatto come una delle altre cose, noi verremo da te. Ma per imparare che cosa? Che sono mite ed umile di cuore (Mt 11, 28), rispondi. (De s. virginitate 35.35)
Lettura
Il convertito accoglie l’invito all’umiltà
Ti ascoltino quanti cercano la tua misericordia e la tua verità. Vengano da te e imparino da te ad essere miti ed umili di cuore. Vivano per te: per te, non per sé. Ascolti ciò quel peccatore affaticato e affranto, così oppresso dal peso delle sue colpe da non osare di alzare gli occhi al cielo: colui che si percuote il petto e, da lontano, diviene vicino. (Lc 18, 13) Ascolti il centurione, che non si stimava degno d’accoglierti in casa. (Mt 8, 8) Ascolti Zaccheo, uomo ragguardevole fra i pubblicani, che restituisce il quadruplo di quanto aveva incamerato con i suoi detestabili peccati. (Lc 19, 2-8) Ascolti la donna nota in città come la peccatrice: lei che tanto più versava lacrime ai tuoi piedi, quanto più era stata lontana dalle tue vie. (Lc 7, 37-38) Ascoltino le meretrici e i pubblicani, che precedono nel Regno dei cieli gli scribi e i farisei. (Mt 21, 31) Ascoltino i malati di ogni specie: coloro dei quali tu partecipasti al banchetto, con un gesto che ti fu rinfacciato come colpa da coloro che si ritenevano sani e non cercavano il medico: mentre tu sei venuto a chiamare alla penitenza non i giusti ma i peccatori. Tutti costoro, quando si volgono a te, facilmente diventano miti e umili davanti a te, memori della loro vita trascorsa nel vizio e della tua inesauribile misericordia. In essi, infatti, dove era stato abbondante il peccato, la grazia fu ancora più abbondante. (Rom 5, 20) (De s. virginitate 36.36)
Per la riflessione
Riconosco l’eccellenza della tua verginità. Non ti propongo d’imitare il pubblicano che accusa umilmente i suoi peccati; temo, tuttavia, nei tuoi riguardi, l’atteggiamento del fariseo che ostenta superbamente i suoi meriti. (Lc 18, 10-14) (De s. virginitate 37.38)
Pensiero agostiniano
Ora, questa è la via: credere nel Crocifisso. Della sua deformità noi portiamo il segno nella nostra fronte. Non arrossiamo della deformità di Cristo! (Sermo 27, 6)
Preghiera
Volgi lo sguardo alla moltitudine dei vergini: santi fanciulli e sante fanciulle. Questa categoria di persone è sorta nella tua Chiesa: lì, come da un seno materno, ha cominciato a crescere, a gloria tua; lì sciolse la lingua per pronunziare il tuo nome; lì ha inteso il tuo nome e l’ha succhiato come il latte della propria infanzia. (De s. virginitate 36.37)
Lettura
Invocazione al Maestro dell’umiltà
Il documento base e il modello più perfetto della integrità verginale si deve ammirare in Cristo stesso. Senza dubbio. Ma, allora, quale altro precetto sull’umiltà dovrei io imporre a coloro che fanno professione di continenza, se non quello che Cristo diede a tutti gli uomini: Imparate da me che sono mite ed umile di cuore? (Mt 11, 29) Egli aveva parlato della sua grandezza, e, volendo mostrare quanto si fosse fatto piccolo per noi, lui che era così grande, disse: Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto è stato dato a me dal Padre mio: e nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio avrà voluto rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi, e io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo, e imparate da me, perché sono mite ed umile di cuore. (Mt 11, 25-29) Lui, sì, lui al quale il Padre ha dato tutto, e che nessuno conosce se non il Padre, e che solo conosce il Padre – insieme con coloro ai quali egli avrà voluto rivelarlo –, non dice: Imparate da me a creare il mondo, o a risuscitare i morti; ma: che sono mite ed umile di cuore. O dottrina salutare! O Maestro e Signore dei mortali!, ai quali la morte fu propinata e tuttora si comunica nella coppa della superbia... Non volle insegnare ciò che egli non fosse. Non volle comandare ciò che egli non avesse eseguito personalmente. Con gli occhi della fede, che tu mi hai aperto, contemplo te, o buon Gesù, che esclami e dici, come in un’adunata dell’intero genere umano: Venite a me, e imparate da me. O Figlio di Dio, per mezzo del quale tutte le cose furono fatte, e insieme Figlio dell’uomo, che sei stato fatto come una delle altre cose, noi verremo da te. Ma per imparare che cosa? Che sono mite ed umile di cuore, rispondi. Ma è davvero a questo che si sono ridotti tutti i tesori della sapienza e della scienza nascosti in te? (Col 2, 3) È proprio possibile che noi non abbiamo da imparare da te altra lezione più grande che l’essere tu mite e umile di cuore? O dovremo proprio ritenere che l’essere piccoli sia una cosa talmente grande che, se non si fosse realizzata in te, non avremmo avuto altra maniera d’impararla? Proprio così. (De s. virginitate 35.35)
Per la riflessione
Non c’è altra via per giungere alla pace dell’anima se non quella d’eliminare il gonfiore turbolento che la faceva apparire grande ai suoi occhi, mentre avanti a te era malata. (De s. virginitate 35.35)
Pensiero agostiniano
La passione di Cristo non deriva dal bisogno, ma dalla misericordia. Infatti offrì un esempio di pazienza a noi riguardo a noi, cioè all’uomo riguardo all’uomo, alla carne riguardo alla carne: tuttavia in quella carne egli stesso non fu reso peggiore; ma la carne in lui fu resa migliore. (Contra Felicem II, 9)
Preghiera
In Dio opereremo prodezze. Potremo essere vilipesi, calpestati, ritenuti uomini di nessun conto: ma egli a niente ridurrà i nostri nemici. (En. in Ps. 59, 15)
Lettura
Cristo esempio e maestro di umiltà
C’è poi l’episodio dei discepoli che discutevano fra loro chi fosse il più grande. Perché mai il Signore mise avanti ai loro occhi un fanciullo piccolo piccolo e disse: Se non sarete come questo bambino, non entrerete nel Regno dei cieli? (Mt 18, 1-3) Non fu forse per inculcare efficacemente l’umiltà, ponendo in essa il merito della grandezza? E quando i figli di Zebedeo gli esposero il desiderio di sedere al suo fianco nei seggi celesti, non rispose che pensassero piuttosto a bere il calice della passione (Mt 20, 21s) – come lui, che umiliò se stesso fino alla morte e morte di croce (Fil 2, 8) – anziché presentare la superba richiesta d’essere preferiti agli altri? E cosa insegnava, con questo, se non che avrebbe dato la gloria soltanto a coloro che prima l’avessero seguito come maestro di umiltà? Stando per affrontare la passione, lavò i piedi ai discepoli e raccomandò apertamente di fare ai condiscepoli e conservi ciò che lui, Maestro e Signore, aveva fatto a loro. Che lezione di umiltà! Per lasciarla più impressa nel loro animo, scelse proprio il momento in cui, stando egli per morire, i discepoli lo osservavano con più ansiosità. E, certamente, avrebbero ricordato in modo tutto particolare quello che il Maestro per ultimo aveva offerto alla loro imitazione. Egli, in un momento come quello, fece un gesto che avrebbe potuto compiere in qualsiasi altro dei giorni che aveva trascorsi con loro. Se l’avesse compiuto prima, però, avrebbe dato, sì, lo stesso insegnamento, ma questo non sarebbe rimasto impresso con pari efficacia. (De s. virginitate 32.32)
Per la riflessione
La fragilità umana è tanta che anche a chi si sforza e vigila per non peccare succedono delle mancanze. Saranno piccole, saranno poche; ma non si può dire che non ci siano. Esse, anzi, diverrebbero grandi e gravi se vi si aggiungesse la malizia e la gravità della superbia. (De s. virginitate 50)
Pensiero agostiniano
Chi disprezza questa condizione di umiltà in Dio, non vuole per sé la guarigione dal tumore micidiale della superbia. (Sermo 124, 3)
Preghiera
A te ha detto il mio cuore: Ho cercato il tuo volto. Perché non agli uomini mi sono mostrato; ma nel segreto, dove tu solo ascolti, ti ha detto il cuor mio: Non ho cercato da te qualche premio che sia all’infuori di te, ma il tuo volto. (En. in Ps. 26, I, 8)
Lettura
Occorre rivolgersi a Cristo con umiltà
A Cristo, caro Dioscoro, vorrei che ti assoggettassi con la più profonda pietà e che, nel tendere alla verità e nel raggiungerla, non ti aprissi altra via che quella apertaci da lui il quale, essendo Dio, ha veduto la debolezza dei nostri passi. La prima via è l’umiltà, la seconda è l’umiltà e la terza è ancora l’umiltà: e ogni qualvolta tornassi a interrogarmi, ti risponderei sempre così. Non perché non ci siano altri precetti degni d’essere menzionati, ma perché la superbia ci strapperà senz’altro di mano tutto il merito del bene di cui ci rallegriamo, se l’umiltà non precede, accompagna e segue tutte le nostre buone azioni in modo che l’anteponiamo per averla di mira, la poniamo accanto per appoggiarci ad essa, ci sottoponiamo ad essa perché reprima il nostro orgoglio. Poiché tutti gli altri vizi sono da temersi nelle azioni colpevoli; la superbia invece deve temersi anche nelle azioni buone, poiché le azioni per sé degne di lode vanno perdute se ispirate dall’amore della stessa lode. Si dice che a un famosissimo oratore fu chiesto quale fosse, a suo avviso, la prima regola dell’eloquenza e che rispondesse: "L’arte del porgere", quale fosse la seconda e rispondesse ancora: "L’arte del porgere", quale fosse la terza e rispondesse ognora: "L’arte del porgere". Allo stesso modo, ogni qualvolta tu chiedessi quale sia il primo dei precetti della religione cristiana, non troverei altra risposta che questa: "l’umiltà", anche se le circostanze mi spingessero a dire altre cose. (Ep. 118, 3.22)
Per la riflessione
Coloro che dal Signore Gesù hanno appreso ad essere miti ed umili di cuore, ritraggono maggior vantaggio dal meditare e dal pregare, che dal leggere e dall’ascoltare. (Ep. 147, 1)
Pensiero agostiniano
China, Signore, il tuo orecchio. Egli china l’orecchio se tu non innalzi la testa. (En. in Ps. 85, 2)
Preghiera
Ascolta, Signore, la mia implorazione (Sal 60, 2): non venga meno la mia anima sotto la tua disciplina. (Conf. I, 15.24)
Lettura
Esempi di umiltà tratti dal Vangelo
Dell’insegnamento di Cristo sull’umiltà riporterò poche testimonianze: quelle che il Signore si degnerà farmi ricordare e che, probabilmente, saranno sufficienti a chiarire l’argomento che mi sono proposto. Il discorso che egli tenne ai discepoli all’inizio della sua missione, e che è il più lungo, comincia così: Beati i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei cieli. (Mt 5, 3) Senza alcun dubbio, questi poveri sono gli umili. Se poi lodò calorosamente la fede di quel centurione e disse di non averne trovata altrettanta in Israele, fu perché egli aveva creduto con umiltà così profonda da asserire: Non sono degno che tu entri sotto il mio tetto. (Mt 8, 5s) È questo il motivo per cui Matteo può dire che il centurione andò lui stesso da Gesù, mentre Luca dichiara apertamente che non fu lui ad andarci ma vi inviò alcuni amici. Con la sua umiltà piena di fede, egli personalmente si avvicinò al Cristo più di coloro che aveva mandati. Da qui il detto del Profeta: Il Signore è altissimo: egli guarda con amore le cose umili, mentre osserva da lontano le cose elevate. (Sal 137, 6) Certamente come non avvicinabili. Non diverso il caso della donna cananea, a cui dice: O donna, grande è la tua fede! ti sia fatto come desideri. (Mt 15, 28) Prima l’aveva chiamata cane, e le aveva risposto che non poteva darle il pane dei figli. Ma lei, accettando con umiltà il rifiuto, aveva replicato: Sì, Signore! anche i cani mangiano le briciole che cadono dalla mensa dei padroni. (Mt 15, 27) Con una professione di umiltà merita quello che non aveva ottenuto con l’insistenza del suo gridare. (De s. virginitate 32.32)
Per la riflessione
La continenza perpetua, e soprattutto la verginità, è negli eletti di Dio un grande favore della sua munificenza, si deve vigilare con la massima cura perché non sia rovinato dalla superbia. (De s. virginitate 33.33)
Pensiero agostiniano
Se avrai voluto presumere delle tue forze, cadrai in quello di cui hai presunto; se ti sarai fidato di un altro, costui vuol dominarti, non soccorrerti. (En. in Ps. 34, I, 15)
Preghiera
Parla nel mio cuore con verità, tu solo infatti sai farlo; li espellerò fuori, a soffiare nella polvere, a sollevare la terra nei loro occhi. (Conf. XII, 16.23)
Lettura
L’umiltà di Cristo non deve essere disprezzata per superbia
Al superbo l’umiltà sembra indegna del Signore, perciò da quelli che sono tali la sanità si allontana. Non montare in superbia: scendi, se vuoi essere risanato. La pietà doveva inorridire se mai il Cristo incarnato si riteneva soggetto a mutamento. Ma ora la verità ti rende valido che il Cristo, in quanto Verbo, è immutabile. In principio, infatti, era il Verbo e il Verbo era presso Dio; non la parola che risuona e passa, perché il Verbo era Dio. (Gv 1, 1) Dunque il tuo Dio permane immutabile. O verace pietà religiosa, sussiste immutabilmente il tuo Dio; non temere, il suo essere non viene meno; e proprio per lui neppure tu cessi di esistere. Sempre uguale a se stesso, nasce da donna, ma nella carne. Il Verbo, invece, creò anche la madre. Chi era ancora prima di farsi uomo si preparò colei nella quale si fece uomo. Fu bambino, ma nella carne. Succhiò dal seno, andò crescendo, mangiò cibi solidi, trascorse i vari stadi dell’età, raggiunse la giovinezza, ma nella carne. Stanco, prese sonno, ma nella carne. Soffrì la fame e la sete, ma nella carne. Arrestato, legato, flagellato, oltraggiato, infine crocifisso, ucciso, ma nella carne. Perché ti fa inorridire? Il Verbo del Signore dura sempre. (Gc 1, 11) (Sermo 124, 3)
Per la riflessione
L’umiltà di Cristo non è gradita ai superbi. Quanto a te, cristiano, se essa ti piace, imitala. (En. in Ps. 93, 15)
Pensiero agostiniano
La nostra salvezza in Cristo è l’umiltà di Cristo. (Sermo 285, 4)
Preghiera
O Maestro e Signore dei mortali, ai quali la morte fu propinata e tuttora si comunica nella coppa della superbia. (De s. virginitate 35.35)
Lettura
La carità si consegue e si custodisce con l’umiltà
Contro la superbia, madre dell’invidia, principalmente lotta tutta l’ascesi cristiana. Questa insegna l’umiltà, con la quale si consegue e si custodisce la carità, di cui sta scritto: La carità non è invidiosa. E, come se gli andassimo a chiedere il motivo per cui non è invidiosa, subito aggiunge: La carità non si gonfia. (1Cor 13, 4) È come se dicesse: Non è invidiosa perché non è superba. Il Maestro dell’umiltà, Cristo, cominciò con l’annientare se stesso prendendo la forma di schiavo, diventando simile agli uomini e, quanto all’aspetto esterno, riscontrato effettivamente come un uomo. Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e morte di croce. (Fil 2, 7-8) Quanto poi alla sua dottrina, chi potrà spiegare con linguaggio semplice con quanta solerzia ci inculchi l’umiltà e come insista fortemente nel comandarla? E chi riuscirà a raccogliere tutte le testimonianze che illustrano questo argomento? Per portare a termine una tale impresa o solo per provarci, occorrerebbe scrivere un libro a parte proprio sull’umiltà. Mentre l’argomento di quest’opera è un altro: e dell’umiltà ci si occupa solo perché da un bene così grande deve, con ogni cura, essere tenuta lontana la superbia. (De s. virginitate 31.31)
Per la riflessione
Tutti i cristiani debbono praticare l’umiltà. Essi infatti si chiamano "cristiani" da Cristo; e il Vangelo di Cristo nessuno lo scruta con diligenza senza trovarvi Gesù che si presenta come maestro di umiltà. Tuttavia, questa virtù debbono ricercarla e coltivarla con un impegno tutto speciale coloro che eccellono sugli altri per qualche dono fuori dell’ordinario. (De s. virginitate 33.33)
Pensiero agostiniano
Se riponi la tua speranza in un altro uomo, sei umile inutilmente. Se invece riponi la tua speranza in te stesso, sei superbo, e ciò con tuo pericolo. (Sermo 13, 2)
Preghiera
Mio aiuto e liberatore sei tu, Signore; non tardare! Tu sei aiuto e liberatore. Io ho bisogno di soccorso: aiutami! Io sono prigioniero: liberami! Perché nessuno all’infuori di te mi scioglierà dai miei legami. (En. in Ps. 69, 8)
Lettura
Umiltà e superbia
Il regno dei cieli appartiene a quelli che sono come loro, (Mt 19, 14) che sono cioè umili, spiritualmente piccoli. Non abbiate per loro disprezzo o avversione: è segno di vera grandezza l’esser piccolo, mentre la superbia è fallace grandezza di chi è debole. E quando la superbia si sia impadronita di un animo, sollevandolo in alto lo fa precipitare, gonfiandolo lo svuota, riempiendolo lo spezza. Mentre la persona umile non può fare del male, il superbo non può non farne: intendo riferirmi all’umiltà di chi non aspira a eccellere per transitori successi mondani, ma è volto sinceramente a un bene eterno che sa di poter raggiungere, non con le proprie forze ma con l’aiuto che riceve. Chi ha questa umiltà non può desiderare il male di nessuno perché nessun male potrebbe accrescere il suo bene. La superbia invece produce subito invidia, e chi prova invidia non può che desiderare il male di colui il cui bene lo tormenta. Anche l’invidia quindi porta subito a volere il male, e di qui derivano imbrogli, ipocrisie, maldicenze e tutto quel male che non si vorrebbe mai ricevere da un altro. Se conservate quindi intatta la pia umiltà, che secondo le Scritture è il segno distintivo della santa infanzia, godrete sicuramente della immortalità dei beati: A costoro appartiene il regno dei cieli. (Sermo 353, 2.1)
Per la riflessione
Se non si deve essere superbi nei rapporti tra noi uomini, a maggior ragione non si deve esserlo con Dio, ribellandosi alla sua volontà. Se è vero che nei rapporti tra noi non si deve fare all’altro quello che non si vorrebbe fosse fatto a noi, e nessuno tollererebbe la disobbedienza di chi di diritto gli è sottoposto, nel rapporto con Dio si deve ancor più badare di non comportarsi proprio nel modo con cui non si vorrebbe che un altro si comportasse con noi. (Sermo 353, 2.2)
Pensiero agostiniano
Cristo insegna l’umiltà, nell’affidare il suo corpo e il suo sangue. (En. in Ps. 33, II, 7)
Preghiera
Ci aiuti Cristo, Figlio della Vergine. (De s. virginitate 2.2)
Lettura
L’ideale della verginità
Vi abbiamo esortato con tutta l’energia a tendere verso l’ideale della verginità. Il quale, quanto più è eccellente e divinamente grande, tanto più costituisce un richiamo alla nostra sollecitudine affinché diciamo, sì, qualcosa sulla pregevolissima virtù della castità, ma ancor più ci soffermiamo su quella munitissima dell’umiltà. Difatti, se a coloro che professano la continenza viene fatto di paragonarsi con gli sposati, subito si accorgeranno che, secondo la Scrittura, questi sono inferiori a loro per l’opera, per la ricompensa, per la promessa e per il premio. In tal caso si dovranno ricordare di ciò che è scritto: Quanto più sei grande, tanto più umiliati in tutto, e troverai grazia presso Dio. (Sir 3, 18) L’umiltà di ciascuno, infatti, deve essere rapportata alla sua grandezza e al conseguente pericolo d’insuperbirsi: poiché la superbia insidia maggiormente colui che si trova più in alto. L’invidia poi segue la superbia come figlia pedissequa: la superbia la genera molto precocemente, anzi, mai si trova senza tale prole e compagna. E così, attraverso questi due mali, la superbia e l’invidia, si rende presente il diavolo. (De s. virginitate 31.31)
Per la riflessione
Ed egli, nonostante le promesse di seguire il Signore, non fino a un certo punto ma assolutamente dovunque fosse andato, di fatto non lo seguì proprio per niente. (De s. virginitate 51.52)
Pensiero agostiniano
E’ preferibile un peccatore umile ad un uomo onesto superbo. (Sermo 170, 7)
Preghiera
Con gli occhi della fede, che tu mi hai aperto, contemplo te, o buon Gesù, che esclami e dici, come in un’adunata dell’intero genere umano: Venite a me, e imparate da me. (Mt 11, 29) (De s. virginitate 35.35)
Lettura
Le vergini di Dio seguono l’Agnello dovunque vada
Voi, che siete vergini di Dio, questo dovete fare, questo: seguire l’Agnello dovunque vada. Ma, prima di mettervi al suo seguito, recatevi da lui, e imparate come egli è mite e umile di cuore. (Mt 11, 29) Se amate, andate con umiltà a colui che è umile. Non vi allontanate da lui, se non volete cadere. Chi teme di allontanarsi da lui, prega implorando che non lo raggiunga il piede della superbia. (Sal 35, 12) Avviatevi alle altezze col piede dell’umiltà. Egli porta in alto chi lo segue con umiltà: egli che non sdegnò di chinarsi su coloro che giacevano nel peccato. Affidate a lui i doni che vi ha elargito, perché ve li conservi; deponete presso di lui la vostra forza. Tutto il male che non commettete perché Dio ve ne tiene lontani, consideratelo come perdonato. In tal modo non vi succederà di amarlo poco, illudendovi che poco vi sia stato rimesso; né disprezzerete con fatale arroganza i pubblicani che vedrete battersi il petto. Se avete avuto modo di saggiare le vostre forze, non vi inorgoglite per quanto siete riuscite a sopportare. Se la prova non vi è ancora toccata, pregate per non essere tentate al di sopra delle vostre capacità. (De s. virginitate 52.53)
Per la riflessione
Quelli che fra voi perseverano, vi siano d’esempio. Quelli che cadono, aumentino la vostra trepidazione. Amate la perseveranza degli uni per imitarla; piangete la defezione degli altri per evitare l’orgoglio. (De s. virginitate 52.53)
Pensiero agostiniano
Coloro che dal Signore Gesù hanno appreso ad essere miti ed umili di cuore, ritraggono maggior vantaggio dal meditare e dal pregare, che dal leggere e dall’ascoltare. (Ep. 147, 1)
Preghiera
Noi, riponendo la speranza nelle realtà eterne, e non ricercando la nostra gloria, esulteremo nel nome del Signore Dio nostro. (En. in Ps. 19, 8)
Lettura
Un’immagine della vita angelica
Voi avete raggiunto una tale perfezione che tutto nella vostra condotta corrisponde alla verginità che professate e custodite. Non avete nulla a che fare con gli omicidi, con i sacrifici idolatrici e simili abominazioni diaboliche, con i furti, le rapine, le frodi, gli spergiuri, l’ubriachezza, la lussuria nelle sue varie forme, l’avarizia, la finzione, la gelosia, l’empietà, la durezza di cuore. Non solo, ma fra voi non è dato vedere, né succedono di fatto, quelle colpe che sono effettivamente o, quanto meno, vengono reputate di poco rilievo: non viso procace, non occhi curiosi, non lingua ciarliera, non ridere sguaiato, non scherzi villani, non mode indecenti, non portamento esageratamente sostenuto o languido. Voi non rendete male per male, né maledizione per maledizione. (1Pt 3, 9) Anzi, così sublime è il grado della vostra carità che siete disposte a dare la vostra vita per i fratelli. Siete così e così dovete essere. E tutte queste virtù, unite alla verginità, offrono agli uomini un’immagine della vita angelica, riproducono sulla terra costumanze celesti. Orbene, quanto più siete in alto – lo dico a quanti possiedono tali grandezze –, altrettanto dovete umiliarvi in ogni maniera, se volete trovare grazia davanti a Dio. (Sir 3, 18-20) Se non volete che, essendo voi superbi, egli vi resista. Se non volete che, cercando voi d’innalzarvi, egli vi abbassi, e che, essendo voi troppo gonfi, egli non riesca a farvi passare per la porta stretta. Raccomandazioni, queste, che dovrebbero essere superflue, poiché dove arde la carità è impossibile che manchi l’umiltà. (De s. virginitate 52.53)
Per la riflessione
Non vogliate stabilire una vostra giustizia; assoggettatevi a Dio che opera in voi la sua giustificazione. Perdonate i peccati altrui; pregate per i vostri. Con la vigilanza schivate le colpe avvenire. Cancellate le colpe del passato mediante la confessione. (De s. virginitate 52.53)
Pensiero agostiniano
Non siamo dunque noi che prima osserviamo i comandamenti di modo che egli venga ad amarci, ma il contrario: se egli non ci amasse, noi non potremmo osservare i suoi comandamenti. Questa è la grazia che è stata rivelata agli umili mentre è rimasta nascosta ai superbi. (In Io. Ev. 82, 3)
Preghiera
Ma noi, Signore, siamo, ecco, il tuo piccolo gregge; tu prendi noi in tuo possesso. (Conf. X, 36.59)
Lettura
Credi nel Crocifisso per arrivare alla vera sapienza
[I filosofi di questo mondo] avevano visto dove bisognava andare, ma, ingrati verso colui che aveva loro concesso questa visione, attribuirono a se stessi ciò che avevano visto; diventati superbi, si smarrirono, e si rivolsero agli idoli, ai simulacri, ai culti demoniaci, giungendo ad adorare la creatura e a disprezzare il Creatore. Giunsero a questo dopo che già erano caduti in basso. Fu l’orgoglio a farli cadere, quell’orgoglio che li aveva portati a ritenersi sapienti. Coloro di cui l’Apostolo dice che conobbero Dio, videro ciò che dice Giovanni, che cioè per mezzo del Verbo di Dio tutto è stato fatto. Infatti, anche nei libri dei filosofi si trovano cose analoghe, perfino che Dio ha un unico Figlio per mezzo del quale furono fatte tutte le cose. Essi riuscirono a vedere ciò che è, ma videro da lontano. Non vollero aggrapparsi all’umiltà di Cristo, cioè a quella nave che poteva condurli sicuri al porto intravisto. La croce apparve ai loro occhi spregevole. Devi attraversare il mare e disprezzi la nave? Superba sapienza! Irridi al Cristo crocifisso, ed è lui che hai visto da lontano: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio. Ma perché è stato crocifisso? Perché ti era necessario il legno della sua umiltà. Infatti ti eri gonfiato di superbia, ed eri stato cacciato lontano dalla patria; la via era stata interrotta dai flutti di questo secolo, e non c’è altro modo di compiere la traversata e raggiungere la patria che nel lasciarti portare dal legno. Ingrato! Irridi a colui che è venuto per riportarti di là. Egli stesso si è fatto via, una via attraverso il mare. E’ per questo che ha voluto camminare sul mare (cf. Mt 14, 25), per mostrarti che la via è attraverso il mare. Ma tu, che non puoi camminare sul mare come lui, lasciati trasportare da questo vascello, lasciati portare dal legno: credi nel Crocifisso e potrai arrivare. (In Io. Ev. 2, 4)
Per la riflessione
E’ per te che si è fatto crocifiggere, per insegnarti l’umiltà; e anche perché, se fosse venuto come Dio, non sarebbe stato riconosciuto. Se fosse venuto come Dio, infatti, non sarebbe venuto per quelli che erano incapaci di vedere Dio. […] Come è venuto, invece? Nella sua visibile umanità. (In Io. Ev. 2, 4)
Pensiero agostiniano
Ricordati che siamo polvere. (Sal 102, 14) Colui che ha plasmato l’uomo con la polvere e gli ha dato lo spirito vitale, per questa creatura consegnò alla morte il proprio Unigenito. Chi potrebbe spiegare, chi potrebbe avere almeno la giusta idea di quanto egli ci ama? (Sermo 57, 13.13)
Preghiera
Ogni sospiro aneli al Cristo: lui solo sia desiderato, il più bello fra tutti, che amò noi, deformi, per farci belli. Solo dietro a lui corriamo, per lui sospiriamo, e i suoi servi che amano la pace non cessino di esclamare: Sia glorificato il Signore! (Sal 34, 27) (In Io. Ev. 10, 13)
Lettura
Giovanni e Gesù: lucerna e luce
La lettura di questo passo del santo Vangelo fa risaltare la grandezza divina di nostro Signore Gesù Cristo e l’umiltà dell’uomo che meritò di esser chiamato amico dello sposo, insegnandoci a misurare la differenza che c’è tra un uomo che è soltanto uomo, e un uomo che è Dio. Infatti, l’uomo-Dio nostro Signore Gesù Cristo, è Dio prima di tutti i secoli, ed è uomo nel nostro secolo; Dio da parte del Padre, uomo da parte della Vergine: tuttavia un solo e medesimo Signore e Salvatore Gesù Cristo, Figlio di Dio, Dio e uomo. Giovanni, invece, uomo dotato di grazia singolare, fu inviato avanti a lui, e fu illuminato da colui che è la luce. Di Giovanni, infatti, è detto: Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce (Gv 1, 8). Anch’egli può esser chiamato luce, e giustamente, ma non in quanto illumina, bensì in quanto è illuminato. Una cosa infatti è la luce che illumina, un’altra è la luce che è illuminata: anche i nostri occhi si chiamano luci, e pur tuttavia, benché aperti, al buio non vedono. La luce che illumina, invece, è luce per se stessa, è luce a se stessa, e non ha bisogno d’altra luce per risplendere, ma di essa hanno bisogno le altre, per illuminare. (In Io. Ev. 14, 1)
Per la riflessione
Comprenda l’uomo che non deve godere della sua sapienza, ma della sapienza che ha ricevuto da Dio. (In Io. Ev. 14, 3)
Pensiero agostiniano
Se è sapienza quella per cui sono beati gli operatori di pace, perché saranno considerati figli di Dio, preghiamo di essere liberati dal male, perché tale liberazione ci renderà liberi, cioè figli di Dio, affinché con lo spirito di adozione invochiamo: Abba, Padre. (De sermone Domini in monte II, 11.38)
Preghiera
O Signore, compi la tua opera in me. (Conf. XI, 2.3)
Lettura
Dio sceglie ciò che è debole per confondere i forti
Non solo Natanaele non risulta il primo nella lista degli Apostoli, ma nemmeno a metà, neppure l’ultimo. Eppure è a lui che il Figlio di Dio ha reso una così grande testimonianza dicendo: Ecco davvero un israelita, in cui non c’è finzione. Ci si domanda perché. Per quel tanto che il Signore ci concede di capire, possiamo saperlo. Dobbiamo tenere presente, infatti, che Natanaele era uno studioso e un esperto della legge; per questo il Signore non volle annoverarlo tra i suoi discepoli, perché aveva scelto dei semplici, per confondere il mondo. Ascoltate cosa dice l’Apostolo: Guardate la vostra chiamata, o fratelli: non sono molti tra voi i potenti, non molti i nobili, ma Dio ha scelto ciò che è debole del mondo per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che è ignobile nel mondo e ciò che è disprezzato e ciò che non esiste, quasi esistesse, per annientare ciò che esiste (1 Cor 1, 26-28). Se Dio avesse scelto un uomo dotto, questi avrebbe potuto pensare d’essersi meritato la chiamata per la sua dottrina. Il Signore nostro Gesù Cristo, volendo piegare la cervice dei superbi, non volle servirsi del retore per andare in cerca del pescatore, ma si servì di un pescatore per conquistare l’imperatore. Verrà Cipriano un grande oratore, ma prima c’è Pietro il pescatore, per mezzo del quale crederà non soltanto l’oratore ma anche l’imperatore. Nessun nobile, nessun dotto fu scelto per primo: perché Dio scelse ciò che secondo il mondo è debole, per confondere ciò che è forte. Natanaele, dunque, era un uomo importante e senza finzione; e questo è il solo motivo per cui non fu scelto, affinché nessuno credesse che il Signore era venuto a scegliere i dotti. (In Io. Ev. 7, 17)
Per la riflessione
Il dolo è frode, è finzione. Quando uno dice una cosa diversa da quella che nasconde in cuore, finge; ed è come se avesse il cuore doppio, il cuore con due pieghe: una piega in cui vede la verità, l’altra in cui concepisce la menzogna. (In Io. Ev. 7, 18)
Pensiero agostiniano
L’onore deve venire in cerca di te, non tu dell’onore. Tu devi sederti nel posto più umile, affinché colui che ti ha invitato ti faccia salire a un posto più ragguardevole. (Sermo 39, 2)
Preghiera
I miei delitti, dice, mi contaminano; gli altrui mi affliggono: da questi purificami, da quelli perdonami. Estirpa dal mio cuore ogni cattivo desiderio, allontana da me il malvagio tentatore. (En. in Ps. 18, II, 13)
Lettura
La superbia è la causa di tutti i peccati
Credo che il gravissimo peccato sia la superbia. Probabilmente questo è significato anche in altro modo laddove si dice: e sarò purificato dal grande peccato. Chiedete quanto sia grande questo peccato che fece precipitare l’angelo, che dell’angelo fece il diavolo e gli sbarrò per sempre il Regno dei Cieli? Grande è questo peccato, ed è l’origine e la causa di tutti i peccati. Sta scritto infatti: l’inizio di ogni peccato è la superbia. E, perché tu non lo trascuri, quasi fosse una colpa lieve, aggiunge: l’inizio della superbia è l’apostasia da Dio. (Sir 10, 15) Non piccola sciagura è questo vizio, fratelli miei; non s’accorda con esso l’umiltà cristiana nelle persone che vedete piene di sé. Per questo vizio esse sdegnano di sottomettere il collo al giogo di Cristo, e poi sono incatenate più duramente al giogo del peccato. Perché toccherà loro essere servi; non vogliono servire, ma conviene pure che lo facciano. Ricusando di servire, ottengono non già di non servire affatto, ma di non servire ad un buon Padrone; poiché chi non vuol servire alla carità, sarà inevitabilmente servo dell’iniquità. Con questo vizio, che è la sorgente di tutti gli altri perché da esso sono nati gli altri vizi, è avvenuta la apostasia da Dio, poiché l’anima è caduta nelle tenebre e ha fatto cattivo uso del libero arbitrio, conseguendo da qui anche tutti gli altri peccati. E così, colui che era compagno degli angeli, vivendo prodigalmente, sciupa la sua sostanza con le meretrici, e diviene per la sua miseria pastore di porci. Per colpa di questo vizio, a causa di questo grande peccato della superbia, Dio è venuto nell’umiltà. Ecco il motivo, ecco il grande peccato, il grave male dell’anima, che ha fatto scendere dal cielo il Medico onnipotente, e lo ha umiliato fino alla forma di servo, lo ha coperto di scherno, lo ha inchiodato alla croce, perché questo tumore fosse curato per mezzo di una tanto salutare medicina. (En. in Ps. 18, II, 15)
Per la riflessione
Arrossisca finalmente di esser superbo l’uomo, per il quale Dio si è fatto umile. (En. in Ps. 18, II, 15)
Pensiero agostiniano
Avviatevi alle altezze col piede dell’umiltà. (De s. virginitate 52.53)
Preghiera
Non dirò mai, Signore: Non lasciare incalcolate le opere delle mie mani. Non voglio vantarmi delle mie opere. È vero infatti che ricercai il Signore nella notte con le mani rivolte a lui, e non sono stato deluso. (Sal 76, 3) Tuttavia non intendo elogiare le opere di queste mie mani. Temo infatti che, se le guarderai, vi troverai più peccati che meriti. Questo solo ti chiedo, questo ti dico, questo intendo ottenere: Non lasciare incalcolate le opere delle tue mani. (En. in Ps. 137, 18)
Lettura
Il sonno deprecabile degli orgogliosi
Alla tua minaccia, Dio di Giacobbe, hanno sonnecchiato tutti coloro che sono saliti a cavallo. Chi sono coloro che sono saliti a cavallo? Coloro che non hanno voluto essere umili. Non che, sia peccato montare a cavallo; è peccato elevare contro Dio la fronte altèra dei poteri e degli onori conseguiti, e credere di meritarseli. In quanto sei ricco, sei salito a cavallo; Dio ti minaccia e tu dormi. Grande è l’ira di colui che minaccia, grande è la sua ira. Si renda conto la vostra Carità di quanto sia tremenda. La minaccia comporta frastuono, e di solito il frastuono desta gli uomini. Tanto grande è invece la forza della minaccia di Dio, che il salmista può dire: Alla tua minaccia, Dio di Giacobbe, hanno sonnecchiato coloro che sono saliti a cavallo. Ecco di quale sonno sonnecchiava quel Faraone che era salito a cavallo (Es 14, 8): non era sveglio nel cuore, perché aveva il cuore duro di fronte alla minaccia. La durezza del cuore infatti è un sonno. Vi scongiuro, fratelli miei, guardate come dormono coloro che, mentre in tutto il mondo echeggiano il Vangelo, l’amen e l’alleluia, ancora non vogliono condannare la vecchia vita e svegliarsi alla nuova. La Scrittura di Dio era un tempo in Giudea; ora si canta in tutto il mondo. Soltanto in quel popolo - si diceva - doveva essere adorato e venerato l’unico Dio che ha creato ogni cosa; ora dov’è che non si dice: Cristo è risorto? Deriso sulla croce, ha impresso sulle fronti dei re quella croce dall’alto della quale egli veniva oltraggiato; e ancora si dorme! Grande è l’ira di Dio, fratelli! Meglio è per noi l’aver ascoltato colui che dice: Svègliati, tu che dormi, e sorgi dai morti; e Cristo ti illuminerà. (Ef 5, 14) Ma, chi sono coloro che lo ascoltano? Coloro che non salgono a cavallo. E chi sono quelli che non salgono a cavallo? Coloro che non si vantano e non si inorgogliscono, come se si meritassero onori e potere. (En. in Ps. 75, 10)
Per la riflessione
Ora dormono, e non si rendono conto che è adirato; ma è adirato proprio affinché dormano. Ora, perché dormono non lo sentono, ma alla fine lo sentiranno. (En. in Ps. 75, 11)
Pensiero agostiniano
Gli infedeli non entrano affatto nella retta via; i superbi invece deviano dalla retta via. (Sermo 13, 2)
Preghiera
Sii tu dunque per me - dice - la casa del rifugio. Infatti se non sarò stato salvato, come fuggirò? Risanami, e fuggo presso di te; poiché, se non mi risani, non posso camminare: e allora come potrò fuggire? (En. in Ps. 30, II, d.1, 8)
Lettura
Motivo ispiratore delle azioni buone
Vedete le opere grandi che la superbia compie: fate bene attenzione come esse siano tanto simili e quasi pari a quelle della carità. La carità offre cibo all’affamato, ma lo fa anche la superbia: la carità fa questo, perché venga lodato il Signore; la superbia lo fa per dare lode a se stessa. La carità veste un ignudo e lo fa anche la superbia; la carità digiuna, ma digiuna anche la superbia; la carità seppellisce i morti, ma li seppellisce anche la superbia. Tutte le opere buone che la carità vuole fare e fa, ne mette in moto, all’opposto, altrettante la superbia e le mena attorno come suoi cavalli. Ma la carità è nel cuore e toglie il posto alla malmossa superbia: non mal movente bensì malmossa. Guai all’uomo che tiene la superbia a proprio auriga, perché necessariamente finirà nel precipizio. Ma come sapere se sia la superbia a muovere le azioni buone? Chi la vede? Quale il segno di riconoscimento? Vediamo le opere: la misericordia offre cibo, lo fa anche la superbia; la misericordia accoglie un ospite, lo fa anche la superbia; la misericordia intercede per un povero, lo fa anche la superbia. Che significa ciò? Che non riusciremo a capire, se esaminiamo le opere. Io oso dare una qualche risposta, non proprio io, ma lo stesso Paolo: la carità muore; cioè l’uomo, che ha la carità, confessa il nome di Cristo e va al martirio; anche la superbia confessa Cristo e va al martirio. Il primo uomo ha la carità, il secondo non ha la carità. Colui che non ha la carità senta che cosa dice l’Apostolo: Se distribuirò tutti i miei beni ai poveri, e se darò il mio corpo per farlo bruciare, ma non ho la carità, nulla mi vale (1 Cor 13, 3). (In 1 Io. Ep. 8, 9)
Per la riflessione
La divina Scrittura, dunque, da questa ostentazione esteriore c’invita a tornare in noi stessi; a tornare nel nostro intimo da questa superficialità che fa sfoggio di sé innanzi agli uomini. (In 1 Io. Ep. 8, 9)
Pensiero agostiniano
Non dobbiamo inorgoglirci! Ogni bene che abbiamo, lo abbiamo dal nostro Creatore. Quello che abbiamo compiuto noi merita condanna; quello che ha compiuto lui merita la corona. (En. in Ps. 99, 15)
Preghiera
O Dio sapienza, fondamento, principio e ordinatore della sapienza di tutti gli esseri che posseggono sapienza. (Sol. I, 1.3)
Lettura
Per la vita terrena si perde spesso l’eternità
Ma anche un altro male grande e oltremodo esecrando e orrendo ha in sé l’eccessivo amore di questa vita ed è che molti, mentre vogliono vivere un po’ più a lungo, offendono gravemente Dio, presso il quale è la sorgente della vita. E mentre temono invano la fine della vita che sarà immancabile, vengono respinti dal paradiso dove si vive senza fine. A ciò si aggiunge che questa vita piena di miserie, anche se potesse essere eterna, in nessun modo meriterebbe di paragonarsi alla vita beata sia pure brevissima. Eppure costoro, amando una vita infelicissima e molto breve, perdono quella beatissima ed eterna, poiché vorrebbero trovare precisamente in questa, che amano male, quel bene che perdono nell’altra. Poiché nella vita terrena non amano affatto la povertà, dato che desiderano essere beati, non ne amano neppure la brevità, poiché non desiderano che abbia fine. Solo per il fatto che questa è vita, la si ama al punto che spesso, per amore di essa, benché misera e breve, si perde quella beata ed eterna.
Dopo queste considerazioni, quale grave sacrificio impone la vita eterna ai suoi amanti, quando esige di essere amata allo stesso modo che questa nostra vita è amata dai suoi innamorati? È forse cosa degna o almeno tollerabile che, mentre si trascurano tutte le cose che si amano nel mondo per poter conservare la vita destinata dopo un breve spazio a finire, per conservarla - dico - almeno per quel breve spazio nel mondo, non si disprezzi egualmente il mondo, per conseguire la vita che è senza fine presso Colui dal quale fu creato il mondo?
(Ep. 127, 3-4)
Per la riflessione
Questo fatto davanti ai tuoi occhi mi è chiaro, e sempre più chiaro mi sia, ti prego, e io rimanga accortamente nella sua rivelazione sotto le tue ali. (Conf. XII, 11.11)
Pensiero agostiniano
Se vogliamo vivere bene, amiamo quel che promette Dio più che non quello che promette questo mondo. (Sermo 32, 14)
Preghiera
O Dio, creatore dell’universo, concedimi prima di tutto che io ti preghi bene, quindi che mi renda degno di essere esaudito, ed infine di ottenere da te la redenzione. (Sol. I, 1.2)
Lettura
L’uomo restituisca se stesso al suo Creatore
Considera ciò che si legge nelle Sacre Scritture: Non tardare a convertirti al Signore, né rimandare di giorno in giorno (Sir 5, 8), acciocché tu intraprenda senz’altro e abbia cura di compiere ciò che ben sai di aver promesso con voto a Colui che esige i debiti e mantiene le promesse. Difatti sta scritto anche questo: Fate voto e scioglietelo al Signore Dio vostro (Sal 75, 12). Del resto, anche se tu non ti fossi obbligato con un voto, quale altro suggerimento ti si sarebbe dovuto dare o quale offerta migliore potrebbe fare l’uomo che restituire se stesso a Colui dal quale fu creato? Soprattutto se si pensi che Dio per amor nostro diede una prova così grande e luminosa del suo amore, da mandare il proprio Figlio unigenito a morire per noi. Non resta dunque altro se non che si compia ciò che disse l’Apostolo: che Cristo è morto per far sì che coloro che vivono non vivano più per sé, ma per Colui che è morto per essi ed è risorto (2Cor 5, 15), salvo che meriti ancora di essere amato questo mondo consunto da tante rovine sino a perdere anche l’apparenza della seduzione. Quanto perciò sono da lodare e da esaltare quelli che non si sono degnati di brillare in mezzo alla felicità del mondo, altrettanto sono da biasimare e da accusare quelli a cui piace andare in rovina col mondo che va in rovina. (Ep. 127, 1)
Per la riflessione
Dio è tutto per te: se hai fame, è il tuo pane; se hai sete, è la tua acqua; se sei nelle tenebre, è la tua luce, perché rimane incorruttibile; se sei nudo, egli è per te la veste d’immortalità, quando ciò che è corruttibile rivestirà l’incorruttibilità e ciò che è mortale rivestirà l’immortalità. (1Cor 15, 53-54) (In Io. Ev. 13, 5)
Pensiero agostiniano
Ogni mia ricchezza, se non è il mio Dio, è povertà. (Conf. XIII, 8.9)
Preghiera
Non sia confuso, nel caso essi insorgano contro di me: perché non in me, ma in te ho sperato. (En. in Ps. 24, 20)
Lettura
E’ necessario domare il proprio corpo
Lo stesso Apostolo insegna dicendo: Io non combatto per così dire battendo l’aria, ma castigo il mio corpo e lo riduco in servitù, affinché predicando agli altri, per caso non sia io riprovato (1Cor 9, 26-27). Quindi aggiunge: Siate miei imitatori come anch’io lo sono di Cristo (1Cor 11, 1). Perciò bisogna intendere che anche lo stesso Apostolo abbia trionfato in se stesso delle potenze di questo mondo (2Cor 2, 14), come aveva detto del Signore di cui si professa imitatore. Imitiamo dunque anche noi lui, come ci esorta e castighiamo il nostro corpo e riduciamolo in schiavitù, se vogliamo vincere il mondo. Poiché questo mondo ci può dominare per mezzo dei piaceri illeciti e le vanità e la pericolosa curiosità, cioè quelle cose che allettano gli amanti dei piaceri temporali con dannoso piacere in questo mondo e li costringono a servire al diavolo ed ai suoi angeli: se abbiamo rinunziato a tutte queste cose, riduciamo il nostro corpo in schiavitù. (De agone christiano 6.6)
Per la riflessione
Ma affinché nessuno chieda in che modo dobbiamo sottomettere il nostro corpo a schiavitù, si può facilmente capire e può avvenire se sottomettiamo a Dio per prima noi stessi con buona volontà e sincera carità. (De agone christiano 7.7)
Pensiero agostiniano
Frènati quanto alle azioni cattive, e così ti purifichi dalla contaminazione del corpo. Dòminati nelle voglie cattive, e così ti purifichi dalla contaminazione dello spirito. (Sermo 45, 8)
Preghiera
O Dio, vera e somma vita, fondamento, principio e ordinatore della vita degli esseri che hanno vera e somma vita. (Sol. I, 1.3)
Lettura
La tranquillità dell’anima necessaria alla meditazione
Pensare per tutta la vita a partenze che tu non possa compiere tranquillamente ed agevolmente non è da uomo che pensi a quell’ultima e sola che si chiama morte, alla quali anzi tu comprendi che bisogna unicamente pensare sul serio. È ben vero che Dio concesse ad alcuni pochi, che volle fossero i reggitori delle chiese, non solo di attenderla intrepidamente ma anche di desiderarla ardentemente e di sobbarcarsi senza alcuna inquietudine alle fatiche di affrontare quelle altre; ma né coloro che a siffatti ministeri sono trascinati dal desiderio dell’onore mondano, né d’altra parte a quelli che, pur essendo privati cittadini, desiderano una vita affaccendata, reputo sia concesso questo bene così grande, di raggiungere, in mezzo agli strepiti e agli affanni delle riunioni e andirivieni, quella familiarità con la morte che noi cerchiamo: nella tranquillità infatti sarebbe stato possibile sia agli uni che agli altri di indiarsi. Se invece questo è falso, io sono, per non dire il più stolto, certo il più indolente di tutti gli uomini, io che, se non raggiungo una tranquillità priva di preoccupazioni, non sono capace di gustare ed amare quel bene genuino. Credimi, occorre un grande isolamento dal tumulto delle cose passeggere perché si realizzi nell’uomo un’assenza completa di timore non dovuta a insensibilità, audacia, desiderio di vanagloria e superstiziosa credulità. (Ep. 10, 2)
Per la riflessione
Perché talvolta, quando parliamo, non sentiamo la paura della morte e, quando non parliamo, la desideriamo persino? (Ep. 10, 3)
Pensiero agostiniano
L’amore delle cose terrene è il vischio delle ali spirituali. (Sermo 112, 6)
Preghiera
O Dio, tu mi metterai alla prova; tu mi conoscerai. Non l’uomo, non l’eretico, il quale non saprebbe né mettermi alla prova né conoscere il mio cuore. Se al contrario sei tu che mi provi, riscontrerai subito che io non consento alle opere dei cattivi, per quanto essi ritengano che io sia macchiato dai peccati altrui. In realtà mentre si prolunga il mio peregrinare sulla terra, faccio quel che gemendo affermo in quell’altro salmo: sono pacifico con coloro che odiano la pace, finché non giunga a quella visione di pace che corrisponde a Gerusalemme, la madre di tutti noi, la città eterna che ci attende nel cielo. Quanto a loro, invece, continuino pure a contestare, a calunniare e a separarsi [dall’unità]; conquistino pure, non nell’eternità certo, ma nella vanità le loro città. (En. in Ps. 138, 29)
Lettura
Sospiriamo verso la patria celeste
Se siamo alla fine del mondo, dobbiamo esulare dal mondo, non amare il mondo. Ecco, il mondo è sconvolto, e lo si ama! Che faresti se il mondo fosse tranquillo? Come ti attaccheresti al mondo, se fosse bello, quando ti attacchi ad esso, pur così brutto? Come coglieresti i suoi fiori, se non ritrai la mano dal coglierne le spine? Non vuoi lasciare il mondo, ma il mondo lascia te, anche se vuoi seguirlo. Ebbene, o carissimi, mondiamo il nostro cuore e non perdiamo la sopportazione; appropriamoci della sapienza e teniamoci saldi nella continenza. La fatica passa, viene il riposo. Passano le false delizie; viene il bene che l’anima fedele ha [costantemente] desiderato, il bene verso il quale sospira con ardore ogni pellegrino in questo mondo. Viene la patria beata, la patria celeste, la patria popolata dagli angeli, la patria dove nessun cittadino muore, dove non può entrare alcun nemico, la patria dove per l’eternità Dio ti sarà amico e dove non temerai alcun avversario. (Sermo 38, 11)
Per la riflessione
Ma il mondo ci possiede, i piaceri ci sollecitano tutt’intorno: ci alletta l’abbondanza del denaro, ci alletta lo splendore derivante dagli onori e ci alletta vederci temuti perché potenti. Tutte queste cose ci attraggono; ma si ascolti l’Apostolo: Nulla abbiamo recato in questo mondo e nulla potremo portarne via. (1Tm 6, 7) L’onore deve venire in cerca di te, non tu dell’onore. (Sermo 39, 2)
Pensiero agostiniano
Quanto sono da lodare e da esaltare quelli che non si sono degnati di brillare in mezzo alla felicità del mondo, altrettanto sono da biasimare e da accusare quelli a cui piace andare in rovina col mondo che va in rovina. (Ep. 127, 1)