01/01

Preghiera

Ci riempia dei suoi doni colui che non disdegnò nemmeno di iniziare la vita umana come noi; ci faccia diventare figli di Dio colui che per noi volle diventare figlio dell’uomo. (Sermo 184, 3)

 

Lettura

Cristo Bambino e Verbo

Ambedue i sessi rinascano quindi in colui che oggi è nato e celebrino questo giorno. In questo giorno Cristo Signore non cominciò ad esistere ma, esistendo da sempre presso il Padre, portò alla luce di questo mondo il corpo che prese dalla madre; donò alla madre la fecondità, non le tolse l’integrità. Viene concepito, nasce, è infante. Chi è questo infante? - Si dice infante infatti perché non può favellare, cioè parlare -. È infante e nello stesso tempo è Verbo. Tace in quanto infante ma insegna per mezzo degli angeli. Viene annunziato ai pastori colui che è principe e pastore dei pastori e giace in una mangiatoia come foraggio per i giumenti fedeli. Era stato predetto per mezzo del profeta: Il bue ha conosciuto il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo padrone. (Is 1, 3) Perciò sedette sopra un asinello quando entrò a Gerusalemme tra le acclamazioni di una moltitudine di gente che lo precedeva e lo seguiva. Riconosciamolo anche noi, accostiamoci anche noi alla mangiatoia, mangiamo anche noi il foraggio, portiamo su di noi il Signore, colui che ci regge, per arrivare, dietro alla sua guida, alla Gerusalemme celeste. (Sermo 190, 3.3)

 

Per la riflessione

Non vergognarti di essere giumento di Dio; porterai Cristo e non andrai errando lungo il cammino; ti cavalcherà lui stesso, che è la tua via. […] Il Signore ci cavalchi e ci attiri dove vuole lui: siamo il suo giumento, andiamo verso Gerusalemme! (Sermo 189, 4)

 

Pensiero agostiniano

O cibo e pane degli angeli! Di te si nutrono gli angeli, di te si saziano senza stancarsi, di te vivono, di te sono come impregnati, di te sono beati. Dove ti trovi invece per causa mia? In un piccolo alloggio, avvolto in panni, adagiato in una mangiatoia. (Sermo 196, 3)

02/01

 

Preghiera

La mia bocca proclami la lode del Signore: di quel Signore per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose e che è stato fatto come tutte le cose. Egli è rivelazione del Padre e creatore della madre; Figlio di Dio che procede dal Padre senza madre e figlio dell’uomo che procede dalla madre senza un padre; Giorno grande degli angeli, divenuto piccolo nel giorno degli uomini; Verbo-Dio da prima di tutti i secoli, Verbo-uomo nel tempo stabilito; creatore del sole, creato sotto il sole. Determina tutti i tempi dal seno del Padre ove sempre rimane e rende sacro questo giorno dal grembo della madre dal quale proviene; autore del cielo e della terra, sorto sulla terra sotto il cielo; ineffabilmente sapiente, sapientemente bambino; riempie il mondo e giace in una mangiatoia; governa le stelle e si attacca ad un seno di donna; immenso nella natura divina, piccolo nella natura di servo. (Sermo 187, 1)

 

Lettura

Il Verbo maestro d’umiltà

Osserva, uomo, che cosa è diventato per te Dio: sappi accogliere l’insegnamento di tanta umiltà, anche in un maestro che ancora non parla. Tu una volta, nel paradiso terrestre, fosti così loquace da imporre il nome ad ogni essere vivente; il tuo Creatore invece per te giaceva bambino in una mangiatoia e non chiamava per nome neanche sua madre. Tu in un vastissimo giardino ricco di alberi da frutta ti sei perduto perché non hai voluto obbedire; lui per obbedienza è venuto come creatura mortale in un angustissimo riparo, perché morendo ritrovasse te che eri morto. Tu che eri uomo hai voluto diventare Dio e così sei morto; lui che era Dio volle diventare uomo per ritrovare colui che era morto. La superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l’umiltà divina. (Sermo 188, 3.3)

 

Per la riflessione

Guidandoci lui non devieremo. Andiamo a lui, andiamo per mezzo di lui, non periremo, per godere in eterno con il Bambino nato oggi. (Sermo 189, 4)

 

Pensiero agostiniano

Quale superbia si può sanare, se non si sana con la povertà del Figlio di Dio? (De agone christiano 11.12)

 

03/01

 

Preghiera

O Dio bene e bellezza, fondamento, principio e ordinatore del bene e della bellezza di tutti gli esseri che sono buoni e belli, vienimi incontro benevolo. (Soliloquia I, 1.3)

 

Lettura

Bello è Dio

Il profeta parlava a nome dei Giudei, quando diceva: Lo abbiamo visto, e non aveva bellezza né decoro. Perché? Perché lo vedevamo senza comprendere. Ma per coloro che capiscono, E il Verbo si è fatto carne (Gv 1, 14) è di una sublime bellezza. Dice uno degli amici dello sposo: Lungi da me gloriarmi, se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo. (Gal 6, 14) E’ poco non arrossire della croce, se non te ne glorierai. Perché dunque non ebbe né bellezza né decoro? Perché Cristo crocifisso, per i Giudei fu scandalo, e stoltezza per i Gentili. Ma perché anche nella croce aveva bellezza? Perché la follia di Dio è più sapiente degli uomini; e la debolezza di Dio è più forte degli uomini. A noi, dunque, che crediamo, lo Sposo si presenti sempre bello. Bello è Dio, Verbo presso Dio; bello nel seno della Vergine, dove non perdette la divinità e assunse l’umanità; bello il Verbo nato fanciullo, perché mentre era fanciullo, mentre succhiava il latte, mentre era portato in braccio, i cieli hanno parlato, gli angeli hanno cantato lodi, la stella ha diretto il cammino dei magi, è stato adorato nel presepio, cibo per i mansueti. È bello dunque in cielo, bello in terra; bello nel seno, bello nelle braccia dei genitori: bello nei miracoli, bello nei supplizi; bello nell’invitare alla vita, bello nel non curarsi della morte, bello nell’abbandonare la vita e bello nel riprenderla; bello nella croce, bello nel sepolcro, bello nel cielo. (En. in Ps. 44, 3)

 

Per la riflessione

Suprema e vera bellezza è la giustizia; non lo vedrai bello, se lo considererai ingiusto; se ovunque è giusto, ovunque è bello. (En. in Ps. 44, 3)

Pensiero agostiniano

O Verbo esistente prima dei tempi, per mezzo del quale furono fatti i tempi, eppure nato nel tempo perché sei tu la vita eterna che chiami gli uomini viventi nel tempo e li trasformi in eterni! (En. in Ps. 101, II, 10)

04/01

 

Preghiera

Il Signore Gesù Cristo è il mio pastore e nulla mi mancherà. (En. in Ps. 22, 1)

 

Lettura

Gesù Cristo Salvatore

Considera [come si esprime] l’Apostolo stesso: Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto al mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. (1Tim 1, 15) Il Cristo - dice - Gesù, cioè Cristo Salvatore. Poiché questo è, in latino, il significato del nome "Gesù". Non ricerchino i grammatici quanto sia latino, ma i cristiani quanto sia corrispondente al vero. "Salvezza", infatti, è un termine latino. Questi termini: "salvare" e "salvatore" non furono in uso in latino prima della venuta del Salvatore: quando egli raggiunse i latini, latinizzò anche i termini. Dunque, Cristo Gesù - Cristo Salvatore - è venuto al mondo. E come se chiedessimo: Perché? Paolo afferma: A salvare i peccatori. (1Tim 1, 15) Gesù è venuto per questo. Tale nome infatti è anche interpretato e presentato così come leggiamo nel Vangelo: Lo chiameranno Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. (Mt 1, 21) Parola, quindi, degna di essere da tutti accolta, degna di fiducia, cioè, perché Cristo Gesù è venuto al mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. (Sermo 299, 6)

 

Per la riflessione

Ora parla al tuo Signore, parla sicuro, parla nella certezza, parla con illimitata fiducia: vivevo in passato nella mia malizia, ho avuto il bene dell’immeritata tua misericordia; secondo il debito, corona i doni tuoi. (Sermo 299, 6)

 

Pensiero agostiniano

Uno solo dobbiamo cercare: Colui che ci riscatta e ci fa liberi, che ha dato il suo sangue per comprarci, e che dei servi ha fatto i suoi fratelli. (En. in Ps. 34, I, 15)

 

05/01

 

Preghiera

Il Signore Gesù Cristo è il mio pastore e niente mi mancherà. (En. in Ps. 22, 1)

 

Lettura

Sempre più glorioso il nome di Cristo!

Confessino al tuo nome grande. Tutti i popoli al di sopra dei quali Dio è grande in Sion, confessino ormai al tuo nome grande. Era piccolo il tuo nome, quando essi davano sfogo alla tua ira; ora è grande: lo confessino! In che senso diciamo che il nome di Cristo era piccolo prima che si diffondesse così prodigiosamente la sua fama? Perché sono la stessa cosa il nome e la fama. E questo nome di Cristo un tempo era piccolo, ma ora è divenuto grande. C’è infatti gente che non abbia sentito parlare di Cristo? Ebbene, che i popoli, i quali un tempo quando il tuo nome era piccolo ardevano d’ira, oggi lodino il tuo nome divenuto grande. Confessino al tuo nome grande! Perché confessarlo? Perché è terribile e santo. Sì, il tuo nome è terribile e santo. Lo si predica crocifisso, umiliato, sottoposto a giudizio, ma con la prospettiva che egli ha da venire glorioso, vivo, a giudicare con potenza. Ora egli risparmia i popoli che lo bestemmiano perché la sua divina pazienza ne vuole il ravvedimento. Ma colui che perdona oggi non perdonerà sempre; né colui, del quale oggi si predica che occorre temerlo, mancherà di venire a giudicare. Verrà; sì, fratelli, verrà. Abbiamone timore e viviamo in modo da trovarci alla sua destra. (En. in Ps. 98, 6)

 

Per la riflessione

Lo temano i popoli, ma per ravvedersi. Non presumano esageratamente della sua misericordia, al punto cioè di abbandonarsi a una vita cattiva. Se infatti egli ama la misericordia, ama anche il giudizio. (En. in Ps. 98, 6)

 

Pensiero agostiniano

Credere in Cristo è credere in colui che giustifica l’empio, credere nel mediatore senza il quale non possiamo essere riconciliati con Dio, credere nel salvatore che è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto, credere in colui che dice: Senza di me non potete far nulla (Gv 15, 5). (In Io. Ev. 53, 10)

06/01

 

Preghiera

Celebriamo con molta devozione anche questo giorno e adoriamo, ora dimorante nel cielo, il Signore Gesù che quelle nostre primizie adorarono mentre era adagiato nella capanna. (Sermo 203, 3)

 

Lettura

Cambiare vita

Noi, carissimi, di cui quei magi costituivano le primizie; noi, eredità di Cristo sparsa fino agli estremi confini della terra; noi, per i quali è avvenuta l’ostinazione di una parte di Israele perché l’insieme dei pagani potesse entrare: ora che abbiamo conosciuto il Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, il quale per incoraggiarci quando nacque trovò rifugio in un angusto tugurio e ora per esaltarci siede nei cieli; ora lo dobbiamo testimoniare qui in terra, in questa dimora del nostro corpo, in modo da non ripassare per la via per la quale siamo venuti e da non ricalcare le orme del nostro anteriore modo di vivere. Questo significa il fatto che i magi non ritornarono indietro per la stessa strada che avevano percorso nel venire. Cambiando la via è cambiata anche la vita. Anche per noi i cieli hanno annunziato la gloria di Dio; anche noi siamo stati condotti ad adorare Cristo dalla verità che risplende nel Vangelo, come da stella nel cielo; anche noi abbiamo ascoltato fedelmente la profezia che è risuonata di tra mezzo al popolo giudaico - come testimonianza contro gli stessi Giudei che non sono venuti con noi -; anche noi, riconoscendo e lodando Cristo nostro re e sacerdote, morto per noi, lo abbiamo onorato come se avessimo offerto oro e incenso e mirra; ci manca soltanto di testimoniarlo prendendo una nuova via, ritornano da una via diversa da quella per la quale siamo venuti. (Sermo 202, 3.4)

 

Per la riflessione

Ora, carissimi, figli ed eredi della grazia, considerate la vostra chiamata (1Cor 1, 26) e aderite con tenacissimo amore al Cristo che si è manifestato ai Giudei e ai pagani come pietra angolare. (Sermo 200, 3.4)

 

Pensiero agostiniano

Potranno, sì, abitare in te la superbia e l’inganno, ma Cristo non ha in te un posto ove abitare né dove reclinare il suo capo: il reclinare del capo infatti ben raffigura l’umiltà di Cristo. (En. in Ps. 90, II, 7)

07/01

 

Preghiera

Ascolti ciò quel peccatore affaticato ed affranto, così oppresso dal peso delle sue colpe da non osare alzare gli occhi al cielo: colui che si percuote il petto e, da lontano, diventa vicino. (De sancta virginitate 36.36)

 

Lettura

La storia della salvezza da Adamo a Cristo

Veramente, fratello, è grande e reale la beatitudine che viene promessa ai santi nel mondo che verrà. Tutte le cose visibili, in realtà, passano e tutta la pompa di questo mondo, le voluttà e la curiosità devono perire e trascinano con sé alla rovina quelli che le amano. Volendo Dio nella sua misericordia liberare gli uomini da una tal rovina, cioè dalle pene eterne, purché non siano nemici a loro stessi e non oppongano resistenza alla misericordia del loro Creatore, mandò il suo Figlio unigenito, ossia il suo Verbo uguale a lui, per il cui mezzo ha creato tutte le cose. Ed il Verbo, conservando la sua divinità, non staccandosi dal Padre e non mutato in alcun modo, pur assumendo la natura umana, venne fra gli uomini, mostrandosi ad essi in un corpo mortale: perché come la morte entrò nel genere umano per opera di un solo uomo, che per primo fu creato, cioè Adamo - in quanto egli fu d’accordo con la propria donna, sedotta dal diavolo, per trasgredire il comandamento di Dio -, così, per opera di un solo uomo, che è anche Dio, Figlio di Dio, Gesù Cristo, cancellati tutti i peccati precedenti, tutti coloro che credono in lui potessero aver accesso alla vita eterna. (De catechizandis rudibus 26.52)

 

Per la riflessione

Poiché nulla è più contrario alla carità dell’invidia - e madre dell’invidia è la superbia -, lo stesso Signore Gesù Cristo, Dio uomo, è segno dell’amore di Dio verso di noi e in mezzo a noi esempio dell’umiltà che l’uomo deve avere, al fine che la grande superbia che ci è propria sia sanata da un più forte e contrario rimedio: infatti grande disgrazia è un uomo superbo, ma più grande misericordia è un Dio umile. (De catechizandis rudibus 4.8)

 

Pensiero agostiniano

O morte, quando ti avventasti contro il mio Signore, attaccandoti a lui rimanesti uccisa anche per me. (Sermo 233, 4.5)

08/01

 

Preghiera

Nella fortezza della tua carità e della tua misericordia proteggimi. (En. in Ps. 16, 8)

 

Lettura

Con la sua orribile morte Cristo uccise ogni morte

Il creatore dell’uomo ha voluto essere uomo: si è fatto ciò che egli aveva fatto, affinché non perisse la sua creatura. Che cosa si può aggiungere a tale misericordia? Eppure egli vi aggiunse qualcosa. Non si accontentò di farsi uomo, ma volle essere anche riprovato dagli uomini; non si accontentò di farsi riprovare, volle anche essere oltraggiato; non si accontentò di farsi oltraggiare, si fece anche uccidere; e, come se neppure questo bastasse, volle subire la morte di croce. Così quando l’Apostolo parla della sua obbedienza fino alla morte, gli sembra poco dire: Si fece obbediente fino alla morte; e siccome non si trattava di una morte qualsiasi, aggiunge: fino alla morte di croce (Fil 2, 8). Fra tutte le morti non ce n’era una peggiore di quella della croce. Tanto che per indicare i dolori più atroci si usa il termine "cruciatus", che deriva da croce. I crocifissi che pendevano dal legno inchiodati alle mani e ai piedi, erano condannati a morire di morte lenta. La crocifissione non provocava subito la morte: si rimaneva vivi a lungo sulla croce, e non perché si volesse prolungare la vita ma perché fosse ritardata la morte, e così il dolore non cessasse troppo presto. E’ poco dire che egli volle morire per noi, accettò di farsi crocifiggere facendosi obbediente fino alla morte di croce. Colui che avrebbe annientato la morte, scelse il peggiore e il più ignominioso genere di morte: con la sua orribile morte uccise ogni morte. Era la morte più orribile per i Giudei, i quali non si rendevano conto che appunto per questo era stata scelta dal Signore. Egli avrebbe fatto della sua croce un vessillo, e l’avrebbe posta sulla fronte dei fedeli come trofeo di vittoria sul diavolo, tanto che l’Apostolo dice: Non sia mai che io mi glori d’altro all’infuori della croce del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale il mondo è per me crocifisso ed io lo sono per il mondo (Gal 6, 14). Niente era allora così insopportabile nella carne, niente è adesso così glorioso sulla fronte come il segno della croce. (In Io. Ev. 36, 4)

 

Per la riflessione

Che cosa non riserverà ai suoi fedeli colui che ha conferito tanto onore al suo supplizio? (In Io. Ev. 36, 4)

 

Pensiero agostiniano

Il sangue di Cristo è salvezza per chi lo accetta, condanna per chi lo rifiuta. (Sermo 344, 4)

09/01

 

Preghiera

Ammutoliscano le labbra ingannatrici, […] che proferiscono iniquità contro il giusto, con superbia e disprezzo. (En. in Ps. 30, I, s.2, 19)

 

Lettura

Il disprezzo verso Cristo

Questo giusto è Cristo: molte labbra proferiscono iniquità contro di Lui con superbia e disprezzo. Perché con superbia e disprezzo? Perché è apparso degno di disprezzo ai superbi Colui che è venuto tanto umile. Non vuoi che sia disprezzato da coloro che amano gli onori Colui che ha ricevuto tante offese? Non vuoi che sia disprezzato da coloro che tengono in gran conto questa vita Colui che è morto? Non vuoi che sia disprezzato da coloro che ritengono come un’infamia la morte in croce Colui che è stato crocifisso? Non vuoi che sia disprezzato dai ricchi Colui che condusse vita povera nel mondo, pur essendo il Creatore del mondo? Tutti gli uomini che amano queste cose, - che Cristo non volle avere, perché voleva mostrare non possedendole, che erano da disprezzarsi, non già perché non avesse il potere di possederle, - tutti coloro che amano queste cose disprezzano Lui. E chiunque tra i suoi servi vorrà seguire le sue orme, camminando anche lui in quella umiltà nella quale ha appreso che camminò il suo Signore, è disprezzato in Cristo, come membro di Cristo; e quando son disprezzati il Capo e le membra è disprezzato il Cristo totale: poiché il Giusto totale è Capo e Corpo. Ed è necessario che sia disprezzato dagli empi e dai superbi il Cristo totale, affinché si compia in essi quanto qui è detto: ammutoliscano le labbra ingannatrici, che proferiscono iniquità contro il giusto con superbia e disprezzo. Quando saranno rese mute queste labbra? In questo secolo? No di certo. Ogni giorno gridano contro i cristiani, soprattutto contro gli umili; ogni giorno bestemmiano, ogni giorno latrano; così accrescono con le loro lingue i tormenti, la sete che soffriranno all’inferno quando desidereranno invano una goccia d’acqua. Non sono dunque rese mute ora le labbra di costoro. Quando lo saranno? Quando le loro iniquità si volgeranno contro di essi, come è detto nel libro della Sapienza: allora si ergeranno i giusti con grande sicurezza contro coloro che li afflissero. Allora quelli diranno: questi sono coloro che un tempo avemmo a scherno e come oggetto di ingiuria. In qual modo sono annoverati tra i figli di Dio e la loro sorte è tra i santi? Noi insensati, consideravamo folle la loro vita. (Sap 5, 1-5) Allora saranno rese mute le labbra di coloro che proferiscono iniquità contro il giusto, con superbia e disprezzo. Infatti molti ora ci dicono: dov’è il vostro Dio? Chi adorate? Che cosa vedete? Credete e soffrite: è certo che soffrite, ma incerto è ciò in cui sperate. (En. in Ps. 30, II, s.3, 5)

 

Per la riflessione

Quando diverrà certo ciò in cui speriamo, diverranno mute le labbra ingannatrici. (En. in Ps. 30, II, s.3, 5)

 

Pensiero agostiniano

Notate bene com’egli non taccia, com’egli tolleri e usi misericordia. Fate però attenzione, poiché dopo verrà il giudizio. (En. in Ps. 100, 13)

10/01

 

Preghiera

Te invoco, o Dio, col cui aiuto riproviamo coloro i quali affermano che le anime non possono meritare presso di te; o Dio, col cui aiuto non diveniamo schiavi degli elementi che causano debolezza e privazione (Gal 4, 9): vienimi incontro benevolo. (Solil. I, 1.3)

 

Lettura

Si è figli di Dio per la grazia di Cristo

Noi eravamo qualche cosa prima d’essere figli di Dio e abbiamo ricevuto il beneficio di diventare quello che non eravamo, allo stesso modo che l’adottato, prima dell’adozione, non era ancora figlio di chi lo avrebbe adottato e nondimeno esisteva già per essere adottato. In questa generazione ch’è dono di grazia non rientra quella del Figlio che, pur essendo Figlio di Dio, venne per farsi figlio dell’uomo e per concedere a noi, che eravamo solo figli dell’uomo, il dono di diventare figli di Dio. Quando egli divenne ciò che non era, era tuttavia già qualche cosa di diverso, e cioè il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto fu creato, e la luce vera, che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, e Dio presso Dio (Gv 1, 9). Noi pure, per grazia di Lui, siamo diventati ciò che non eravamo, cioè figli di Dio: ma eravamo anche prima qualcosa, sebbene di gran lunga inferiore, cioè figli di uomini. Egli dunque discese perché noi ascendessimo, e pur restando nella propria natura, divenne partecipe della natura nostra, affinché noi, pur conservando la nostra natura, diventassimo partecipi della sua. Non è tuttavia da credere che la partecipazione alla natura umana abbia reso inferiore la natura del Verbo, mentre ha reso migliori noi il fatto che partecipiamo della sua natura di Dio. (Ep. 140, 4.10)

 

Per la riflessione

E il Verbo si fece carne e abitò fra noi (Gv 1, 14). O uomini, non disperate di poter diventare figli di Dio, dato che lo stesso Figlio di Dio, cioè il Verbo di Dio, si fece carne e abitò fra noi. Rendetegli il contraccambio, diventate spiriti e abitate in Lui, che si fece carne e abitò tra voi. (Ep. 140, 4.11)

 

Pensiero agostiniano

Dio si è fatto umile: si vergogni l’uomo di essere superbo! (En. in Ps. 54, 13)

11/01

 

Preghiera

Sii mio aiuto. Dunque, se tu mi soccorri, se tu mi accogli, dammi la legge: Stabilisci per me una legge, o Signore, sulla tua via. Stabilisci cioè la legge per me nel tuo Cristo. Perché la stessa via ci ha parlato, ed ha detto: Io sono la via, la verità, la vita. (Gv 14, 6) (En. in Ps. 26, II, 20)

 

Lettura

Il ritorno al Padre

Discese nel mondo la nostra vita, la vera, si prese sulle sue spalle la nostra morte e l’uccise con la sovrabbondanza della sua vita, ci gridò tuonando di tornare dal mondo a lui, nel sacrario onde venne a noi dapprima entrando nel seno di una vergine, ove gli si unì come sposa la creatura umana, la nostra carne mortale, per non rimanere definitivamente mortale; poi di là, come sposo che esce dal talamo, uscì con balzo di gigante per correre la sua via (Sal 18, 6), e senza mai attardarsi corse gridando a parole e a fatti, con la morte e la vita, con la discesa e l’ascesa, gridando affinché tornassimo a lui; e si dipartì dagli occhi affinché tornassimo al cuore, ove trovarlo. Partì infatti, ed eccolo, è qui. Non volle rimanere a lungo con noi e non ci ha lasciati. Partì verso un luogo da cui non si era mai dipartito, perché il mondo fu fatto per mezzo suo, e in questo mondo era (Gv 1, 10) e venne in questo mondo a salvare i peccatori (1Tim 1, 15). La mia anima si confessa a lui, e lui la guarisce, perché ha peccato contro di lui. Figli degli uomini, fino a quando questo peso nel cuore? (Sal 4, 3). Anche dopo che la vita discese a voi, non volete ascendere a vivere? Dove ascendete, se siete già in alto e avete posto la bocca nel cielo? (Sal 72, 9) Discendete, per ascendere e ascendere a Dio, poiché cadeste nell’ascendere contro Dio.

Di’ loro queste parole, anima mia, affinché piangano nella valle del pianto e così rapiscili via con te fino a Dio. Lo spirito di Dio t’ispira queste parole, se nel parlare ardi col fuoco della carità. (Conf. IV, 12.19)

 

Per la riflessione

Volgiamoci tosto indietro, Signore, per non essere sconvolti. Il nostro bene vive indefettibilmente accanto a te, perché tu medesimo lo sei, e non temiamo di non trovare al nostro ritorno il nido da cui siamo precipitati. La nostra casa non precipita durante la nostra assenza: è la tua eternità. (Conf. IV, 16.31)

 

Pensiero agostiniano

Dio ti chiama e ti comanda di fare qualcosa, ma lui stesso ti somministra le forze perché quel che ti comanda tu lo possa adempiere. (Sermo 32, 9)

12/01

 

Preghiera

Signore Dio mio, presta ascolto alla mia preghiera; la tua misericordia esaudisca il mio desiderio. (Conf. XI, 2.3)

 

Lettura

Tutti dobbiamo seguire Cristo

Fratelli, se il nostro amore è sincero, imitiamo anche noi. Non potremmo infatti rendere miglior frutto di amore di quello che è l’imitazione dell’esempio: Cristo in realtà patì per noi lasciandoci un esempio perché ne seguiamo le orme. (1Pt 2, 21) Da questa espressione può sembrare che l’apostolo Pietro abbia inteso dire che Cristo patì solamente per coloro che ne seguono le orme e che la passione di Cristo giovi unicamente a coloro che ne seguono le orme. I santi martiri lo hanno seguito fino all’effusione del sangue, fino a rendersi a lui somiglianti nella passione: i martiri lo hanno seguito, ma non sono stati i soli. In realtà non è che venne tagliato il ponte dopo il loro passaggio, o che quella sorgente si sia inaridita dopo che i martiri bevvero. Quale, allora, la speranza dei buoni fedeli che in forza dell’unione coniugale portano in castità e concordia il vincolo del matrimonio, o secondo la continenza vedovile rintuzzano gli allettamenti della carne, o ancora, levando più alto il vertice della santità e fiorendo in verginità illibata, seguono l’Agnello dovunque vada? Qual è per costoro - io dico - quale la speranza per tutti noi se al seguito di Cristo, non si trovano che quanti versano il sangue per lui? La madre Chiesa dovrà perdere allora i suoi figli che in tempo di pace genera tanto più numerosi quanto maggiore è la sicurezza? Perché non li perda è da implorare la persecuzione, da desiderare la prova? Lungi da noi, fratelli. Come può infatti desiderare la persecuzione chi grida ogni giorno: Non ci indurre in tentazione? (Mt 6, 13)

Possiede, possiede, fratelli, quel giardino del Signore, possiede non solo le rose dei martiri, ma pure i gigli delle vergini e le edere dei coniugi e le viole delle vedove. In una parola, dilettissimi, in nessuno stato di vita gli uomini dubitino della propria chiamata: Cristo è morto per tutti. (Sermo 304, 2.2-3)

 

Per la riflessione

[Ma ora] il nostro Capo è libero. Aderiamo a lui con l’amore, per essere, dopo, meglio uniti a Lui nell’immortalità. (En. in Ps. 30, II, d.1, 10)

 

Pensiero agostiniano

In tempo di persecuzione è premiato il combattimento, in tempo di pace è premiata la perseveranza. (Sermo 303, 2)

13/01

 

Preghiera

Il tuo volto, Signore, ricercherò. Con perseveranza insisterò in questa ricerca; non cercherò infatti qualcosa di poco conto, ma il tuo volto, o Signore, per amarti gratuitamente, dato che non trovo niente di più prezioso. (En. in Ps. 26, I, 8)

 

Lettura

Non vergogniamoci di Cristo!

Non dice: hai elargita la sapienza con pienezza al cospetto dei figli degli uomini, ma: a coloro che sperano in te al cospetto dei figli degli uomini. Cioè: hai elargito con pienezza la tua dolcezza a coloro che sperano in te al cospetto dei figli degli uomini. In questo modo si esprime il Signore: chi mi avrà rinnegato al cospetto degli uomini, anche io lo rinnegherò al cospetto del Padre mio. (Mt 10, 35) Dunque, se speri nel Signore, spera in lui al cospetto degli uomini, perché per caso tu non nasconda la tua stessa speranza nel tuo cuore e tema di confessarla quando ti si rinfaccia come un delitto il tuo essere cristiano. Ma a chi ora si rinfaccia l’essere cristiano? Tanto pochi sono rimasti i non cristiani che piuttosto si rimprovera loro di non esserlo, più di quanto essi osino rinfacciare ad altri di esserlo. Tuttavia vi dico, fratelli miei; cominci chiunque qui mi ascolta a vivere da cristiano, e vedrà che ciò gli sarà rinfacciato dai cristiani stessi, che sono tali di nome ma non per la vita e per i costumi. Nessuno avverte questo, se non chi lo ha sperimentato. Dunque intendi, considera ciò che ascolti. Vuoi vivere da cristiano? Vuoi seguire le vestigia del tuo Signore? Se ti è rinfacciato e tu ti vergogni, vergognandoti le abbandoni: hai perduto la via. Ti sembra di aver creduto con il cuore alla giustizia, ma l’hai perduta; poiché per la salvezza è necessaria la confessione con le labbra. Se perciò vuoi camminare per la via del Signore, spera in Dio anche al cospetto degli uomini, cioè non vergognarti della tua speranza. Come vive nel tuo cuore, così abiti sulla tua bocca; perché non senza motivo Cristo ha voluto imprimere il suo segno sulla nostra fronte, come nella sede del pudore, perché il Cristiano non si vergogni degli obbrobri di Cristo. (En. in Ps. 30, II, s.3, 7)

 

Per la riflessione

Se avrai fatto questo al cospetto degli uomini, cioè se non avrai arrossito davanti agli uomini, e al cospetto dei figli degli uomini non avrai negato Cristo né con la bocca né con i fatti, spera che anche per te sia pronta la dolcezza di Dio. (En. in Ps. 30, II, s.3, 7)

 

Pensiero agostiniano

Non arrossire della croce di Cristo; perciò hai ricevuto sulla fronte, quale sede dell’onore, proprio questo segno. Ripensa alla tua fronte per non temere la lingua altrui. (Sermo 160, 5)

14/01

 

Preghiera

In alto il cuore, in alto il pensiero, in alto l’amore, in alto la speranza, affinché non imputridisca sulla terra! (En. in Ps. 90, II, 13)

 

Lettura

La salvezza universale

Egli è, dunque, la luce che ha creato quella che vediamo. Amiamola, questa luce, aneliamo alla sua comprensione, siamone assetati, affinché, sotto la sua guida, possiamo finalmente pervenire ad essa e vivere in essa, così da non morire mai più. Questa è la luce di cui un’antica profezia in un salmo ha cantato: Salverai gli uomini e gli animali, o Signore; secondo l’abbondanza della tua misericordia, o Dio (Sal 35, 7-8). Sono parole del salmo ispirato. E notate come l’antico Testamento si esprime a proposito di questa luce: Tu salverai, o Signore, gli uomini e gli animali; secondo l’abbondanza della tua misericordia, o Dio. Siccome tu sei Dio e la tua misericordia è molteplice, questa tua misericordia si estende, non solo agli uomini che hai creato a tua immagine, ma anche agli animali che hai sottomesso agli uomini. Da chi dipende la salute degli uomini, dipende anche la salute degli animali. Non vergognarti di pensare così del Signore Iddio tuo; anzi sii sicuro, fidati, e guardati dal pensare in modo diverso. Chi dà la salute a te, la dà anche al tuo cavallo, alla tua pecora e, giù giù, fino alla tua gallina. Dal Signore viene la salvezza (Sal 3, 9), e Dio dà la salute anche a queste cose. Vedo che sei perplesso, che hai dei dubbi, ed io mi stupisco dei tuoi dubbi. Disdegnerà di salvare, colui che si è degnato di creare? Dal Signore viene la salvezza degli angeli, degli uomini, degli animali: dal Signore viene la salvezza. Come nessuno ha l’essere da sé, così nessuno si salva da sé; per cui con piena verità e ottimamente il salmo dice: Salverai, o Signore, gli uomini e gli animali. E perché? Perché molteplice è la tua misericordia, o Dio. Siccome tu sei Dio e mi hai creato, tu mi salvi; tu che mi hai dato l’essere, mi dai di essere sano. (In Io. Ev. 34, 3)

 

Per la riflessione

I figli degli uomini, che hanno già in comune la salute con i propri animali, si rifugeranno all’ombra delle tue ali. (Sal 35, 8) (In Io. Ev. 34, 4)

 

Pensiero agostiniano

Colui che ti dice: Io sono la luce del mondo (Gv 8, 12) ti chiama a sé. Quando ti chiama, ti converte; quando ti converte, ti guarisce. E una volta guarito, ti sarà dato scorgere colui che t’ha fatto volgere al bene. Colui al quale viene detto: Il tuo popolo si allieterà in te. (En. in Ps. 84, 8)

15/01

 

Preghiera

Ma noi, Signore, siamo, ecco, il tuo piccolo gregge. Tienici dunque, stendi le tue ali, e ci rifugeremo sotto di esse. Sii tu la nostra gloria. Ci si ami per te, e in noi sia temuta la tua parola. (Conf. X, 36.59)

 

Lettura

L’umanità del Figlio di Dio

Perciò Cristo Signore, fatto uomo, ebbe in spregio tutti i beni terreni, per insegnarci che si devono aver in spregio. E sopportò tutti i mali terreni, per raccomandarci che si devono sopportare. […] Non volle essere fatto re dagli uomini, perché voleva mostrare la via dell’umiltà agli sventurati che la superbia aveva allontanato da lui, sebbene l’universa creazione attesti il suo regno eterno. Ebbe fame, lui che nutre ogni creatura; ebbe sete, lui per il cui mezzo è stata creata ogni bevanda; lui che è spiritualmente pane degli affamati e fonte degli assetati. Si affaticò nel camminare per le vie terrene, lui che si fece nostra via verso il cielo. Fu come muto e sordo davanti a coloro che lo insultavano, lui che fece parlare il muto ed udire il sordo. Fu legato, lui che liberò dai legami derivanti dalle infermità. Fu flagellato, lui che allontanò dai corpi degli uomini i flagelli di tutti i dolori. Fu crocifisso, lui che mise termine ai nostri tormenti, morì, lui che risuscitò i morti. Ma è anche risorto per non morire mai più, affinché non si apprendesse da lui a disprezzare la morte, come se non si dovesse mai più essere. (De catechizandis rudibus 22.40)

 

Per la riflessione

Ed infiàmmati d’amore e di desiderio per la vita eterna dei santi, dove non sarà faticoso l’agire e il riposare non sarà inoperoso: il lodare Dio non conoscerà stanchezza né sosta; non si proverà alcuna noia nell’animo, alcuna fatica nel corpo; non si imporrà necessità alcuna né riguardante te, a cui tu desideri si provveda, né riguardante il prossimo, a cui tu debba cercare di provvedere. Dio sarà ogni delizia e pienezza della città santa, che in sapienza e beatitudine vivrà in lui e di lui. (De catechizandis rudibus 25.47)

 

Pensiero agostiniano

Cammina sicuro in Cristo, cammina; non inciampare, non cadere, non guardare indietro, non fermarti, non deviare da essa. (Sermo 170, 11)

16/01

 

Preghiera

Questa è la mia gloria, Signore Dio mio, confessarti in eterno, perché niente ho da me, ma ogni bene ho da te, che sei Dio, tutto in tutti. (En. in Ps. 29, I, 13)

 

Lettura

Colui che ammaestra i cuori ha la sua cattedra in cielo

Non crediate di poter apprendere qualcosa da un uomo. Noi possiamo esortare con lo strepito della voce ma se dentro non v’è chi insegna, inutile diviene il nostro strepito. Ne volete una prova, o miei fratelli? Ebbene, non è forse vero che tutti avete udito questa mia predica? Quanti saranno quelli che usciranno di qui senza aver nulla appreso? Per quel che mi compete, io ho parlato a tutti; ma coloro dentro i quali non parla quell’unzione, quelli che lo Spirito non istruisce internamente, se ne vanno via senza aver nulla appreso. L’ammaestramento esterno è soltanto un ammonimento, un aiuto. Colui che ammaestra i cuori ha la sua cattedra in cielo. Egli perciò dice nel Vangelo: Non vogliate farvi chiamare maestri sulla terra: uno solo è il vostro maestro: Cristo (Mt 23, 8-9). Sia lui dunque a parlare dentro di voi, perché lì non può esservi alcun maestro umano. Se qualcuno può mettersi al tuo fianco, nessuno può stare nel tuo cuore. Nessuno dunque vi stia; Cristo invece rimanga nel tuo cuore; vi resti la sua unzione, perché il tuo cuore assetato non rimanga solo e manchi delle sorgenti necessarie ad irrigarlo. E’ dunque interiore il maestro che veramente istruisce; è Cristo, è la sua ispirazione ad istruire. Quando non vi possiede né la sua ispirazione né la sua unzione, le parole esterne fanno soltanto un inutile strepito. Le parole che noi facciamo risuonare di fuori, o fratelli, sono come un agricoltore rispetto ad un albero. L’agricoltore lavora l’albero dall’esterno: vi porta l’acqua, lo cura con attenzione; ma qualunque sia lo strumento esterno che egli usa, potrà mai dare forma ai frutti dell’albero? E’ lui che riveste i rami nudi dell’ombra delle foglie? Potrà forse compiere qualcosa di simile nell’interno dell’albero? Chi invece agisce nell’interno? Udite l’Apostolo che si paragona ad un giardiniere e considerate che cosa siamo, onde possiate ascoltare il maestro interiore: Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma Dio procura la crescita. (1 Cor 3, 6) (In 1 Io. Ep. 3, 13)

 

Per la riflessione

C’è qui un grande mistero sul quale occorre riflettere, o fratelli. Il suono delle nostre parole percuote le orecchie, ma il vero maestro sta dentro. (In 1 Io. Ep. 3, 13)

 

Pensiero agostiniano

Dio tenta per insegnare, mentre il diavolo tenta per ingannare. (Sermo 2, 3)

17/01

 

Preghiera

Venga a noi per farsi contemplare dagli occhi dello spirito Dio bello, Verbo presso Dio; bello nel seno della Vergine, dove non perdette la divinità e assunse l’umanità; bello il Verbo nato fanciullo, perché mentre era fanciullo, mentre succhiava il latte, mentre era portato in braccio, i cieli hanno parlato, gli angeli hanno cantato lodi, la stella ha diretto il cammino dei magi, è stato adorato nel presepio. (En. in Ps. 44, 3)

 

Lettura

Cristo modello di autentica povertà

Abbiamo ora trovato il vero povero, abbiamo trovato il pio umile, che non confida in se stesso, il povero vero, membro di quel Povero che per noi è divenuto povero pur essendo ricco. Guarda il nostro Ricco, che per noi si è fatto povero, pur essendo ricco. (2Cor 8, 9) Vedilo ricco: Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto. (Gv 1, 3) È più creare l’oro che possederlo. Tu sei ricco di oro, argento, bestiame, famiglia, terreni, frutti: ma queste cose non te le sei potute creare tu. Guarda il [vero] ricco: Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lui. Vedilo povero: Il Verbo si è fatto carne ed ha abitato in mezzo a noi. (Gv 1, 14) Chi potrà pensare adeguatamente alle sue ricchezze: come le produca, lui che non diviene; come le crei, lui che è increato; come dia ad esse una forma, lui che non ha forma come le faccia mutevoli, lui immutabile; come le faccia temporali, lui eterno? Chi può pensare adeguatamente alle sue ricchezze? Pensiamo piuttosto alla sua povertà, affinché a noi, poveri, sia dato comprendere almeno questa. Viene concepito dall’utero verginale di una donna, viene rinchiuso nel grembo di una madre. O povertà! Nasce in un angusto rifugio, avvolto in pannicelli da bambini, è deposto in una mangiatoia, diventa quasi foraggio per umili bestie; inoltre il Signore del cielo e della terra, il Creatore degli angeli, colui che ha fatto e creato tutte le cose visibili e invisibili, succhia, vagisce, cresce, si sottopone alle varie età, nasconde la gloria; infine viene preso, condannato, flagellato, schernito, coperto di sputi, schiaffeggiato, coronato di spine, sospeso ad una croce, trafitto da una lancia. O povertà! (Sermo 14, 9)

 

Per la riflessione

Ecco il capo dei poveri che cerco. È vero povero chi troviamo essere membro di questo povero. (Sermo 14, 9)

 

Pensiero agostiniano

Il denaro non solo è posseduto male dai malvagi, ma i buoni lo possiedono tanto meglio quanto meno da essi è amato. (Epistola 153, 6.26)

18/01

 

Preghiera

Voglio te, giustizia e innocenza bella e ornata delle tue pure luci e di un’insaziabile sazietà. Accanto a te una pace profonda e una vita imperturbabile. (Conf. II, 10.18)

 

Lettura

Se non vi accostate all’unità, non avete lo Spirito

Vi riferite alle parole dell’Apostolo: Nessuno dice: Signore Gesù, se non nello Spirito Santo. (1Cor 12, 3) Ma il termine "dice" è stato messo appositamente e con un suo significato proprio. Nessuno dice: Signore Gesù, se non nello Spirito Santo; ma se lo dice con i fatti, non solo a parole. Possono infatti dire: Signore Gesù anche coloro dei quali Gesù ha detto: Fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno essi. (Mt 23, 3) Tutte le eresie, quelle che anche voi condannate, dicono: Signore Gesù. Cristo non escluderà certo dal regno dei cieli quelli che avrà trovato nello Spirito Santo; tuttavia disse: Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli. (Mt 7, 21) Ma nessuno dice: Signore Gesù, se non nello Spirito Santo. Nessuno certo, ma nel senso che è stato detto, cioè con i fatti. […] Se pertanto non vi accostate all’unità ma vi separate dagli altri, siete carnali e non avete lo Spirito. Se poi vi accostate all’unità con ipocrisia, lo Spirito Santo, nostro educatore, fugge l’ipocrita. (Sap 1, 5) Sappiate dunque che avrete lo Spirito Santo quando acconsentirete a che il vostro cuore aderisca all’unità attraverso una carità sincera. (Sermo 269, 4)

 

Per la riflessione

Non c’è maggior prova d’amore nella Chiesa di Cristo che quando si disprezza anche l’onore, che ha tanta importanza presso gli uomini, perché le membra del bambino non vengano divise e la debolezza dei cristiani non venga dilaniata dalla rottura dell’unità. (Sermo 10, 8)

 

Pensiero agostiniano

Colui che ha plasmato l’uomo con la polvere e gli ha dato lo spirito vitale, per questa creatura consegnò alla morte il proprio Unigenito. (Sermo 57, 13.13)

19/01

 

Preghiera

O sapienza di Dio, luce delle menti. (Conf. XI, 11.13)

 

Lettura

Cristo stesso sarà nostra proprietà

Risulta forse oltraggioso per l’unigenito Figlio di Dio dire che ci è stato donato, quasi che egli dovrà essere nostra proprietà? Egli lo sarà immancabilmente. Poniamo infatti il caso che alcuno ti doni, oggi, una tenuta amena e fertile, essendo un luogo ridente, ti sia delizioso dimorarvi di continuo e condurvi una vita agiata a causa del suo largo reddito; non avresti in gran pregio il dono e non saresti grato al donatore? Noi saremo in Cristo. Come non considerare nostra proprietà la dimora in cui saremo stabilmente e da cui avremo di che vivere? Ce lo dica anche la Scrittura, così che non sembri che, per via di nostre congetture, facciamo valere qualcosa in contrasto con l’insegnamento della parola di Gesù. Ascolta che cosa intende dirgli uno che sapeva che se Dio è per noi... chi sarà contro di noi? Dice: Il Signore è mia parte di eredità. (Sal 15, 5) Non ha detto: Signore, che mi dai quale parte di eredità? Tutto ciò che mi potrai dare è cosa vile. Sii tu la mia eredità, io ti amo, tutto che sono ti amo, ti amo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente. (Sermo 334, 3)

 

Per la riflessione

Non peccare contro di lui per un qualcosa. Infatti lui devi amare disinteressatamente, colui che ti potrà appagare in luogo di tutte le cose. (Sermo 334, 3)

 

Pensiero agostiniano

O uomo, sia piuttosto il tuo cuore il forziere di Dio, e in esso si raccolgano le ricchezze di Dio! Vi resti sempre la moneta di Dio, cioè il tuo spirito che reca l’immagine del tuo imperatore! (En. in Ps. 63, 11)

20/01

 

Preghiera

O Signore Dio nostro, rendici felici di te, poiché: Beato è il popolo il cui Dio è il Signore. (Sermo 113, 6)

 

Lettura

La debolezza di Cristo è la nostra forza

Mediante questa immagine, Adamo, che era figura di colui che doveva venire, ci offrì il segno di un grande mistero; anzi fu Dio stesso ad offrircelo nella persona di Adamo. Infatti, mentre dormiva, meritò di ricevere la sposa che Dio aveva formato dal suo fianco; perché da Cristo, addormentato sulla croce, sarebbe nata la Chiesa, allorché dal costato di lui che pendeva dalla croce, colpito dalla lancia, fluirono i sacramenti della Chiesa. Perché ho voluto richiamare il fatto di Adamo, o fratelli? Per dirvi che la debolezza di Cristo ci rende forti. Quel fatto era una grande profezia di Cristo. Dio avrebbe potuto togliere all’uomo un pezzo di carne per formare la donna, e forse ci sarebbe parso più conveniente: con la donna, infatti, veniva creato il sesso più debole, e ciò che è debole si sarebbe potuto formare meglio con la carne che con l’osso, che della carne è più forte. Invece Dio non prese della carne per formare la donna: tolse un osso, con esso formò la donna, e riempì il posto dell’osso con carne. Avrebbe potuto rimpiazzare l’osso con un altro osso, avrebbe potuto, per formare la donna, prendere non una costola, ma carne di Adamo. Che cosa ci volle significare? La donna fu formata nell’osso come un essere forte; Adamo fu formato nella carne come un essere debole. Qui c’è il mistero di Cristo e della Chiesa: la debolezza di Cristo è la nostra forza. (In Io. Ev. 15, 8)

 

Per la riflessione

Gesù è debole nella carne, ma tu non devi essere debole; dalla debolezza di lui devi attingere la forza. (In Io. Ev. 15, 7)

 

Pensiero agostiniano

Queste sue mani si aprirono sulla croce, affinché le nostre fossero protese ad opere buone. (En. in Ps. 62, 13)

21/01

 

Preghiera

Quanto amasti noi, Padre buono, che non risparmiasti il tuo unico Figlio, consegnandolo agli empi per noi! (Cf Rom 8, 32) (Conf. X, 43.69)

 

Lettura

L’amore di Dio Padre

Il Padre che ama il Figlio, non può non amare le membra del Figlio, e non per altro motivo le ama, se non perché ama il Figlio. Ama il Figlio in quanto Dio, perché lo ha generato uguale a sé; e lo ama anche in quanto uomo, perché lo stesso Verbo unigenito si è fatto carne; cioè a causa del Verbo gli è cara la carne del Verbo. E ama noi perché siamo le membra di colui che ama; e affinché diventassimo membra del Figlio, in vista di questo ci ha amati prima che noi fossimo.

Perciò l’amore con cui Dio ama è incomprensibile e non va soggetto a mutamento. Egli non ha cominciato ad amarci solo quando siamo stati riconciliati a lui per mezzo del sangue di suo Figlio; ma ci ha amati prima della fondazione del mondo, chiamando anche noi ad essere suoi figli insieme all’Unigenito, quando ancora non eravamo assolutamente nulla. Il fatto dunque che noi con la morte del Figlio siamo stati riconciliati a Dio, non va ascoltato e non va preso nel senso che egli ha cominciato allora ad amare chi prima odiava, così come il nemico si riconcilia col nemico e i due divengono poi amici, e prendono ad amarsi a vicenda come a vicenda si odiavano. Noi siamo stati riconciliati con chi già ci amava, con il quale, a causa del peccato, noi eravamo nemici. (In Io. Ev. 110, 5-6)

 

Per la riflessione

Ecco dunque il grande beneficio che ci accorderà colui che ci ha amati come ha amato Cristo: che per amore dello stesso Gesù Cristo, di cui ha voluto fossimo le membra, diventiamo uguali in santità agli angeli e in un certo modo loro compagni, noi che per natura siamo stati creati inferiori e che ancor più indegni ci siamo resi a causa del peccato. (In Io. Ev. 110, 7)

 

Pensiero agostiniano

Dio cerca te piuttosto che i tuoi doni. (Sermo 82, 3.5)

22/01

 

Preghiera

Gloria al nostro Signore, e alla sua misericordia e alla sua verità, perché nella sua misericordia non ha omesso, con un dono della sua grazia, di renderci beati, né ci ha privati della verità. Infatti, fu la verità che per prima ci venne incontro, rivestendosi della nostra carne, al fine di guarire l’occhio interiore del nostro cuore e darci così in un secondo momento, la possibilità di contemplarla faccia a faccia. (En. in Ps. 56, 17)

 

Lettura

Chi segue il Cristo è odiato dal mondo

Nel passo del Vangelo che è stato letto, il Signore ci ha insegnato che chi crede in lui crede in colui che lo ha mandato. E` certezza della nostra fede che ci è stato mandato il Salvatore: l’annuncio del Cristo infatti viene dato dal Cristo stesso, cioè dal corpo di Cristo che è esteso su tutta la terra. Certo egli era nei cieli quando diceva al persecutore che infieriva qui sulla terra: Perché mi perseguiti? (At 9, 4), ma con ciò dichiarava che egli è anche qui in noi. Come lui è in noi qui, così noi siamo là in lui: e il Cristo totale va in tal modo crescendo, saldato in unità dalla carità. Lui stesso che è il nostro capo, è il salvatore del suo corpo. Dunque il Cristo è annunciato dal Cristo, il capo dal suo corpo, e dal suo capo è difeso il corpo. Per questo il mondo ci odia, come ci ha detto lo stesso Signore, che non si riferiva solo ai pochi Apostoli quando disse che il mondo li avrebbe odiati. E ancora, rivolgendosi non solo a loro, ma a tutto il suo corpo e a ogni suo membro, disse che dovevano gioire quando la gente li avrebbe insultati e avrebbe detto male di loro, perché grande sarebbe stata la loro ricompensa nei cieli. (Sermo 354, 1)

 

Per la riflessione

Chi dunque vuole appartenere al corpo di Cristo, esserne membro, non deve meravigliarsi se il mondo lo odia. (Sermo 354, 1)

Pensiero agostiniano

Con il nome di ossa nel Corpo del Signore sono designati tutti i giusti, i fermi di cuore, i forti, che non cedono a nessuna persecuzione ed a nessuna tentazione acconsentendo al male. (En. in Ps. 34, I, 14)

23/01

 

Preghiera

Signore, tu aiuti me che tendo a te; poiché mi hai redento affinché io tenda a te. (En. in Ps. 18, I, 15)

 

Lettura

La gloria di Dio

Gli Apostoli ci narrano la gloria di Dio, posta nel Cristo Gesù, per la grazia concessa in remissione dei peccati. Tutti infatti hanno peccato e hanno bisogno della gloria di Dio, e sono gratuitamente giustificati dal suo sangue: gratuitamente, cioè per grazia. Infatti non è grazia, se non è gratuita. Poiché niente di buono avevamo compiuto prima, per meritarci tali doni; a maggior ragione, proprio perché non senza motivo ci sarebbe stata inflitta la pena, gratuitamente ci è stato offerto il beneficio. Da parte nostra non avevamo meritato precedentemente nulla, se non di dover essere condannati. Egli invece, non per nostra giustizia ma per sua misericordia ci ha salvato nel lavacro della rigenerazione. Questa è, dico, la gloria di Dio; e questa i cieli hanno narrato. Questa è, ripeto, gloria di Dio, non tua. Poiché tu non hai fatto niente di buono, e nondimeno hai ricevuto tanto bene. Ebbene, se tu miri alla gloria che i cieli hanno narrato, di’ al Signore Dio tuo: Dio mio, la sua misericordia mi preverrà. (Sal 58, 11) Ti previene: sì, ti previene, perché niente di buono ha trovato in te. Tu hai prevenuta la sua pena facendoti superbo; egli previene la tua pena distruggendo i peccati. Orbene, come da peccatore [reso] giustificato, da empio fatto pio, e da dannato assunto nel Regno, di’ al Signore Dio tuo: non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome da’ gloria. (Sal 113, 9) (En. in Ps. 18, II, 2)

 

Per la riflessione

Noi siamo sua fattura, creati in Gesù Cristo per le opere buone. Ecco che ci ha creati non soltanto uomini, ma anche giusti, se lo siamo: sì egli ci ha fatti, e non da noi stessi ci siamo fatti. (En. in Ps. 18, II, 3)

 

Pensiero agostiniano

Prima della venuta del Signore Gesù, l’uomo riponeva in se stesso la sua gloria. E’ venuto questo uomo per abbassare la gloria dell’uomo, e far crescere la gloria di Dio. (In Io. Ev. 14, 5)

24/01

 

Preghiera

Egli era stato concepito da una vergine senza influsso di concupiscenza, era stato generato da una vergine rimasta vergine. (Sermo 231, 2)

 

Lettura

Tre stati di vita nella Chiesa

Vi dico una cosa che vi farà piacere, carissimi. Nella Chiesa le membra di Cristo conducono tre tipi di vita: la vita coniugale, la vedovile e la verginale. Poiché questi tre tipi di vita, questi tre tipi di castità sarebbero stati vissuti nelle membra sante di Cristo, tutti e tre questi tipi di vita hanno dato testimonianza a Cristo. Il primo, la vita coniugale: quando la Vergine Maria concepì, anche Elisabetta, moglie di Zaccaria, aveva concepito: portava già nel grembo l’araldo di questo Giudice. Maria, la tutta santa, venne dalla sua parente per farle visita. Il bambino esultò di gioia nel grembo di Elisabetta. Il bambino esultò, la madre profetizzò. La castità coniugale rende testimonianza a Cristo. Dove e quando la castità vedovile rese testimonianza a Cristo? In Anna. Avete ascoltato poco fa, quando vi è stato letto il Vangelo, che Anna era una santa profetessa, vedova, di ottantaquattro anni, che era vissuta sette anni con il marito; frequentava il tempio del Signore e serviva il Signore nella preghiera giorno e notte. Anche questa vedova rese testimonianza a Cristo. Lo vide nella sua piccolezza di bambino, lo riconobbe nella sua grandezza e ne diede testimonianza. Hai in questo esempio la testimonianza della vita vedovile. In Maria hai l’esempio di vita verginale. Ciascuno scelga di questi tre tipi di vita quello che vuole. Chi volesse essere al di fuori di questi tre tipi di vita dimostrerebbe di non avere intenzione di essere tra le membra di Cristo. Non dicano le sposate: Noi non apparteniamo a Cristo. Ebbero marito anche delle sante donne. Non si inorgogliscano le vergini. Quanto più sono elevate in onore tanto più si umilino in ogni cosa. Tutti i modelli che possono riguardare la nostra salvezza sono posti davanti ai nostri occhi, nessuno cerchi di escludervisi. Nessuno abbia altra donna all’infuori della propria moglie, anche se è preferibile non avere moglie. (Sermo 196, 2)

 

Per la riflessione

Se cerchi un esempio di castità coniugale hai Susanna, se cerchi un esempio di castità vedovile hai Anna, se cerchi un esempio di castità verginale hai Maria. (Sermo 196, 2)

 

Pensiero agostiniano

Il Signore Gesù volle essere uomo per noi. Non si pensi che sia stata poca la misericordia: la Sapienza stessa giace in terra! (Sermo 196, 3)

25/01

 

Preghiera

Sei venuto, o Cristo: sei apparso umile, sei stato disprezzato, flagellato, crocifisso, ucciso; ma nel terzo, giorno sei risorto, nel quarantesimo giorno sei asceso in cielo, siedi alla destra del Padre e nessuno ti vede più. Di lassù hai mandato il tuo Spirito, ricevuto da quanti ne erano degni: i quali, colmi del tuo amore, annunziarono alle nazioni per tutto il mondo la grandezza delle tue stesse umiliazioni. Vedo il tuo nome giganteggiare al di sopra degli uomini, ma tu ci fosti annunziato come un uomo debole. (En. in Ps. 53, 4)

 

Lettura

Imitare le vie di Cristo

Che significa infatti entrare per la porta? Entrare per Cristo. Egli stesso diceva infatti: Io sono la porta. (Gv 10, 7) E che vuol dire "entrare per Cristo"? Vuol dire imitare le vie di Cristo. Ma in che cosa imiteremo le vie di Cristo? Forse nello splendore che è proprio a lui, Dio incarnato? O che forse lui ci esorta (o esige da noi) a compiere miracoli uguali a quelli che egli ha fatti? O non è più vero che il nostro Signore Gesù Cristo governa tutto il mondo insieme con il Padre, ora e sempre? E se esige che l’uomo sia suo imitatore, lo chiama forse con questo a governare insieme con lui il cielo e la terra e tutte le cose che sono nel cielo e nella terra, o ad essere anche lui il creatore che dia l’essere a tutte le cose, come tutte le cose furono fatte per mezzo di Cristo? Non a queste opere, che egli compì all’inizio (e delle quali sta, scritto: Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui [Gv 1, 3]), ti invita il Signore nostro Gesù Cristo, Dio e Salvatore nostro; e neppure [ti invita] a compiere certe opere che egli ha compiute in terra. Non ti dice, ad esempio: non sarai mio discepolo se non camminerai sopra il mare, oppure se non risusciterai un morto da quattro giorni, o se non aprirai gli occhi a un cieco nato. Non ti dice questo. Che significa allora entrare per la porta? Imparate da me che sono mite e umile di cuore. (Mt 11, 29) (En. in Ps. 90, I, 1)

 

Per la riflessione

Tu devi badare a ricopiare da lui ciò che egli è divenuto per te. (En. in Ps. 90, I, 1)

 

Pensiero agostiniano

Egli offrì la sua cena ed offrì la sua passione; e si è saziato colui che lo ha imitato. (En. in Ps. 21, II, 27)

26/01

 

Preghiera

Signore, guarda e abbi pietà, Signore. Dio mio, luce dei ciechi e virtù dei deboli, e tosto luce dei veggenti e virtù dei forti; volgi la tua attenzione sulla mia anima e ascolta chi grida dall’abisso. (Conf. XI, 2.3)

 

Lettura

Imitare Cristo, oltre che nel martirio, nella sua umiltà

Vediamo di comprendere in che modo, oltre all’effusione del sangue, oltre la prova della passione, il cristiano debba imitare Cristo. Parlando di Cristo Signore, dice l’Apostolo: Il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio. Suprema grandezza! Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini, e apparso in forma umana... (Fil 2, 7-8) Estremo abbassamento! Cristo volle umiliarsi: è a tua disposizione, o cristiano, quel che devi far tuo. Cristo si fece obbediente. Tu come puoi essere superbo? Fino a che punto Cristo si fece obbediente? Fino all’incarnazione del Verbo, fino a condividere la mortalità umana, fino alla triplice tentazione da parte del diavolo, fino ad esporsi alla derisione del popolo giudaico, fino agli sputi e alle catene, fino agli schiaffi e alla flagellazione; se è poco, fino alla morte; e, se c’è ancora qualcosa da aggiungere, anche a proposito del genere di morte... e alla morte di croce. (Sermo 304, 3.3)

 

Per la riflessione

È per noi tale esempio di umiltà, come rimedio alla superbia. (Sermo 304, 3.3)

 

Pensiero agostiniano

Ecco la voce del tuo pastore: non seguire la voce degli altri! Non avrai timore del ladro, se avrai seguito la voce del pastore. (En. in Ps. 69, 6)

27/01

 

Preghiera

Tu sei la delizia vivificante di un cuore puro. (Conf. XIII, 21.30)

 

Lettura

Le gioie del paradiso

Quali saranno dunque le tue gioie? E gioiranno nell’abbondanza della pace. La pace è il tuo oro, la pace è il tuo argento, la pace sono le tue terre, la pace è la tua vita, la pace è il tuo Dio. Tutto quanto tu desideri sarà pace per te. Ciò che qui è oro non può essere per te anche argento; ciò che è vino non può essere pane; ciò che è luce non può essere bevanda: il tuo Dio sarà tutto per te. Te ne ciberai per non avere fame, lo berrai per non avere sete; sarai da lui illuminato per non esser cieco; sarai da Lui ristorato per non venir meno; ti possederà tutto intero, Egli tutto intero. Non soffrirai lassù ristrettezza, con Colui con il quale possiedi tutto; tutto avrai e tutto anche Egli avrà; perché tu e Lui sarete uno, in quanto la totale unità avrà Colui che vi possiede. Questo è ciò che rimane per l’uomo pacifico. (En. in Ps. 36, I, 12)

 

Per la riflessione

L’uomo infatti era stato creato a immagine di Dio, ma era andato perduto. Ora cosa fece quella donna saggia? (Cf Lc 15, 8) Accese la lucerna. La lucerna è fatta di terra, ma fa una luce che permette di ritrovare la dramma. Lucerna della sapienza è dunque la carne di Cristo, nata dalla terra ma rilucente del suo Verbo. Fu lei che ritrovò quanti si erano perduti. E la notte [sia] luce nelle mie delizie. La notte mi si è trasformata in gaudio. Nostro gaudio è infatti Cristo. (En. in Ps. 138, 14)

 

Pensiero agostiniano

Per il fedele che peregrina in questo mondo non c’è ricordo più soave di quello della città da cui è lontano; nello stesso tempo però il ricordo di quella città durante l’esilio non lo lascia senza dolore e gemito. (En. in Ps. 145, 1)

28/01

 

Preghiera

Ci aiuti Cristo, figlio della Vergine e sposo delle vergini, nato fisicamente da un grembo verginale, sposato misticamente con nozze verginali. (De sancta virginitate 2.2)

 

Lettura

Cristo ci ha insegnato a sopportare gli insulti

Non vedrà la morte quando vedrà morire i sapienti. Allo stesso modo i Giudei videro Cristo pendente dalla croce e lo disprezzarono dicendo: Se fosse figlio di Dio, discenderebbe dalla croce. (Mt 27, 42) Non vedevano insomma che cosa è la morte. Oh, se avessero visto che cosa è la morte, se l’avessero compresa! Quegli moriva nel tempo, per rivivere in eterno; essi vivevano nel tempo per morire in eterno. Ma poiché lo vedevano morire, non vedevano la morte, cioè non capivano che cosa sia la vera morte. Che cosa dicono infatti nella Sapienza? Condanniamolo ad una morte oltraggiosa, perché, a suo dire, c’è chi si piglierà cura di lui; se infatti è davvero il Figlio di Dio, egli lo libererà dalle mani degli avversari (Sap 2, 20), cioè non permetterà che muoia il suo Figlio se veramente è il Figlio di lui. Ma quando lo videro sulla croce mentre subiva gli insulti e non discendeva dalla croce, dissero: Era veramente un uomo. Già si è detto che certamente poteva discendere dalla croce Colui che poté risorgere dal sepolcro; ma ci ha insegnato a sopportare gli insulti, ci ha insegnato ad essere pazienti di fronte alle lingue degli uomini, a bere ora il calice dell’amarezza e a ricevere poi la salvezza eterna. Bevi, ammalato, il calice amaro, se vuoi essere sano, poiché ora non lo sono le tue viscere; non tremare, perché, affinché tu non tremi, per primo lo ha bevuto il medico; cioè per primo il Signore ha bevuto l’amarezza della Passione. Ha bevuto Colui che non aveva peccato, che non aveva di che essere risanato. Bevi dunque finché non passa l’amarezza di questo secolo, finché non verrà il secolo ove non ci sarà alcuno scandalo, alcuna ira, alcuna malattia, alcuna amarezza, alcuna febbre, alcun inganno, alcuna inimicizia, alcuna vecchiaia, alcuna morte, alcuna lite. (En. in Ps. 48, I, 11)

 

Per la riflessione

Soffri qui, giungerai alla fine; soffri se non vuoi, rifiutandoti di soffrire qui, giungere alla fine della vita, senza giungere mai alla fine delle sofferenze. (En. in Ps. 48, I, 11)

 

Pensiero agostiniano

Se sotto rimarrà la terra con le sue comodità, da sopra ci abbraccia l’eterna felicità. (Sermo 214, 8)

29/01

 

Preghiera

O Signore, Dio nostro! La nostra bocca non proferisca la vanità. Facci trovare la felicità in te, perché non ti perderemo. Quando possederemo te, non solo non ti perderemo ma non periremo neppure noi. Facci trovare la felicità in te, poiché: Beato è il popolo il cui Dio è il Signore. (Sermo 113, 6)

 

Lettura

La Chiesa corpo di Cristo

I fedeli dimostrano di conoscere il corpo di Cristo, se non trascurano di essere il corpo di Cristo. Diventino corpo di Cristo se vogliono vivere dello Spirito di Cristo. Dello Spirito di Cristo vive soltanto il corpo di Cristo. Capite, fratelli miei, ciò che dico? Tu sei un uomo, possiedi lo spirito e possiedi il corpo. Chiamo spirito ciò che comunemente si chiama anima, per la quale sei uomo: sei composto infatti di anima e di corpo. E così possiedi uno spirito invisibile e un corpo visibile. Ora dimmi: quale è il principio vitale del tuo essere? E’ il tuo spirito che vive del tuo corpo, o è il tuo corpo che vive del tuo spirito? Che cosa potrà rispondere chi vive (e chi non può rispondere, dubito che viva), che cosa dovrà rispondere chi vive? E’ il mio corpo che vive del mio spirito. Ebbene, vuoi tu vivere dello Spirito di Cristo? Devi essere nel corpo di Cristo. Forse che il mio corpo vive del tuo spirito? No, il mio corpo vive del mio spirito, e il tuo del tuo. Il corpo di Cristo non può vivere se non dello Spirito di Cristo. E’ quello che dice l’Apostolo, quando ci parla di questo pane: Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo (1Cor 10, 17). Mistero di amore! Simbolo di unità! Vincolo di carità! Chi vuol vivere, ha dove vivere, ha di che vivere. S’avvicini, creda, entri a far parte del Corpo, e sarà vivificato. Non disdegni d’appartenere alla compagine delle membra, non sia un membro infetto che si debba amputare, non sia un membro deforme di cui si debba arrossire. Sia bello, sia valido, sia sano, rimanga unito al corpo, viva di Dio per Iddio; sopporti ora la fatica in terra per regnare poi in cielo. (In Io. Ev. 26, 13)

 

Per la riflessione

Coloro che mangiano un tale pane, non litigano tra loro, appunto perché essendoci un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo. (In Io. Ev. 26, 14)

 

Pensiero agostiniano

Hanno mangiato il corpo umile del loro Signore anche i ricchi della terra, e non si sono saziati, come i poveri, sino ad imitarlo; ma tuttavia lo hanno adorato. (En. in Ps. 21, I, 30)

30/01

 

Preghiera

O Signore, ormai son persuaso che Cristo è lo sposo. È un dato di fatto. Che però nessuno mi stacchi dalle membra della tua sposa, né succeda che tu cessi d’essere mio capo per non essere io fra le sue membra. (En. in Ps. 147, 18)

 

Lettura

Il pane di vita eterna

Questo è quanto il Signore ci ha detto del suo corpo e del suo sangue. Ci ha promesso la vita eterna attraverso la partecipazione a questo dono. Perciò ha voluto farci intendere che davvero mangiano la sua carne e bevono il suo sangue coloro che rimangono in lui e nei quali egli rimane. Questo non capirono coloro che non credettero in lui e che, intendendo in senso carnale le cose spirituali, si scandalizzarono. E mentre questi si scandalizzavano e si perdevano, il Signore incoraggiò i discepoli che erano rimasti con lui, ai quali, come per provarli, domandò: Volete andarvene anche voi? (Gv 6, 68). Egli fece questa domanda affinché noi potessimo conoscere, attraverso la risposta, la loro fedeltà. Egli infatti sapeva benissimo che sarebbero rimasti. Tutto ciò dunque, o dilettissimi, ci serva di lezione, affinché non abbiamo a mangiare la carne e a bere il sangue di Cristo solo sacramentalmente, come fanno anche tanti cattivi cristiani; ma affinché lo mangiamo e lo beviamo in modo da giungere alla partecipazione del suo Spirito e da rimanere nel corpo senza scandalizzarci se molti di coloro che con noi mangiano e bevono la carne e il sangue, ma solo esteriormente, saranno alla fine condannati ai tormenti eterni. Al presente il corpo di Cristo non è ancora purificato, come il grano sull’aia; ma il Signore sa chi sono i suoi. Quando batti il grano, tu sai che la massa dei chicchi sta nascosta e che la battitura non distrugge ciò che il ventilabro deve purificare; così siamo sicuri, o fratelli, che quanti siamo nel corpo del Signore, e rimaniamo in lui in modo che anch’egli rimanga in noi, dovremo, in questo mondo e sino alla fine, vivere in mezzo agli iniqui. E non parlo degli iniqui che bestemmiano Cristo; poiché ormai non sono molti quelli che lo bestemmiano con la lingua, ma sono molti quelli che lo bestemmiano con la vita. E’ necessario dunque che viviamo in mezzo a loro sino alla fine. (In Io. Ev. 27, 11)

 

Per la riflessione

Che cosa abbiamo creduto e che cosa abbiamo conosciuto? Che tu sei il Cristo Figlio di Dio (Gv 6, 68-70), cioè che tu sei la stessa vita eterna, e nella carne e nel sangue ci dai ciò che tu stesso sei. (In Io. Ev. 27, 9)

 

Pensiero agostiniano

Che significa dunque: Dacci il nostro pane quotidiano? "Cerchiamo di vivere in modo da non essere separati dal tuo altare". (Sermo 58, 4.5)

31/01

 

Preghiera

Tu che esisti da sempre, e prima che noi fossimo e prima che fosse il mondo, ti sei fatto nostro rifugio dal momento in cui noi ci siamo rivolti a te. (En. in Ps. 89, 3)

 

Lettura

Il regno del Figlio diletto

Ascoltate, Giudei e gentili; ascoltate, circoncisi e incirconcisi; ascoltate, regni tutti della terra: Io non intralcio la vostra sovranità in questo mondo: Il mio regno non è di questo mondo. Non lasciatevi prendere dall’assurdo timore di Erode che, alla notizia della nascita di Cristo, si allarmò, e per poter colpire lui uccise tanti bambini, mostrandosi così crudele più nella paura che nella rabbia. Il mio regno - dice il Signore - non è di questo mondo. Che volete di più? Venite nel regno che non è di questo mondo; venite credendo, e non vogliate diventare crudeli per paura. E’ vero che in una profezia, Cristo, riferendosi a Dio Padre, dice: Da lui io sono stato costituito re sopra Sion, il suo monte santo (Sal 2, 6), ma questo monte e quella Sion, di cui parla, non sono di questo mondo. Quale è infatti il suo regno se non i credenti in lui, a proposito dei quali dice: Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo? anche se egli voleva che essi rimanessero nel mondo, e per questo chiese al Padre: Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal male (Gv 17, 16 15). Ecco perché anche qui non dice: Il mio regno non è in questo mondo, ma dice: Il mio regno non è di questo mondo. E dopo aver provato la sua affermazione col dire: Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servi combatterebbero per me, affinché non fossi consegnato ai Giudei, non dice: Ora il mio regno non si trova quaggiù, ma dice: il mio regno non è di quaggiù. (In Io. Ev. 115, 2)

 

Per la riflessione

E’ del mondo tutto ciò che di umano è stato sì creato dal vero Dio, ma che è stato generato dalla stirpe corrotta e dannata di Adamo; è diventato però regno di Dio, e non è più di questo mondo, tutto ciò che in Cristo è stato rigenerato. (In Io. Ev. 115, 2)

 

Pensiero agostiniano

Se non vuoi essere nel Regno, abbi timore di trovarti nel rogo del fuoco ardente. (Sermo 349, 7)